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Esteri

“In realtà lo Zar è ormai alle corde deve chiedere soldi a The Donald”

Marco Varvello ha intervistato Bill Browder, un finanziere statunitense naturalizzato britannico, co-fondatore e amministratore delegato di Hermitage Capital Management che è stato dal 1995 al 2005 il più grande investitore straniero in Russia. Un signore che Vladimir Putin conosce piuttosto bene. Il 13 novembre 2005 gli è stato negato l’ingresso in Russia e dichiarato “minaccia per la sicurezza nazionale”.

Il caso Sergei Magnitsky (2008–2009): dopo che gli uffici di Hermitage a Mosca furono perquisiti, il suo avvocato Sergei Magnitsky aveva scoperto una frode fiscale da 230 milioni di dollari commessa da funzionari statali russi. Magnitsky fu arrestato, torturato e morì in prigione il 16 novembre 2009.

Scrive Varvello: ”Non solo la sospensione delle sanzioni alla Russia e l’acquisto di gasolio per il mercato Usa. Negli ultimi giorni ci sono stati anche i mancati preavvisi di intelligence sul lancio di missili verso Kiev e il malfunzionamento della rete satellitare di Musk in Ucraina. Messaggi quasi mafiosi a Zelensky che lasciano sconcertati. «In realtà l’accordo sul gasolio dimostra la debolezza di Putin, costretto a chiedere a Trump un intervento diretto per recuperare fondi e frenare gli attacchi ucraini. Dal punto di vista americano l’acquisto delle quantità di diesel annunciate non ha senso: sono l’1% dei consumi interni. Non ci sarà insomma alcun impatto sui prezzi dei carburanti negli Usa e quindi sulle elezioni di Midterm».

E allora perché Trump ha accettato, con ripetuti annunci pubblici? «Perché pensa agli affari per sé e la sua famiglia. Non sono illazioni. Alcuni di questi accordi sono già noti, come quello con il gruppo energetico russo Lukoil. Altri li stanno trattando sottobanco i negoziatori americani Witkoff e Kushner, genero di Trump».

E prosegue: ”In molti Paesi europei sia nell’opinione pubblica sia negli schieramenti politici aumentano i dubbi sull’aiuto a Kiev. Non è meglio trattare la pace, rispetto a continuare questa carneficina che dura da oltre quattro anni? «È una illusione credere che con Putin ci possa essere pace. Ha scatenato una guerra dopo l’altra, è il suo modo di rimanere al potere. Gli europei, tutti gli europei, hanno solo due alternative: continuare a sostenere gli ucraini in prima linea o essere pronti a combattere direttamente, mandando i propri figli e nipoti in guerra».

1. La tesi centrale: Putin è più debole di quanto sembri

Secondo Bill Browder, finanziere ed ex grande investitore straniero in Russia, l’intesa tra Donald Trump e Vladimir Putin sul gasolio russo non dimostra la forza dello zar, ma la sua crescente difficoltà economica e militare.

La Russia avrebbe bisogno dell’intervento diretto americano per recuperare risorse finanziarie e limitare gli effetti degli attacchi ucraini contro le sue infrastrutture. Browder sostiene che questi ultimi abbiano già distrutto metà della capacità produttiva russa.

La sua conclusione è netta: Putin non è necessariamente vicino al crollo, ma si trova in una situazione di grave difficoltà.

2. Trump favorisce Putin per interesse personale

Browder considera il comportamento di Trump un tradimento dei valori della politica estera americana. Gli Stati Uniti, a suo giudizio, starebbero aiutando il leader russo in cambio di vantaggi economici per il presidente, la sua famiglia e la cerchia dei suoi collaboratori.

I punti principali della sua accusa sono:

  • L’acquisto di gasolio russo: le quantità annunciate sarebbero pari a circa l’1% dei consumi statunitensi. Secondo Browder, non sarebbero quindi sufficienti a ridurre sensibilmente i prezzi dei carburanti negli Stati Uniti né ad aiutare Trump nelle elezioni di metà mandato.
  • Gli interessi economici: Browder cita gli accordi con il gruppo energetico russo Lukoil e sospetta che altri contratti miliardari siano in discussione attraverso i negoziatori americani Steve Witkoff e Jared Kushner, genero di Trump.
  • La contraddizione sulle sanzioni: Trump avrebbe firmato provvedimenti contro chi acquista petrolio russo, salvo poi adottare decisioni che, secondo Browder, vanno nella direzione opposta.

Per l’intervistato, Trump considera la politica internazionale soprattutto una transazione commerciale, nella quale gli interessi pubblici rischiano di essere subordinati a quelli privati.

