Veronica de Romanis ha pubblicato un articolo su La Stampa nel quale sostiene che l’unica vera difesa dell’Italia contro la deriva sovranista globale sia un’Europa unita e forte, non il ritorno alle sovranità nazionali. L’idea, molto diffusa nel dibattito pubblico italiano, di un’Unione europea debole e inefficiente viene ribaltata: l’Europa è in realtà abbastanza forte da preoccupare gli Stati Uniti di Donald Trump, che puntano a indebolirla dall’interno.
Sostiene la prof.ssa de Romanis: ”Sorpresa, l’Europa è forte. Troppo. Così, almeno, la vede l’America di Trump. Va, dunque ridimensionata e subito. Come? Semplice: passando da Viktor Orban che con i suoi veti, deve continuare ad indebolirla. Alle elezioni di domenica, però, l’attuale presidente ungherese è in svantaggio. Ed ecco arrivare in soccorso il vice presidente statunitense, JD Vance con una visita che lui stesso ha definito «eccezionale». Del resto, la posta in gioco è enorme: l’Europa – dall’altra parte dell’oceano – fa persino paura
In questo quadro si inserisce il sostegno americano a Viktor Orbán, leader sovranista che usa il veto per paralizzare le istituzioni europee. La visita “eccezionale” del vicepresidente Usa JD Vance viene letta come un segnale politico chiaro: frammentare l’Europa per ridurne il peso globale. Se l’Unione fosse davvero irrilevante, osserva De Romanis, non ci sarebbe bisogno di sostenerne i sabotatori.
L’autrice critica l’ambiguità della posizione italiana. Da un lato, la premier Giorgia Meloni invoca un’Europa più rilevante; dall’altro, ha partecipato – insieme a Matteo Salvini, Marine Le Pen, Alice Weidel e al premier israeliano Benjamin Netanyahu – a un endorsement internazionale a favore di Orbán. Un fronte sovranista così ampio, secondo De Romanis, rivela un errore di fondo: non possono esistere molti sovranismi vincenti insieme. Quando i sovranismi si affiancano, comanda sempre il più forte. E oggi, quel più forte è Trump.
Sul piano economico e strategico, l’articolo ricorda che la vera sovranità dipende dalla capacità di generare crescita e risorse. Le sfide future – transizione ecologica, innovazione tecnologica, infrastrutture, energia, difesa e crisi demografica – richiedono investimenti enormi che nessun Paese europeo può sostenere da solo. Senza sviluppo, l’Italia resterebbe dipendente dalla “benevolenza” dei mercati finanziari.
L’Europa, invece, è descritta come un’area di 500 milioni di cittadini, un grande mercato con alto potere d’acquisto, un sistema di regole che tutela anche i più deboli e il più riuscito esperimento di democrazia e libertà al mondo. Per questo, conclude De Romanis, quando Vance accomuna l’Italia a Orbán definendoli “alleati affidabili”, non dovremmo sentirci rassicurati, ma indignati: significa essere considerati parte del problema, non della soluzione.
11 aprile 2026





