Le tasse sono veramente diminuite? Il governo sostiene di sì.
Autorevoli esponenti continuano a sostenere che il governo Meloni ha ridotto di decine di miliardi di euro il prelievo fiscale ai lavoratori dipendenti. A molti attenti osservatore non sembra, anche perchè le tasse sono al massimo da oltre dieci anni, superando il 43% del reddito complessivo dichiarato dai contribuenti. A questo bisogna anche sottolineare che molti contribuenti utilizzano la flat tax e, alla fine dei conti, pagano molto meno. Cosa dedurne?
Questa perplessità pone una questione fondamentale di politica economica: un conto è ridurre le imposte a una categoria di contribuenti, un altro è ridurre la pressione fiscale complessiva e rendere più equo il sistema tributario. Sono tre risultati diversi, che nel dibattito politico vengono spesso sovrapposti.
Per valutare correttamente ciò che sostiene il governo Meloni, occorre distinguere almeno tre aspetti: quanto è stato effettivamente ridotto il prelievo sui lavoratori dipendenti, quanto pagano complessivamente gli italiani e come viene distribuito il carico fiscale fra lavoratori dipendenti, autonomi e contribuenti che beneficiano della flat tax.
1. La prima conferma: la pressione fiscale è effettivamente molto alta
I dati ufficiali confermano il nucleo della tua osservazione, con una precisazione importante sul denominatore.
Secondo l’ultima revisione dei conti nazionali pubblicata dall’ISTAT, la pressione fiscale italiana nel 2025 è salita al 42,9% del PIL, con un aumento di 0,7 punti rispetto al 2024. La stima precedente era del 43,1%. Si tratta comunque di un livello molto elevato, ai massimi da oltre un decennio.
Ma attenzione: il 42,9% non significa che ogni contribuente paghi il 42,9% del proprio reddito. È il rapporto tra il totale delle imposte e dei contributi sociali e il prodotto interno lordo. La pressione individuale cambia invece in funzione del reddito, della sua natura e delle agevolazioni applicabili.
Il dato aggregato ci dice che il prelievo complessivo è aumentato rispetto al PIL. Non dimostra, da solo, che tutti i lavoratori dipendenti paghino più imposte rispetto a prima.
2. Il governo ha davvero ridotto le tasse sui lavoratori dipendenti?
Sì, ha introdotto riduzioni effettive. Ma occorre capire che cosa rappresentano le cifre annunciate.
Le principali misure sono state:
2023-2024: riduzione dei contributi previdenziali a carico dei dipendenti, che ha aumentato il netto in busta paga per molti lavoratori.
Dal 2024: riduzione da quattro a tre scaglioni IRPEF, con accorpamento dei primi due scaglioni e aliquota del 23% fino a 28.000 euro.
Dal 2025: conferma strutturale dei tre scaglioni e sostituzione del precedente sgravio contributivo con un bonus fiscale per i redditi più bassi e ulteriori detrazioni per redditi fino a 40.000 euro.
23 ottobre 2026
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