Il prof. Angelo Panebianco ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale sostiene che nel Vecchio Continente sono emersi da tempo, ormai, veri e propri pensieri contorti. Gli elettori dei partiti filo-russi ragionano come Trump e Putin: disprezzano il diritto delle persone a scegliere il proprio destino.
Scrive Panebianco: ”Si tratterà di contare, calcolatrice alla mano, quanti elettori, nelle gare elettorali nazionali, avranno scelto partiti antieuropei (e filo russi), di destra o di sinistra, e quanti invece avranno optato per partiti che difendono la cooperazione fra gli Stati europei. I cittadini votano per le più diverse ragioni. Ma qualcosa accomuna gli elettori dei partiti anti-europei e filo-russi: ragionano come Trump e come Putin. Manifestano lo stesso disprezzo per il diritto delle singole persone a scegliere liberamente il proprio destino. Che cosa sta dietro all’idea che sia auspicabile un mondo diviso in zone di influenza? C’è la convinzione che le persone non abbiano diritto di decidere da chi e come essere governate. Per Trump come per Putin è assurda la pretesa degli ucraini di avere voce in capitolo sul futuro del loro Paese”.
E prosegue: ”Si consideri la nota tesi secondo cui è stata la Nato, espandendosi ad Est, che ha minacciato la Russia suscitandone la legittima reazione. Per chi la sostiene è irrilevante che i cittadini di quei Paesi anelassero a ottenere la protezione militare della Nato. Eppure dovrebbe essere evidente perché per quei cittadini fosse così importante. Erano stati costretti, per oltre un cinquantennio, a vivere nel paradiso socialista, sotto il dominio sovietico. Temevano, come è poi avvenuto, che riprendesse vigore l’imperialismo russo. Ma per i nostri filorussi la volontà e le aspirazioni dei popoli dell’est contavano e contano meno di zero”.
Per concludere: ”La guerra ibrida russa si serve di molti strumenti, ma uno dei principali è dato dall’ingerenza nei processi politici dei Paesi dell’Europa occidentale. È una ingerenza resa possibile dal fatto che quelle occidentali sono società aperte e quindi penetrabili e influenzabili. Come potrebbero gli occidentali fare altrettanto in Russia? Lì non ci sono processi elettorali (veri) che si possano condizionare dall’esterno. È la differenza che corre fra le società aperte, di democrazia liberale, e le società chiuse, rette autocraticamente. Perché i filorussi non vedono la differenza? Perché, dal loro punto di vista, società aperta, democrazia liberale, sono parole vuote dietro cui si nasconde il dominio oligarchico (i superricchi, il capitale finanziario, quello digitale, eccetera). Per i filorussi, la (sedicente) democrazia degli europei e l’autocrazia russa sono varianti dell’autoritarismo”.
1. Un’Europa in fase di attesa
L’Unione Europea si trova in uno stato di sospensione (stand-by), in attesa degli esiti di importanti tornate elettorali cruciali (in Spagna, Italia, Francia, Polonia) e del consolidamento dell’estrema destra (AfD) in Germania. Un eventuale successo delle forze anti-europeiste metterebbe a rischio sia la tenuta dell’Unione, sia i principi democratici e liberali nel continente.
2. La convergenza ideologica tra filorussi, Trump e Putin
L’autore evidenzia come gli elettori dei partiti anti-europei e filorussi condivisiono la stessa visione del mondo di Trump e Putin, basata sul disprezzo per il diritto di autodeterminazione dei popoli:
- Divisione in sfere d’influenza: viene rifiutata l’idea che i cittadini (come gli ucraini o le popolazioni dell’Europa dell’Est) possano decidere liberamente del proprio futuro geopolitico e delle proprie alleanze (es. l’adesione alla NATO).
- Democrazia liberale vista come finzione: per queste correnti, la società aperta e la democrazia liberale non sono vera libertà, ma un inganno che cela domini oligarchici. Di conseguenza, equiparano la democrazia occidentale all’autocrazia russa.
- Guerra ibrida: vengono negati o minimizzati i tentativi di ingerenza russa nei processi democratici occidentali, ignorando la differenza fondamentale tra società aperte (vulnerabili alle interferenze) e autocrazie chiuse.
3. Il nodo centrale: democrazia liberale vs. autoritarismo
Lo scontro politico primario in Europa è tra due visioni contrapposte:
- I difensori della democrazia liberale, che considerano valore fondamentale la libertà di scelta del singolo individuo.
- I sostenitori di posizioni illiberali/autoritarie, che giudicano tale libertà un’illusione o una fonte di disordine.
4. Gli egoismi nazionali e i limiti degli “europeisti”
L’editoriale si conclude con un’analisi del fronte favorevole all’Europa:
Se vinceranno le forze non ostili all’UE, la cooperazione proseguirà e potrà magari approfondirsi in settori strategici vitali, rappresentando comunque un risultato prezioso nell’attuale contesto geopolitico.
Anche tra chi non è ostile all’Unione, prevale spesso il rispetto per gli interessi nazionali tradizionali anziché la spinta verso un’integrazione sovranazionale profonda (es. la Germania orientata al riarmo nazionale o la Francia gelosa del proprio seggio permanente all’ONU).
22 ottobre 2026





