Fiorenza Sarzanini ha pubblicato sul Corriere della Sera ha pubblicato un editoriale nel quale la tesi centrale è questa: di fronte alla crisi economica, alle proteste sociali e al rischio di nuove violenze nelle piazze, la politica deve dimostrare senso di responsabilità, fermezza e capacità di collaborazione. E non lo sta facendo. Trasformare l’emergenza in uno scontro tra maggioranza e opposizione rischia di aggravare la situazione.
Scrive la Sarzanini: ”I gruppi di teppisti che di sabato hanno scatenato la guerriglia nel centro di Milano dimostrano in maniera evidente quanto alto possa diventare il livello dello scontro. Di fronte al pericolo di una violenza che può ulteriormente degenerare è più che mai fondamentale mantenere i nervi saldi. Il botta e risposta tra il sindaco di Milano Giuseppe Sala e il ministro dell’interno Matteo Piantedosi diventa invece il campanello di allarme di quello che può accadere fino alle elezioni. C’è il rischio di una fibrillazione continua e di uno scambio di accuse che non può portare nulla di buono. Perché di fronte alle proteste di piazza, agli scontri tra manifestanti e polizia, alla violenza di ragazzi che scendono in strada con l’unico obiettivo di sfasciare, la risposta della politica deve essere ferma e soprattutto compatta. La situazione appare già chiara nella sua gravità. Non è difficile prevedere che le difficoltà economiche che il nostro Paese — così come molti altri — si trova ad affrontare, non troveranno facile soluzione. Il confronto interno alla maggioranza di governo sulla prossima Manovra ha reso evidente l’esiguità delle risorse a fronte di prezzi che continuano a salire, a famiglie che faticano ad arrivare a fine mese”.
E prosegue: ”L’autunno sarà «caldo», su questo bisogna essere preparati. Ma è proprio nei momenti di emergenza che si misura la tenuta della classe politica, sia essa al governo o all’opposizione. La sua capacità di affrontare i problemi anche riuscendo a collaborare o quantomeno a non dividersi. Senza mai sottovalutare che nelle urne gli elettori sceglieranno chi avrà dato prova di aver compreso la necessità di affrontare la crisi cercando le soluzioni possibili e praticabili con i mezzi a disposizione”.
La tesi centrale: di fronte alla crisi economica, alle proteste sociali e al rischio di nuove violenze nelle piazze, la politica deve dimostrare senso di responsabilità, fermezza e capacità di collaborazione. Trasformare l’emergenza in uno scontro tra maggioranza e opposizione rischia di aggravare la situazione.
I punti principali
1. La violenza non deve diventare uno strumento di scontro politico.
Gli episodi di guerriglia urbana a Milano dimostrano quanto le tensioni possano degenerare. Il confronto polemico tra il sindaco Giuseppe Sala e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è, per Sarzanini, un segnale preoccupante: la sicurezza rischia di diventare terreno di una continua competizione politica, soprattutto in vista delle elezioni.
2. La crisi economica alimenta il malcontento sociale.
Le difficoltà non sono soltanto un problema di ordine pubblico. Compagnie aeree in difficoltà per i costi, autotrasportatori che faticano a pagare il carburante, lavoratori che esauriscono lo stipendio prima della fine del mese e famiglie costrette a rinunciare a beni essenziali sono manifestazioni concrete di una crisi che colpisce la vita quotidiana.
La prossima legge di Bilancio dovrà affrontare bisogni crescenti con risorse limitate. Le misure temporanee potrebbero non essere sufficienti: il governo è chiamato a compiere scelte difficili e a spiegare con chiarezza le proprie priorità.
3. Bisogna distinguere le proteste pacifiche dalla violenza.
La maggioranza dei cittadini che scendono in piazza lo fa pacificamente per chiedere aiuto e risposte. I violenti possono infiltrarsi nelle manifestazioni, ma non per questo si può criminalizzare chi esercita il diritto al dissenso.
La risposta deve quindi essere duplice: tutelare la libertà di manifestazione e rafforzare prevenzione, controlli e interventi contro chi organizza gli scontri.
4. La sicurezza non deve diventare una contrapposizione tra polizia e manifestanti.
Sarzanini critica la competizione politica tra chi si schiera con le piazze e chi con le forze dell’ordine. La violenza va condannata senza ambiguità, ma occorre evitare che ogni episodio venga utilizzato per attaccare l’avversario.
La giornalista ricorda inoltre che poliziotti e carabinieri sono lavoratori che affrontano anch’essi difficoltà economiche e hanno il compito di proteggere i cittadini, compresi coloro che manifestano pacificamente.
5. L’autunno caldo sarà una prova per le istituzioni.
La campagna elettorale è già iniziata e la tentazione di sfruttare politicamente le tensioni è forte. Tuttavia, è proprio nelle emergenze che si misura la qualità di una classe politica: nella capacità di affrontare i problemi, collaborare quando necessario e non alimentare divisioni.
Il messaggio politico dell’editoriale
Sarzanini non chiede alla politica di rinunciare alle differenze tra governo e opposizione. Chiede piuttosto di distinguere la normale competizione democratica dalla responsabilità istituzionale necessaria nei momenti difficili.
Il governo deve garantire sicurezza e affrontare la crisi economica; l’opposizione deve poter criticare le scelte dell’esecutivo senza essere automaticamente assimilata a chi fomenta la violenza. Entrambi devono riconoscere che la tutela dell’ordine pubblico e il diritto al dissenso sono elementi essenziali della democrazia.
La mia valutazione
L’editoriale solleva una questione importante: la sicurezza pubblica e la protesta sociale non sono problemi separati, ma due aspetti della stessa emergenza.
