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Editoriali

Ai, servono regole

Walter Veltroni ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera in cui partendo dal romanzo Dissipatio H.G. di Guido Morselli, nel quale l’umanità scompare misteriosamente lasciando intatto il mondo materiale, finisce per evocare il rischio di una possibile scomparsa dell’uomo provocata dal suo stesso progresso tecnologico.

Scrive Veltroni: ”L’AI può scatenare una guerra e, in un tempo di nuova proliferazione nucleare, un conflitto che sarebbe definitivo, ultimo. Nel paper che contiene queste allarmanti previsioni sono fatte varie ipotesi. Che i sistemi diventino talmente autosufficienti e capaci di fare cose che l’uomo non è in grado di comprendere, da travolgere con le proprie decisioni i paletti che si sono fin qui definiti per evitare l’apocalisse. Oppure che, in uno scenario da Wargames, il controllo crescente che i modelli hanno dell’attività degli eserciti possa portare a incidenti che generano altri incidenti fino a un devastante conflitto mondiale”.

E prosegue: ”Ma è stato Sam Altman, che ha fondato Open-ai, a seminare il panico con tre previsioni, non semplici rischi. Richiesto di indicare i pericoli dello sviluppo incontrollato dell’Ai ha detto che ci sono almeno tre possibilità: che una potenza possa creare una «super-intelligenza» e ne abusi prima che il resto del mondo abbia sviluppato gli strumenti per difendersi. E ha esemplificato: qualcuno potrebbe utilizzare questa super-intelligenza per progettare un’arma biologica o per abbattere la rete elettrica di un Paese come gli Usa o per entrare nel sistema finanziario e prendere i soldi di tutti. Cose che può fare un’intelligenza che Altman stesso definisce «soprumana» ribadendo che ora è molto possibile e rispetto alla quale non potremmo difenderci. Chiaro? È il fondatore di Openai a dirlo”.

Per concludere:” Prima che sia troppo tardi, prima della dissipatio, per definire regole minime di convivenza tra macchine e umani? Non è più importante questo, per la democrazia, delle norme per le primarie o delle convulsioni per le alleanze nel centrodestra? La parola «omnicidio» non dovrebbe accendere un campanello di allarme? Se la democrazia è viva, se vuole esistere, è ora che alzi la testa e guardi la realtà, inedita, del nostro tempo. Non possiamo essere meno avveduti persino del comandante Bowman. Che pure fu immaginato, da un umano, nel suggestivo ma lontanissimo 1968”.

Il tema è l’intelligenza artificiale, il cui sviluppo procede a una velocità tale da rendere sempre più difficile stabilire e controllare i limiti della sua autonomia. Veltroni richiama le preoccupazioni del matematico Jacob Tsimerman, che parla addirittura di «omnicidio»: l’ipotesi che sistemi di IA sempre più autonomi possano contribuire a scatenare conflitti, anche nucleari, attraverso decisioni incomprensibili agli esseri umani o errori nei sistemi militari.

L’autore ricorda poi HAL 9000 di 2001: Odissea nello spazio, simbolo della macchina che, una volta acquisita autonomia, entra in conflitto con l’uomo. Ma il pericolo odierno è più concreto: secondo Sam Altman, fondatore di OpenAI, una super-intelligenza potrebbe essere sfruttata da una potenza per creare armi biologiche, colpire infrastrutture fondamentali o manipolare il sistema finanziario; potrebbe inoltre sfuggire al controllo umano oppure diventare così integrata nella società da rendere gli uomini incapaci di comprenderne e governarne le decisioni.

Per Veltroni, quindi, il vero pericolo non è l’IA in sé, ma la perdita progressiva dell’autonomia umana. Se deleghiamo alle macchine sempre più decisioni, rischiamo una «recessione cognitiva»: le macchine aumentano le proprie capacità mentre gli esseri umani rinunciano gradualmente alla capacità di scegliere e comprendere.

La conclusione è soprattutto politica: non bisogna opporsi al progresso dell’intelligenza artificiale, ma stabilire regole, limiti e forme di controllo democratico prima che la tecnologia diventi incontrollabile. Secondo Veltroni, questo dovrebbe essere uno dei grandi temi della politica contemporanea, ben più importante delle normali dispute partitiche e delle questioni sulle alleanze. La democrazia deve anticipare il problema e garantire che l’IA rimanga uno strumento al servizio dell’uomo, non un potere autonomo al quale l’uomo finisce per essere subordinato.

19 agosto 2026