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Editoriali

La Grande Israele

Anna Foa ha pubblicato su La Stampa, un editoriale in cui scrive della nuova bandiera apparsa da qualche tempo fra gli estremisti religiosi israeliani e che si va diffondendo nel Paese, quella dei sostenitori della costruzione del Terzo Tempio. Non ha la stella di David, come la bandiera ufficiale dello Stato, ma l’immagine del Terzo Tempio. È stata sventolata il giorno in cui si ricordava la presa di Gerusalemme nel 1967 ed è il simbolo di un radicalismo sempre più estremo.

Sostiene Foa: ”Esiste, per esempio, da molti anni a Gerusalemme l’Istituto del Tempio, situato nella parte ebraica della Città Vecchia, che si occupa proprio di studiare le modalità della costruzione del Tempio, i suoi rituali, l’oggettistica e fin gli abiti sacerdotali, con lo scopo di affrettarne la ricostruzione. L’anno scorso, alcuni suoi membri in vesti sacerdotali sono stati fermati mentre trascinavano un capretto sul Monte del Tempio, cioè sulla spianata delle Moschee, per sacrificarvelo. Ricordiamo che si tratta di un luogo sacro ai tre monoteismi e gestito secondo accordi internazionali che vietano ai non musulmani di pregarvi. Il divieto di preghiera è stato ampiamente violato da Ben Gvir, con il suo seguito di fanatici. Immaginate quali sarebbero state le reazioni del mondo islamico se sulla Spianata si fosse addirittura realizzato un sacrificio. Possiamo ricordare che l’attacco terribile del 7 ottobre era denominato da Hamas “Alluvione di Al-Aqsa”?

E prosegue: ”Siamo di fronte a una profonda trasformazione della stessa Israele e dell’ideologia sionista su cui si fonda. Per ricostruire la Grande Israele biblica non basta più cacciarne i palestinesi, estenderne i confini, distruggere intere regioni. Serve ricostruire l’ideologia religiosa del periodo biblico, distruggere ogni aspetto della modernità, la democrazia in primo piano, e lo stesso sionismo. Se per i liberal uno Stato post-sionista significa uno Stato in cui gli israeliani possano vivere accanto ai palestinesi, gli ebrei accanto ai musulmani o ai cristiani, per questi fanatici vuol dire mirare a uno Stato teocratico non solo pre-sionista ma addirittura, direi, pre talmudico, cioè precedente alla diaspora, alla diffusione delle sinagoghe, allo studio del Talmud, invenzione, almeno quello babilonese, diasporica”.

L’emergere di un nuovo simbolo radicale

Tra gli estremisti religiosi in Israele si sta diffondendo una nuova bandiera che sostituisce la Stella di David con l’immagine del Terzo Tempio. Sventolato durante le celebrazioni per la presa di Gerusalemme del 1967, questo vessillo è il simbolo di un radicalismo sempre più estremo che unisce, eccezionalmente, ultraortodossi e sionisti religiosi.

Il significato del Terzo Tempio e il ruolo degli “zeloti”

Nell’ebraismo la vera sacralità appartiene al Tempio (il primo distrutto dai babilonesi, il secondo dai romani nel 70 d.C., di cui resta solo il Muro del Pianto) e non alle sinagoghe. Sebbene la sua ricostruzione sia auspicata nella liturgia e legata all’era messianica, oggi i nuovi “zeloti” (fanatici religiosi) non si limitano a pregare, ma operano attivamente per accelerarne la costruzione.

  • Un esempio è l’Istituto del Tempio a Gerusalemme, che studia i rituali e le vesti sacerdotali, arrivando a tentare sacrifici animali sulla Spianata delle Moschee (luogo sacro ai tre monoteismi e protetto da accordi internazionali). Queste provocazioni – insieme alle violazioni del divieto di preghiera da parte del ministro Ben Gvir – rischiano di incendiare il mondo islamico (l’attacco del 7 ottobre di Hamas si chiamava non a caso “Alluvione di Al-Aqsa”).

L’obiettivo: uno Stato teocratico e pre-moderno

Questo movimento non mira solo a espandere i confini o a cacciare i palestinesi per creare la “Grande Israele”, ma punta a una profonda trasformazione identitaria e politica dello Stato:

  • Modello teocratico e biblico: come evidenziato dallo studioso Menachem Klein, l’obiettivo è un ordine ebraico teocratico incentrato sul Tempio.
  • Rifiuto della modernità e del sionismo: questa ideologia vuole distruggere la democrazia e superare lo stesso sionismo. Non cerca uno Stato post-sionista liberale e inclusivo, ma uno Stato pre-sionista e “pre-talmudico”, che cancella l’evoluzione dell’ebraismo della diaspora (sinagoghe e Talmud) per tornare all’era biblica dei sacrifici e del sacerdozio.

In conclusione: l’autrice lancia un forte campanello d’allarme. Le bandiere del Terzo Tempio non sono folklore, ma il segno di una deriva nazionalista che sta accecando molti israeliani, spingendoli a rinunciare pericolosamente alla democrazia e alla modernità.

29 gugno 2026