Maurizio Ferrera ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui scrive che i sondaggi registrano una diffusa inquietudine degli italiani: il timore che le condizioni di vita possano peggiorare. Il dato più interessante di questa preoccupazione è la sua natura composita. Gli italiani percepiscono una molteplicità di fattori di rischio.
Sostiene Ferrera: ”Un tempo gli italiani erano fra i popoli più convintamente europeisti. Oggi solo il 46 per cento considera l’appartenenza all’unione un fatto positivo; il 14 per cento la giudica negativamente e gli altri restano su posizioni intermedie. Secondo alcune stime, circa due terzi degli euroscettici manifestano simpatie per la Russia di Putin. Anche la guerra in Ucraina divide profondamente l’opinione pubblica: ai filorussi si affianca una componente pacifista, concentrata in particolare a sinistra, che rappresenta circa un decimo dell’elettorato”.
E continua: ”Come rafforzare il welfare senza comprometterne la sostenibilità? Come finanziare gli investimenti necessari per la sicurezza ecologica e per la difesa? Come convincere gli eurocritici che l’Unione Europea è ormai parte essenziale della risposta ai problemi della crescita, della competitività, della gestione dei flussi migratori e della sicurezza geopolitica? A queste difficoltà comuni si aggiungono quelle interne ai due schieramenti. Nel Campo largo riaffiora il tradizionale dilemma fra giustizialismo (pensiamo alla patrimoniale) e riformismo. Una frattura che rende più difficile l’obiettivo di ricalibrare il welfare a favore delle nuove generazioni. Vi sono poi le differenze fra i partner su ordine pubblico, immigrazione e difesa. Nel centrodestra le tensioni si concentrano soprattutto sul rapporto con l’Unione Europea, sulla politica estera, sull’immigrazione, sui diritti civili e sul ruolo crescente delle forze più radicali, come il partito di Vannacci”.
Secondo l’ultima rilevazione Eurobarometro, le principali paure riguardano l’economia — costo della vita, lavoro, reddito, crescita, tasse — seguita dal welfare, soprattutto la sanità, e poi dall’ordine pubblico e dall’immigrazione. Più distanti vengono il cambiamento climatico e le guerre.
Il nuovo terreno della competizione politica: rispetto al passato, in cui il dibattito si concentrava su crescita, redistribuzione o identità, oggi la priorità per gli italiani è la richiesta di “protezione” e rassicurazione di fronte a un mondo percepito come incerto e minaccioso.
Un ventaglio di insicurezze frammentate: non esiste più una singola minaccia dominante (come sono state la pandemia o la crisi finanziaria). Le paure si sono moltiplicate e frammentate in base alla categoria sociale: i giovani chiedono opportunità (casa, lavoro, istruzione), gli anziani tutele su pensioni e sanità, i ceti fragili sostegno al reddito e i più benestanti si focalizzano su tasse, crescita e sicurezza.
L’euroscetticismo e la geopolitica: il sentimento europeista è in calo (solo il 46% vede l’UE positivamente) e circa due terzi degli euroscettici mostrano simpatie per la Russia di Putin. Anche la guerra in Ucraina divide l’opinione pubblica, complice una componente pacifista radicata a sinistra.
Le contraddizioni dell’elettorato: gli italiani esprimono richieste legittime ma difficili da conciliare, pretendendo contemporaneamente più welfare e meno tasse, investimenti e rigore nei conti pubblici, difesa efficiente e minore esposizione ai conflitti.
Le difficoltà delle coalizioni: sia il centrosinistra (“Campo largo”) sia il centrodestra faticano a proporre una sintesi a causa delle proprie divisioni interne. Nel Campo largo pesano i dilemmi tra giustizialismo e riformismo e le divergenze su difesa e immigrazione; nel centrodestra le tensioni riguardano i rapporti con l’UE, la politica estera, i diritti civili e il peso delle componenti più radicali.
La sfida per il futuro: l’elettorato moderato e centrale è oggi contendibile e l’astensionismo resta elevato. Per vincere, le coalizioni non potranno più rincorrere le singole emergenze, ma dovranno offrire un quadro coerente di protezione globale (del lavoro, della salute, dell’ambiente, delle opportunità per i giovani e del posizionamento internazionale). Agli italiani serve una politica meno ideologica e più responsabile, capace di governare l’incertezza senza alimentare nuove paure.





