L’ambasciatore Enzo Moavero Milanesi ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui sostiene che l’Unione Europea appare oggi debole, lenta e incapace di reagire efficacemente alle crisi, soprattutto in un contesto internazionale instabile e con un sostegno americano meno prevedibile.
Esordisce Moavero Milanesi: ”Nei trattati base ci sono norme che permetterebbero di fare subito di meglio. La più significativa consente una «cooperazione rafforzata» fra gli Stati membri che la desiderino, al fine di corroborare l’integrazione e conseguire obiettivi dell’Unione. Per avviarla devono partecipare almeno nove Stati, serve l’avallo della Commissione e l’autorizzazione del Consiglio Ue che è votata solo dai diretti interessati ed è quindi, scontata. Una formula semplice, applicabile a qualsiasi settore di attività Ue, inclusa la politica estera e di sicurezza comune”.
E prosegue: ”. I parlamentari Ue si aggregano per affinità fra gruppi e partiti essenzialmente per votare il presidente della Commissione, per il resto, sui singoli provvedimenti, le convergenze sono variabili. Una tale fluidità di certo non aiuta questa istituzione a incidere sugli orientamenti e sui processi decisionali dell’unione, come invece potrebbe fare, ad esempio, diffondendo periodicamente ben mirate risoluzioni di indirizzo parlamentare coerente”.
Secondo l’autore, molti attribuiscono il problema alla regola dell’unanimità nelle decisioni del Consiglio Ue, che permette ai singoli Stati di bloccare le scelte comuni. Tuttavia, questa spiegazione viene definita solo parziale: i trattati europei già prevedono strumenti per aggirare gli stalli, come la “cooperazione rafforzata”, che consente ad almeno nove Paesi di procedere insieme su determinati temi senza attendere tutti gli altri. Il fatto che questo meccanismo sia usato raramente dimostra che il vero ostacolo non è tecnico, ma politico.
La tesi centrale dell’articolo è infatti che manca la volontà politica degli Stati membri di condividere davvero più sovranità e di rafforzare l’integrazione europea. I governi nazionali continuano a privilegiare interessi egoistici e logiche nazionali, soprattutto in politica estera e difesa, rallentando l’azione comune.
Moavero critica anche le istituzioni europee:
- il Consiglio europeo e il Consiglio Ue perché dominati dagli egoismi nazionali;
- la Commissione europea perché poco incisiva e priva del dinamismo che ebbe ai tempi di Jacques Delors;
- il Parlamento europeo perché frammentato e privo di una maggioranza politica stabile capace di orientare davvero l’Unione.
L’autore rimpiange inoltre la leadership europea del passato, citando Helmut Kohl e François Mitterrand, che seppero guidare l’Europa nel periodo successivo alla Guerra fredda.
In conclusione, l’editoriale afferma che le difficoltà dell’Unione non derivano tanto dalla struttura dei trattati, quanto da una crisi di visione politica, coraggio e volontà di integrazione da parte sia dei governi nazionali sia delle istituzioni europee.
22 maggio 2026