È giusto che lo Stato reprima la violenza e protegga le forze dell’ordine. Ma la sicurezza non può ridursi alla gestione delle piazze: se il disagio economico continua ad aumentare, intervenire soltanto con misure repressive non risolve le cause del malcontento.
Allo stesso tempo, sarebbe sbagliato giustificare gli atti violenti come conseguenza inevitabile della povertà o della rabbia sociale. La protesta pacifica è un diritto; l’aggressione e la devastazione non lo sono.
C’è poi un aspetto politico decisivo: la collaborazione istituzionale non significa che governo e opposizione debbano pensarla allo stesso modo, ma che non debbano trasformare ogni emergenza in un’occasione di propaganda. Il governo ha maggiori responsabilità nell’individuare e attuare le soluzioni, mentre l’opposizione ha il dovere di controllarne l’operato e proporre alternative credibili.
In definitiva, il criterio con cui giudicare la politica non dovrebbe essere chi abbia pronunciato le parole più dure contro i violenti, ma chi sia riuscito a garantire sicurezza, proteggere il diritto di manifestare e dare risposte concrete alle difficoltà dei cittadini.
È questo il senso più profondo del titolo: la politica risponda ai problemi reali del Paese, invece di limitarsi a contendersi il consenso sfruttando le paure e le tensioni sociali.
I punti principali
1. La violenza non deve diventare uno strumento di scontro politico.
Gli episodi di guerriglia urbana a Milano dimostrano quanto le tensioni possano degenerare. Il confronto polemico tra il sindaco Giuseppe Sala e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è, per Sarzanini, un segnale preoccupante: la sicurezza rischia di diventare terreno di una continua competizione politica, soprattutto in vista delle elezioni.
2. La crisi economica alimenta il malcontento sociale.
Le difficoltà non sono soltanto un problema di ordine pubblico. Compagnie aeree in difficoltà per i costi, autotrasportatori che faticano a pagare il carburante, lavoratori che esauriscono lo stipendio prima della fine del mese e famiglie costrette a rinunciare a beni essenziali sono manifestazioni concrete di una crisi che colpisce la vita quotidiana.
La prossima legge di Bilancio dovrà affrontare bisogni crescenti con risorse limitate. Le misure temporanee potrebbero non essere sufficienti: il governo è chiamato a compiere scelte difficili e a spiegare con chiarezza le proprie priorità.
3. Bisogna distinguere le proteste pacifiche dalla violenza.
La maggioranza dei cittadini che scendono in piazza lo fa pacificamente per chiedere aiuto e risposte. I violenti possono infiltrarsi nelle manifestazioni, ma non per questo si può criminalizzare chi esercita il diritto al dissenso.
La risposta deve quindi essere duplice: tutelare la libertà di manifestazione e rafforzare prevenzione, controlli e interventi contro chi organizza gli scontri.
4. La sicurezza non deve diventare una contrapposizione tra polizia e manifestanti.
Sarzanini critica la competizione politica tra chi si schiera con le piazze e chi con le forze dell’ordine. La violenza va condannata senza ambiguità, ma occorre evitare che ogni episodio venga utilizzato per attaccare l’avversario.
La giornalista ricorda inoltre che poliziotti e carabinieri sono lavoratori che affrontano anch’essi difficoltà economiche e hanno il compito di proteggere i cittadini, compresi coloro che manifestano pacificamente.
5. L’autunno caldo sarà una prova per le istituzioni.
La campagna elettorale è già iniziata e la tentazione di sfruttare politicamente le tensioni è forte. Tuttavia, è proprio nelle emergenze che si misura la qualità di una classe politica: nella capacità di affrontare i problemi, collaborare quando necessario e non alimentare divisioni.
Il messaggio politico dell’editoriale
Sarzanini non chiede alla politica di rinunciare alle differenze tra governo e opposizione. Chiede piuttosto di distinguere la normale competizione democratica dalla responsabilità istituzionale necessaria nei momenti difficili.
Il governo deve garantire sicurezza e affrontare la crisi economica; l’opposizione deve poter criticare le scelte dell’esecutivo senza essere automaticamente assimilata a chi fomenta la violenza. Entrambi devono riconoscere che la tutela dell’ordine pubblico e il diritto al dissenso sono elementi essenziali della democrazia.
La mia valutazione
L’editoriale solleva una questione importante: la sicurezza pubblica e la protesta sociale non sono problemi separati, ma due aspetti della stessa emergenza.
È giusto che lo Stato reprima la violenza e protegga le forze dell’ordine. Ma la sicurezza non può ridursi alla gestione delle piazze: se il disagio economico continua ad aumentare, intervenire soltanto con misure repressive non risolve le cause del malcontento.
Allo stesso tempo, sarebbe sbagliato giustificare gli atti violenti come conseguenza inevitabile della povertà o della rabbia sociale. La protesta pacifica è un diritto; l’aggressione e la devastazione non lo sono.
C’è poi un aspetto politico decisivo: la collaborazione istituzionale non significa che governo e opposizione debbano pensarla allo stesso modo, ma che non debbano trasformare ogni emergenza in un’occasione di propaganda. Il governo ha maggiori responsabilità nell’individuare e attuare le soluzioni, mentre l’opposizione ha il dovere di controllarne l’operato e proporre alternative credibili.
In definitiva, il criterio con cui giudicare la politica non dovrebbe essere chi abbia pronunciato le parole più dure contro i violenti, ma chi sia riuscito a garantire sicurezza, proteggere il diritto di manifestare e dare risposte concrete alle difficoltà dei cittadini.
È questo il senso più profondo del titolo: la politica risponda ai problemi reali del Paese, invece di limitarsi a contendersi il consenso sfruttando le paure e le tensioni sociali.
19 ottobre 2026