3. Il gasolio è solo un tassello di un quadro più inquietante

L’intervista richiama anche altri episodi che, secondo Varvello, alimentano i dubbi sull’atteggiamento americano verso Kiev:

  • la sospensione o l’allentamento di alcune sanzioni contro Mosca;
  • i mancati preavvisi sui lanci di missili russi verso la capitale ucraina;
  • i problemi della rete satellitare Starlink di Elon Musk, fondamentale per le comunicazioni e le operazioni militari ucraine.

Browder interpreta questi segnali come elementi di una pressione crescente sull’Ucraina, mentre Putin cercherebbe di ottenere vantaggi militari e finanziari grazie alla disponibilità di Trump.

4. Chi è Bill Browder e perché conosce il sistema di Putin

La sua posizione è legata a una vicenda personale drammatica.

Negli anni Novanta Browder fu uno dei maggiori investitori stranieri in Russia. Dopo essersi scontrato con la corruzione del sistema oligarchico, nel 2005 divenne un bersaglio del Cremlino: le sue società furono espropriate, venne accusato di frode fiscale e dovette rifugiarsi in Gran Bretagna.

Il suo avvocato Sergei Magnitsky fu arrestato, torturato e morì in carcere nel 2009. Browder promosse successivamente una campagna internazionale che contribuì all’approvazione negli Stati Uniti del Magnitsky Act, uno strumento per sanzionare persone coinvolte in violazioni dei diritti umani e corruzione.

Anche oggi, racconta, lui e la sua famiglia continuano a essere esposti alle intimidazioni russe. Suo figlio diciassettenne sarebbe stato recentemente inserito nella lista nera di Mosca.

Questa esperienza spiega la radicalità del suo giudizio, ma è anche importante ricordare che Browder è un oppositore dichiarato di Putin: le sue valutazioni sono quelle di un testimone direttamente coinvolto, non quelle di un osservatore neutrale.

5. La pace con Putin? Per Browder è un’illusione

È forse il passaggio politicamente più importante dell’intervista.

Di fronte ai dubbi crescenti in Europa sull’opportunità di continuare a sostenere militarmente l’Ucraina, Browder respinge l’idea che una trattativa possa garantire una pace duratura.

La sua tesi è che Putin abbia bisogno della guerra per consolidare il proprio potere e che, una volta ottenute concessioni, possa riprendere l’aggressione in un altro momento.

Per gli europei, sostiene, esistono soltanto due alternative:

  1. Continuare a sostenere gli ucraini affinché difendano il proprio territorio.
  2. Rischiare di dover intervenire direttamente in una guerra futura, mandando a combattere i propri figli e nipoti.

È un avvertimento durissimo, che Browder accompagna con il richiamo alle guerre condotte dalla Russia in Cecenia e alla strategia di devastazione e attacchi contro i civili.

Il significato politico dell’intervista

A mio giudizio, il punto più interessante è il contrasto fra l’immagine di Putin come leader forte e la necessità, secondo Browder, di cercare l’aiuto di Trump.

L’intervista propone tre interpretazioni da tenere insieme:

  • La Russia non è invulnerabile. Gli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche, le sanzioni e le difficoltà finanziarie possono imporre costi rilevanti a Mosca.
  • Trump potrebbe indebolire la pressione occidentale su Putin. Se gli Stati Uniti attenuano le sanzioni e riducono il sostegno a Kiev, la Russia può ottenere un vantaggio strategico senza dover conseguire una vittoria decisiva sul campo.
  • L’Europa è chiamata a una scelta di responsabilità. Se Washington diventa meno affidabile, i governi europei devono decidere se assumersi una parte maggiore dei costi economici, militari e politici della difesa ucraina.

Occorre però distinguere le interpretazioni dai fatti accertati. Le accuse di Browder sugli interessi economici personali di Trump sono gravi e richiedono riscontri documentali; anche l’affermazione secondo cui gli attacchi ucraini avrebbero distrutto metà della capacità produttiva russa necessita di dati indipendenti e di una definizione precisa di quale capacità produttiva si stia considerando. Analogamente, le difficoltà di Putin non dimostrano automaticamente che il suo regime sia vicino al collasso.

La mia conclusione: Browder solleva una questione essenziale per l’Europa: se Trump tratta il rapporto con Putin come un affare personale anziché come una questione di sicurezza collettiva, gli europei non possono limitarsi a sperare che Washington torni a difendere gli interessi occidentali. Devono rafforzare la propria capacità di agire. Ma questo non significa che ogni negoziato sia inutile: significa che una pace credibile deve poggiare su garanzie verificabili, sulla capacità dell’Ucraina di difendersi e sulla volontà di impedire una nuova aggressione.

In definitiva, la debolezza di Putin, ammesso che si consolidi, non coincide automaticamente con una vittoria ucraina; e un accordo con Trump non equivale necessariamente a una pace giusta e duratura.

18 ottobre 2026