Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



Economia

Così Trump beffa la Ue sulle big tech

Federico Fubini ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale scrive dell’inganno perpetrato dall’ammi­ni­stra­zione Trump sui lea­der euro­pei. Ha, infatti, fatto cre­dere loro che la rati­fica dell’accordo com­mer­ciale con­cluso in Sco­zia 11 mesi fa, per quanto squi­li­brato a favore degli Usa, avrebbe risolto tutte le dispute. Era l’oppo­sto della verità: appena incassata la for­ma­liz­za­zione dei patti, la Casa Bianca torna subito all’attacco.

Afferma Fubini: ”Da mesi Trump è sot­to­po­sto alle pres­sioni dei lob­bi­sti di Washing­ton per­ché costringa gli euro­pei a esen­tare le Big Tech sta­tu­ni­tensi dai loro obbli­ghi fiscali. Le imprese del Big Tech hanno validi argo­menti dalla loro parte: nei primi tre mesi del 2026, secondo il cen­tro studi «Open Secrets» hanno alzato la spesa per azioni di lobby e le dona­zioni ai can­di­dati repub­bli­cani come mai prima: stanno inve­stendo 226 mila dol­lari al giorno solo a Washing­ton. Intanto il primo mag­gio scorso un’asso­cia­zione chia­mata «Ame­ri­cans for Tax Reform» (die­tro ci sono soprat­tutto Face­book-Meta, Ama­zon, Goo­gle-Alpha­bet e Micro­soft) ha indi­riz­zato una let­tera a Trump. Essa è pen­sata per inne­scare il suo ego fra­gile e ira­condo, lasciando inten­dere che l’Ue si pren­de­rebbe gioco della sua amministra­zione. «La cam­pa­gna dell’Europa per la “sovra­nità digi­tale” è un eufe­mi­smo per pren­dere di mira le imprese ame­ri­cane – recita la let­tera –. L’Europa si pre­senta come “aperta” ma poi l’appa­rato rego­la­men­tare scatta per tagliare le gambe ai con­cor­renti». Si legge ancora nella let­tera: le misure euro­pee «sono bar­riere non-tarif­fa­rie che nascon­dono un intento pro­te­zio­ni­stico. Impon­gono un costo alle imprese ame­ri­cane, con poco o nes­sun onere simile sui con­cor­renti euro­pei».

E prosegue: ”Oggi le prin­ci­pali Big Tech ame­ri­cane — Meta, Ama­zon, Alpha­bet e Micro­soft — elu­dono il fisco in Europa domi­ci­liando in Irlanda tutte le loro tran­sa­zioni nel con­ti­nente. Si arriva all’estremo grot­te­sco per cui l’export di ser­vizi di infor­ma­zione e comu­ni­ca­zione dell’Irlanda nel 2024 avrebbe supe­rato quello degli stessi Usa e l’avanzo com­mer­ciale del set­tore della pic­cola repub­blica cel­tica arri­ve­rebbe a 253 miliardi di euro: metà del suo Pil. Die­tro, c’è solo elu­sione. Le filiali irlan­desi dei grandi gruppi digi­tali ame­ri­cani ver­sano colos­sali (e arbi­trari) «diritti di pro­prietà intel­let­tuale» alle case madri in Ame­rica, abbat­tendo l’impo­ni­bile; intanto negli Stati Uniti que­ste entrate godono di un trat­ta­mento fiscale di favore gra­zie alle leggi volute da Trump”.

L’inganno di Trump e la nuova guerra commerciale. L’Unione Europea ha recentemente ratificato un accordo commerciale stipulato undici mesi prima in Scozia. Sebbene il patto fosse fortemente sbilanciato a favore degli Stati Uniti (e basato su poteri della Casa Bianca successivamente dichiarati illegittimi dalla Corte Suprema americana), Bruxelles lo ha firmato sperando di formalizzare una tregua. Al contrario, l’amministrazione Trump ha usato la ratifica come una trappola: appena incassato il sì dell’Europa, ha immediatamente aperto un nuovo fronte di scontro minacciando dazi al 100% contro i Paesi europei (Italia, Francia, Spagna, Austria e Ungheria) che applicano la Digital Services Tax (la tassa del 3% sul fatturato delle multinazionali del web).

Le pressioni delle Big Tech americane. Fubini spiega che l’attacco di Trump è guidato dalle fortissime pressioni dei lobbisti di Washington. Nei primi mesi del 2026, colossi come Meta, Amazon, Google e Microsoft hanno investito cifre record (circa 226 mila dollari al giorno) in lobby e donazioni ai repubblicani. Attraverso l’associazione Americans for Tax Reform, hanno inviato una lettera a Trump facendo leva sul suo “ego fragile e iracondo”. Nella missiva, le aziende accusano la “sovranità digitale” europea di essere un subdolo protezionismo volto a colpire le imprese americane per favorire i concorrenti locali.

Il “grottesco” meccanismo di elusione fiscale. L’autore smonta le accuse delle Big Tech definendole false e descrive il reale meccanismo fiscale: le multinazionali eludono le tasse in Europa domiciliando tutte le transazioni in Irlanda. Attraverso il pagamento di colossali e arbitrari “diritti di proprietà intellettuale” verso le case madri negli USA, azzerano l’imponibile da pagare in Europa. Al contempo, questi profitti godono di forti sgravi fiscali una volta rientrati in America, grazie alle leggi promosse dallo stesso Trump. Questo sistema crea anomalie assurde: nel 2024 l’export di servizi digitali dell’Irlanda ha superato persino quello degli Stati Uniti, generando un avanzo commerciale pari a metà del PIL irlandese.

Gli errori dell’Europa. Senza la Digital Services Tax, i giganti tecnologici non pagherebbero quasi nulla in Europa su centinaia di miliardi di utili. In conclusione, l’editoriale evidenzia le gravi colpe dei governi europei (Italia inclusa), che si sono indeboliti da soli a causa di tre errori strategici:

Aver tollerato per anni lo scandalo del paradiso fiscale irlandese.

Aver difeso il diritto di veto a Bruxelles in materia fiscale, impedendo una risposta comune.

Essersi illusi di poter placare l’aggressività di Trump attraverso concessioni o presunti rapporti di amicizia personale.

28 giugno 2026