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Politica

Il rischio trasversale di «utilizzare» la protesta

Massimo Franco ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale parla delle polemiche parallele che agitano maggioranza e opposizione. La sicurezza può diventare la frontiera polemica parallela insieme all’economia. E i partiti giocano, come sovente accade, a scaricabarile.

Scrive Franco: ”Per le sinistre, alla condanna netta del teppismo, anche minorile, che sta incendiando le piazze si abbina la voglia di sottolineare il carattere pacifico delle manifestazioni ufficiali; e di additare le responsabilità del governo per le devastazioni a Milano, Torino, Bologna. In più, si evocano i blocchi stradali di autotrasportatori e agricoltori nel Mezzogiorno per fotografare una crisi economica che rischia di andare fuori controllo. Ma la si attribuisce solo alle carenze dell’esecutivo, senza analizzare le proprie. Nel governo, in modo simmetrico, rispunta una tendenza a rispondere con leggi più repressive, decise sull’onda delle emergenze: sebbene finora non siano state risolutive. Sfruttando i timori e lo sdegno sacrosanti di larghi settori dell’opinione pubblica, ieri a Palazzo Chigi è stato ipotizzato un decreto che certifichi una «risposta ferma».

E prosegue: ”La tendenza a contrapporsi a pochi mesi dalle elezioni politiche del 2027 fa emergere l’assenza della volontà di dialogo e di analisi: da parte di entrambi gli schieramenti. Con la prospettiva di ritrovarsi con violenze più diffuse e incomprese; e, scenario inquietante, con piazze non più invase da teppisti a caccia di trofei consumistici ottenuti scassando vetrine e aggredendo le forze dell’ordine. Il pericolo è che a un tratto quelle manifestazioni «spontanee» e nichiliste siano infiltrate da provocatori prezzolati, decisi a usarle per destabilizzare il Paese”.

Massimo Franco mette in guardia dal rischio che maggioranza e opposizioni strumentalizzino le proteste e le violenze di piazza per ricavarne un vantaggio elettorale, anziché affrontare le cause profonde del disagio sociale.

L’articolo individua cinque punti fondamentali.

– 1. La crisi economica alimenta il malcontento. Il carovita e le difficoltà economiche esasperano la protesta, come dimostrano anche i blocchi degli autotrasportatori e degli agricoltori nel Mezzogiorno. Il disagio non riguarda soltanto l’Italia e coinvolge soggetti nuovi, spesso privi di leader e di una precisa ideologia, come ha osservato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

– 2. Le opposizioni attaccano il governo. Le sinistre condannano le violenze, ma sottolineano il carattere pacifico delle manifestazioni ufficiali e attribuiscono all’esecutivo la responsabilità delle devastazioni e dell’aggravarsi della crisi economica. Secondo Franco, però, denunciano le carenze del governo senza interrogarsi sulle proprie responsabilità.

– 3. Il governo punta sulla repressione. La maggioranza propone nuove misure restrittive per dare una risposta ferma alle violenze. Franco osserva che leggi più repressive, adottate sull’onda dell’emergenza, finora non hanno risolto il problema. Inoltre, l’accusa rivolta a una parte della sinistra di essere corresponsabile del disordine rischia di trasformare una questione complessa in uno scontro politico.

– 4. La sicurezza diventa un terreno di competizione elettorale. A pochi mesi dalle elezioni politiche, entrambi gli schieramenti sembrano più interessati a scaricare le responsabilità sull’avversario che a cercare un confronto serio. Anche il richiamo agli anni Settanta e Ottanta, con i loro terrorismi di destra e di sinistra, contribuisce ad alimentare un clima di contrapposizione.

– 5. Il pericolo più grave è la destabilizzazione. Le violenze attuali possono apparire disorganizzate e nichiliste, legate alla ricerca di oggetti da saccheggiare o all’aggressione delle forze dell’ordine. Ma Franco teme che gruppi di provocatori organizzati possano infiltrarsi nelle proteste spontanee e utilizzarle per destabilizzare il Paese.

Il significato politico dell’editoriale

Il messaggio centrale di Franco è che la protesta sociale non va confusa con la violenza, ma nemmeno trasformata in un’arma nella lotta tra i partiti.

La sinistra sbaglia se usa il disagio economico per giustificare o minimizzare i disordini; il governo sbaglia se pensa che nuove misure repressive siano sufficienti a risolvere problemi che hanno anche radici economiche e sociali.

Entrambi gli schieramenti rischiano così di alimentare una spirale: la maggioranza insiste sulla sicurezza, le opposizioni denunciano il fallimento del governo e le cause del malcontento restano irrisolte.

La mia lettura

L’aspetto più importante dell’articolo è il richiamo alla responsabilità delle istituzioni. In una democrazia, la sicurezza pubblica e la libertà di manifestare devono essere tutelate contemporaneamente: condannare le aggressioni e difendere il diritto di protesta non sono posizioni incompatibili.

Aggiungerei una distinzione essenziale: spiegare le violenze attraverso il carovita e le difficoltà sociali non significa giustificarle; allo stesso modo, reprimere i comportamenti criminali non esonera il governo dal dovere di affrontare le cause del disagio.

Il rischio denunciato da Franco è che, in vista delle elezioni, la sicurezza diventi soprattutto uno strumento di propaganda, mentre la crisi economica e la perdita di fiducia nelle istituzioni continuano ad aggravarsi.

In definitiva: la risposta democratica dovrebbe unire fermezza contro la violenza, tutela delle manifestazioni pacifiche, analisi delle cause sociali e dialogo politico. È proprio questa capacità di tenere insieme sicurezza e libertà che distingue una democrazia solida da una politica dominata dalla paura e dalla contrapposizione.

20 ottobre 2026