Aldo Cazzullo ha pubblicato sul Corriere della Sera una lunga intervista a Lilli Gruber. Per la conduttrice di Otto e mezzo: «AfD e Vannacci propongono non ricette miracolistiche ma ricette davvero pericolose e la Rai deve restare un patrimonio del Paese, da salvare».
Scrive Cazzullo, riprendendo quel che asserisce la Gruber: ”«Le parole sono importanti, ma non si può ridurre una questione politica a semplice fatto semantico, come a voler minimizzare o normalizzare. L’AFD propone la remigrazione con deportazioni su basi etniche, porta avanti idee retrive, xenofobe, discriminatorie e ultra-nazionaliste. Il tutto giocando con indulgenti nostalgie del Terzo Reich. Questo è incompatibile con la storia della Germania, dell’Europa e delle democrazie liberali che abbiamo faticosamente costruito dopo la Seconda guerra mondiale. I leader autoritari del mondo, a cominciare da Putin e Trump, vogliono distruggere l’Europa: l’Afd è complice di questo tentativo».
E continua: ”«Giorgia Meloni è al governo da quattro anni, ha celebrato in pompa magna il record di longevità. Va giudicata su quello che ha fatto. Evidentemente poco, se da mesi sta trafficando per cambiare la legge elettorale per salvare se stessa e il suo governo».
E conclude con un netto giudizio della Gruber sull’astro nascente, leader di Futuro Nazionale : ”«È il leader di una forza di estrema destra in grande ascesa, un fenomeno che riflette l’incapacità della classe politica italiana di dare risposte concrete ai problemi reali dei cittadini. E allora riemerge la fascinazione dell’uomo della provvidenza, del capo assoluto, del generale al comando. Non è una storia nuova.«È irrilevante la battaglia della definizione. Rilevanti sono le sue ricette: un mix di slogan vuoti, proposte irrealizzabili e un salto di qualità ideologico con proclami razzisti, xenofobi, discriminatori e sessisti. Che non risolvono nessuno dei problemi concreti degli italiani».
Nell’intervista Lilli Gruber affronta soprattutto politica italiana, destra europea, democrazia, guerre e ruolo dell’informazione, esprimendo una posizione fortemente critica verso le destre radicali e verso alcune scelte del governo Meloni.
Sul piano internazionale, Gruber considera AfD e altre forze dell’estrema destra europea un pericolo non tanto per le etichette politiche, quanto per le loro proposte, che giudica xenofobe, discriminatorie e nazionaliste. A suo avviso, la crescita di queste forze è favorita dalla crisi della politica tradizionale e dalla difficoltà delle democrazie di rispondere ai problemi concreti dei cittadini.
Molto duro è il giudizio su Donald Trump, definito un «agente del caos mondiale» e un punto di riferimento delle destre estreme. Secondo Gruber, Trump avrebbe già indebolito profondamente le istituzioni democratiche americane. Anche sul conflitto in Medio Oriente sostiene che il diritto internazionale debba valere per tutti e critica la politica israeliana di occupazione dei territori palestinesi. Per quanto riguarda l’Iran, interpreta il conflitto anche come una partita geopolitica per ridisegnare gli equilibri del Medio Oriente.
Sulla guerra in Ucraina, Gruber ritiene che Putin abbia interesse a sopravvivere politicamente al conflitto e che un’Europa condizionata da forze filo-russe favorirebbe Mosca. Al contrario, sostiene che debba essere l’Europa ad assumere un ruolo più centrale nella ricerca di una soluzione negoziale.
La politica italiana
Gruber è critica nei confronti di Giorgia Meloni, sostenendo che il giudizio sul suo governo debba basarsi sui risultati concreti, non sulla sua popolarità o sulla durata dell’esecutivo. È inoltre molto severa nei confronti di Roberto Vannacci: considera secondario il problema della definizione di «estrema destra» e ritiene invece preoccupanti le sue proposte, che giudica razziste, xenofobe, discriminatorie e sessiste.
A suo giudizio, un eventuale accordo tra Meloni e Vannacci rappresenterebbe una contraddizione con l’immagine di una destra conservatrice, moderata ed europeista che la premier cerca di costruire.
Sull’immigrazione, Gruber riconosce che si tratta di un problema reale che deve essere governato conciliando sicurezza, rispetto del diritto internazionale e necessità economiche del Paese. Ammette però che la sinistra su questo tema abbia spesso difficoltà a elaborare risposte chiare e convincenti.
Il centrosinistra e il «campo largo»
È significativo il suo giudizio sul dibattito riguardante centro e perimetro della coalizione. Pur considerandolo spesso troppo legato a personalismi, Gruber riconosce un punto fondamentale: «senza una componente moderata il centrosinistra […] perde».
Quindi, secondo la sua analisi, un’opposizione competitiva non può limitarsi a mettere insieme tutte le forze anti-destra, ma deve riuscire a coinvolgere anche l’elettorato centrista e moderato.
Giornalismo e Rai
Gruber difende con forza l’idea di un giornalismo indipendente, che non debba basarsi su simpatie o antipatie politiche, ma sulla capacità di approfondire i fatti e porre «tutte le domande», soprattutto ai rappresentanti del governo.
Parlando della vicenda di Sigfrido Ranucci e della Rai, vede nella libertà di stampa la vera questione centrale. La sua priorità rimane infatti liberare la Rai dall’ingerenza dei partiti, perché la considera ancora un patrimonio fondamentale del Paese da salvaguardare.
Rivendica infine il proprio modo di fare televisione: continuerà a condurre Otto e mezzo con «passione e serietà», senza modificare il proprio stile per ragioni politiche o di convenienza.
In una frase
Il filo conduttore dell’intervista è la difesa di una democrazia liberale, europeista e pluralista, accompagnata da una forte critica alle destre radicali e da un invito al centrosinistra a costruire una coalizione capace di parlare anche al centro, perché senza l’elettorato moderato rischia di non essere competitivo.
13 settembre 2026





