di Antonello Catani
L’ostinazione con cui le élites europee oggi al potere continuano a difendere il ruolo e la necessità di un rinforzo della NATO per “garantire la sicurezza dell’Europa” sarebbe ridicola, se non fosse pretestuosa, pericolosa e costosa.
In pretestuosa, perché il famigerato “nemico” – per intenderci, l’Orso russo – è un’invenzione dei disonesti e degli imbecilli che oggi spadroneggiano in varie capitali. Sempre tale genìa crea e alimenta la favola degli attacchi ibridi, ovviamente russi, che magari fra poco colpiranno anche le giungle africane e il deserto del Kalahari. La sfrontatezza con cui vengono propalate frottole di questo tipo si spiega solo se si ritiene che i cittadini europei siano degli idioti che tanto bevono tutto. Nessuno osa azzardare pubblicamente la più veridica idea che tutti questi supposti attacchi sono in realtà architettati da chi vorrebbe uno scontro totale con la Russia, il commediante e furfante pseudo-presidente ucraino in testa.
Pericolosa, perché la pazienza russa può non essere eterna. I “Volenterosi” si auspicano e tramano per la caduta di Putin; gli eterni offesi Stati baltici aizzano spavaldamente gli altri Stati europei contro la Russia; la faccendiera e intrigante in capo della UE e la sua improbabile segretaria agli Esteri, entrambe non-elette, contribuiscono al coro, ma nessuno sembra rendersi conto che solo la moderatezza del “leader” russo – l’unico uomo politico europeo degno di questo titolo – ha impedito pesanti reazioni nei confronti delle ormai scoperte provocazioni anglo-franco-tedesche. Oltre alla continua fornitura di armi e di strumenti di rilevazione, la presenza in Ucraina di consiglieri americano-europei è un segreto di Pulcinella. Si pensi dunque se al posto di Putin vi fosse un impulsivo, caotico e bellicoso Trump di turno! Venezuela, Golfo Persico, guerra dei dazi, la demolizione di mezza Casa Bianca per costruire un più lussuoso e sicuro salone ricevimenti, etc. danno un’idea di cosa potrebbe accadere.
Infine costosa, perché l’invocato rinforzo significa più spese in armamenti. Ma i soldi non ci sono e solo la mancanza di ardire e di dignità dei supposti leader europei spiega come mai essi non abbiano riso in faccia alle pretese di Trump di portare le spese militari al 5% del PNL. Viltà da una parte e bullismo dall’altra. Di fatto, l’emorragia finanziaria a fini militari è già iniziata da quando Washington e Bruxelles decisero di usare l’Ucraina come arma nei confronti della Russia. Da allora, gigantesche risorse sono state sperperate per alimentare la sciagurata guerra in questo Paese e in realtà la distruzione di quest’ultimo. Bastava che si mettessero d’accordo nel 2022 a Istanbul e oggi l’Ucraina sarebbe ancora una nazione intatta e non invece semi-distrutta e irrimediabilmente ridotta di territorio. Ma la pace non rientrava negli obiettivi e quindi un altro faccendiere, il solerte Boris Johnson, precipitarsi a Kiev per dissuadere il regime da ogni soluzione pacifica. Sono cose tanto note che anche gli asini le conoscono. Non è un caso che milioni di Ucraini abbiano abbandonato il Paese. In realtà, essi non fuggirono “i cattivi Russi “ma il regime che governa Kiev. L’ultimo esempio della sfrontatezza inerente la necessità di rinforzo della NATO è costituito dalla recente esortazione di un altro pseudo-segretario (alias Mark Rutte) a diminuire le spese in pensioni e servizi sociali a beneficio di quelle militari. La disinvoltura con cui inviti simili siano pubblicamente espressi la dice lunga sul livello di manipolazione e di cinismo di cui sono oggi vittime le masse europee.
Insomma, uno scenario demenziale che non trova riscontro neanche con i periodi più isterici della Guerra Fredda. Probabilmente, la ragione è che molti protagonisti di allora avevano uno spessore politico, un equilibrio e un’intelligenza maggiori di quelle delle comparse attuali. Ma la verità è un’altra e conferma l’antico detto che “il pesce puzza sempre dalla testa”.
La semplice verità è che l’Europa è prigioniera di due abnormi entità che ne stanno martoriando il tessuto umano e le istituzioni.
La NATO, invenzione americana post-bellica per mantenere un piede in Europa, non ha senso almeno dal 1990. Il fatto che ad essa partecipi anche il Canada testimonia il suo intimo ruolo di presidio coloniale. Senza Stati Uniti e Canada, tuttavia, l’istituzione non si reggerebbe in piedi. Quando quindi i vari uomini politici Europei parlano di un rinforzo di quest’ultima, non si capisce quale ruolo si attribuiscano.
L’altro fattore destabilizzante che oggi corrode l’Europa è la UE, diventata ormai un centro dittatoriale e di ingerenza non solo amministrativa ma sempre più anche politica, sia in Europa che oltre i suoi confini. Basta vedere i ricatti economici verso l’Ungheria, la guerra al passato Primo Ministro Orban, le interferenze nelle lezioni in Georgia e in quelle in Romania. I danni materiali e morali provocati da quest’istituzione e dai suoi emissari sono incalcolabili e non facilmente sanabili. Dalla disastrosa politica di sanzioni anti-russe al tacito sabotaggio del gas russo a buon mercato, dalla cieca de-industrializzazione della Germania e alle suicide politiche immigratorie è un susseguirsi di balordaggini, di disastri, di arroganti estensioni di potere che anche degli scolaretti avrebbero evitato. Il progetto di abolire l’unanimità a favore della maggioranza qualificata per votazioni di importanza cruciale conferma la natura sempre più dittatoriale dell’istituzione.
Dire che tutti assecondano questo tipo di rovinosa gestione non sarebbe tuttavia corretto. Le recenti elezioni tedesche e quelle prossime in Francia avvertono che gli attuali indirizzi politico-economici della UE possono fra breve essere oggetto di un’irresistibile rigetto Non è quindi un caso che la già menzionata faccendiera in capo della UE (alias Ursula Von der Leyen) abbia da poco lanciato la proposta di far aderire anche Canada, Australia e nuova Zelanda alla UE. Un’altra sgangherata idea già solo dal punto di vista geografico. Ma è anche un parto che cela una surrale furbizia, ovvero l’idea che tali Paesi potranno colmare e compensare eventuali future defezioni e ribellioni di membri oggi essenziali per la UE.
Tutto insomma risale alla “Testa del pesce” spiacevolmente malato. La psicosi della “sicurezza” fa anch’essa parte di questa malattia di fondo, di questo mal odore. Il problema, trascurato o ignorato dai padrini della sicurezza ad oltranza, è che vi è il rischio che invece di sicurezza si muoia. Già infatti gli Ucraini, spesso imberbi, muoiono a plotoni. Domani potrebbero morire anche degli Europei.
Insomma, di questi tipi di isteriche sicurezze in genere si muore.
27 settembre 2026





