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Editoriali Primo Piano

Democrazia e fragilità

Il prof. Angelo Panebianco, ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui analizza il paradosso delle democrazie contemporanee: forti e determinate nei momenti di lotta per la sopravvivenza, ma fragili e disorientate nella gestione quotidiana della politica estera in un mondo instabile.

Scrive Panebianco: ”L’Europa è nei guai fino al collo. Deve fare i conti con Trump ma non può rompere con gli Stati Uniti. Inoltre, è divisa al suo interno. Avrebbe bisogno, per fronteggiare i cambiamenti, di una coesione che non ha. Colpa di questo o colpa di quello? No, è il frutto di una eredità storica i cui effetti possono essere, più o meno faticosamente, contenuti ma non annullati. Tanti guai sono comuni ma le democrazie europee sono fra loro diverse. Tutte hanno potenti vincoli interni. Ma in alcuni casi la cultura politica diffusa rende una democrazia meglio attrezzata di un’altra per fronteggiare le sfide. Si consideri il caso della Germania. Anch’essa, come tutti, ha i suoi «sfascia-carrozze», movimenti estremisti in crescita. Però dispone anche di una cultura politica di stampo non ribellistico, non ostile alle autorità pubbliche per principio. Ciò può aiutare la sua politica estera in un frangente difficile. Opposto è il caso dell’Italia ove l’antipolitica («piove, governo ladro») è un suo tratto culturale caratteristico. Il contrario di ciò che servirebbe in una congiuntura internazionale pericolosa come l’attuale. C’è chi prevede che l’Europa, senza più il collante rappresentato dalla leadership americana, sia destinata a frantumarsi, prevede che le antiche divisioni riesploderanno con forza. Se tale profezia, malauguratamente, risultasse vera, l’Italia diventerebbe una specie di zattera alla deriva nel Mediterraneo, alla mercé di chiunque”.

1. La forza nelle situazioni estreme

Panebianco esordisce ricordando che, storicamente, le democrazie mostrano una resilienza inaspettata quando sono sotto attacco diretto. I cittadini di una democrazia combattono con più ardore rispetto ai sudditi di un regime autoritario perché difendono la propria libertà (“la propria casa”) e non quella di un despota. L’esempio citato è l’Ucraina, che resiste a un nemico militarmente superiore proprio grazie a questa determinazione democratica.

2. La fragilità nella “politica ordinaria”

Il problema sorge quando non c’è un attacco diretto, ma bisogna navigare in un ambiente internazionale turbolento. Qui emergono le debolezze:

  • L’impatto dei social media: la comunicazione orizzontale dei social (“uno vale uno”) favorisce messaggi semplicistici ed estremisti.
  • I “terribili semplificatori”: in un mondo incerto, il pubblico spaventato si affida a illusionisti che vendono certezze assolute, rendendo difficile l’attuazione di una politica estera saggia e complessa.

3. Il contesto europeo e i casi nazionali

L’Europa si trova in una posizione difficile: deve gestire il rapporto con gli Stati Uniti (incognita Trump) pur essendo divisa internamente da eredità storiche. Panebianco confronta due modelli:

  • Germania: nonostante la crescita degli estremismi, possiede una cultura politica non ribellistica che aiuta a fronteggiare le crisi.
  • Italia: caratterizzata da una forte cultura dell’antipolitica, che rappresenta un grave limite in una congiuntura internazionale pericolosa. Senza la guida americana, l’Italia rischierebbe di diventare una “zattera alla deriva”.

4. La necessità di una nuova classe dirigente

L’autore conclude che per superare questo “disarmo morale”, non basta invocare una difesa comune europea se manca la volontà di affrontare la realtà. È necessario che le classi dirigenti (politici, imprenditori, burocrati, media) escano dalle vecchie abitudini e trovino una convergenza sui problemi reali.

Il messaggio finale: le democrazie hanno grandi risorse, ma la loro tendenza a “nascondere la testa sotto la sabbia” è un lusso che i tempi attuali, dominati da “feroci predatori”, non possono più permettersi.

10 aprile 2026