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Editoriali

Quei sussidi inutili e dannosi che la politica non sa eliminare

Stefano Lepri ha pubblicato su La Stampa un editoriale nel quale analizza le criticità del sistema economico italiano e le sfide poste dalla competizione globale.

Scrive Lepri: ”Gli Stati Uniti hanno alleggerito il carico fiscale alle loro imprese grazie a un colossale deficit di bilancio. La Cina sussidia la sua manifattura mantenendo bassi i salari e risparmiando sul welfare, un vero paradosso per un regime che si proclama comunista; ormai ha imparato a produrre tutto ciò che produce l’Europa, è anzi avanti in alcuni settori.Di fronte a questo, «la dimensione europea è l’unica in grado di reggere l’urto», ha detto ieri Emanuele Orsini, seppur dopo aver chiesto con forza che alcune scelte dell’Europa vengano corrette. Nessun Paese del nostro continente ha la forza di agire da solo, nemmeno la Germania che pure qualche volta sembra crederlo”.

E continua: ”È alto il rischio che la politica risponda con sussidi a breve termine che non risolveranno nulla, tentando di tamponare le conseguenze della sconsiderata azione americana in Iran. Qui l’Italia paga quarant’anni di scelte sbagliate, dal referendum contro il nucleare lanciato da Bettino Craxi nel 1987 fino al recente blocco degli impianti eolici da parte di alcune Regioni”.

L’articolo prende le mosse dalle recenti richieste di Confindustria (rappresentata da Emanuele Orsini) per sottolineare un paradosso tutto italiano: l’incapacità della politica di razionalizzare la spesa pubblica per favorire la crescita.

1. Il nodo dei sussidi e il consenso politico

L’autore osserva come la proposta di recuperare 20 miliardi di euro eliminando sussidi fiscali “inutili o dannosi” per reinvestirli in scuola, sanità e incentivi alla produzione sia una scelta di buon senso, ma politicamente impraticabile. Questo perché la maggioranza attuale (così come quelle passate) basa il proprio consenso su sgravi fiscali concessi a categorie poco produttive, rendendo quasi impossibile una riforma strutturale, specie in vista di scadenze elettorali.

2. Il dramma dei costi energetici: 40 anni di errori

Il problema più urgente per le imprese è l’altissimo costo dell’energia (circa il 40% in più rispetto alla media UE). Lepri sottolinea che questa non è una fatalità, ma il risultato di quarant’anni di scelte nazionali disastrose:

  • Il referendum contro il nucleare del 1987.
  • L’ostruzionismo burocratico e regionale contro gli impianti eolici. Il rischio attuale è che la politica risponda con “sussidi tampone” a breve termine invece di risolvere i nodi strutturali.

3. La fine del libero mercato e la sfida globale

Il quadro internazionale è radicalmente cambiato: non domina più la libera concorrenza della globalizzazione, ma una sfida tra potenze che sussidiano massicciamente le proprie industrie:

  • Gli USA usano il deficit di bilancio per tagliare le tasse alle imprese.
  • La Cina sostiene la manifattura attraverso salari bassi e assenza di welfare. In questo contesto, le medie imprese italiane, che un tempo eccellevano, si trovano oggi in una posizione di estrema vulnerabilità.

4. L’Europa come unica salvezza

Secondo Lepri, lo slogan di Giorgia Meloni — “l’Europa lasci fare agli Stati” — è anacronistico e controproducente per l’Italia. Proprio perché le scelte nazionali passate ci hanno reso meno competitivi (prezzi dell’energia alle stelle), l’unica via d’uscita è una maggiore integrazione europea.

Le priorità indicate per non soccombere alla deindustrializzazione sono:

  • Un vero mercato unico dell’energia e dei capitali.
  • L’emissione di debito comune europeo.
  • Una politica industriale comune che sappia scegliere su quali settori puntare (ad esempio trasporti e infrastrutture energetiche), superando le sterili rivalità nazionalistiche.

In conclusione, l’editoriale avverte che senza un salto di qualità verso la dimensione europea e una pulizia dei sussidi interni improduttivi, l’Italia rischia di restare schiacciata tra i giganti mondiali, pagando ancora a lungo il prezzo dei propri errori storici.

27 maggio 2026