Milena Gabanelli ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui sostiene che l’evasione fiscale rappresenta uno dei principali problemi strutturali dell’Italia e sottrae ogni anno risorse essenziali a servizi pubblici, welfare e investimenti. Secondo i dati citati, dal 2015 l’evasione si mantiene stabilmente intorno ai 100 miliardi di euro annui, arrivando a 110 miliardi nel 2023.
Scrive Gabanelli: ”I soldi che servono per gli interventi sulle accise bisogna pur andarli a prendere da qualche parte, visto che in fondo al barile non c’è più nulla. E allora via 80 milioni alla sanità, via 50 milioni a istruzione e ricerca, tagli agli investimenti per il trasporto pubblico locale, al fondo per l’automotive, ecc. E siccome la crisi perdura, la premier Giorgia Meloni ha chiesto a Bruxelles il via libera all’aumento del nostro debito pubblico per alleggerire le bollette elettriche. Autorizzazione concessa, ma solo per ridurre la dipendenza dal gas: il governo, però, fa finta di nulla e, quindi, continueranno a usufruire dello sconto carburanti anche i benestanti e tutti coloro grazie ai quali il barile è sempre vuoto”.
E continua: ”Loro, i ladri, si prendono i vantaggi e i servizi pagati con le tasse versate soprattutto da dipendenti e pensionati. Non solo: nel 2025 ben 29,9 milioni di persone hanno chiesto la Dichiarazione Sostitutiva Unica per accedere a bonus e agevolazioni (sconti su bolletta elettrica, tasse universitarie, servizi sociosanitari, ecc.). Dentro a questo numero, insieme ai poveri veri, ci sono anche i poveri finti, che vanno poi a togliere risorse a chi è realmente bisognoso. Un vizio antico del quale non ci siamo mai vergognati. Prendiamo gli ultimi 10 anni: nel 2015 l’evasione stimata dal Mef di Irpef, Ires, Irap, Iva, Imu e contributi Inps ammontava a 106 miliardi, nel 2019 a 103, nel 2022 a 100 e nel 2023, ultimo dato disponibile (e primo anno del governo Meloni) a 110”.
Gabanelli evidenzia che le conseguenze non ricadono solo sui conti pubblici, ma anche sull’equità sociale: chi evade continua a beneficiare di servizi e agevolazioni finanziati dalle tasse pagate soprattutto da lavoratori dipendenti e pensionati. Inoltre, molti contribuenti che dichiarano redditi bassi riescono ad accedere a bonus e sussidi destinati ai più poveri, sottraendo risorse a chi ne avrebbe realmente bisogno.
L’autrice riconosce che alcune misure hanno funzionato, in particolare la fatturazione elettronica introdotta nel 2019, che ha ridotto sensibilmente le frodi IVA. Anche il recupero dell’evasione è aumentato negli anni, raggiungendo il record di 36,2 miliardi nel 2025. Tuttavia, contesta la narrazione secondo cui questo risultato sarebbe merito esclusivo dell’attuale governo: gran parte degli incassi deriva infatti da controlli, accertamenti e procedure avviati negli anni precedenti.
La critica centrale riguarda alcune riforme fiscali recenti, considerate troppo indulgenti verso gli evasori. Tra queste:
- il concordato preventivo biennale, che permette a molti autonomi di concordare preventivamente il reddito imponibile, con il rischio di incentivare la sotto-dichiarazione;
- l’indebolimento del redditometro, che rende più difficile contestare incongruenze tra redditi dichiarati e tenore di vita;
- le varie sanatorie e rottamazioni, che riducono sanzioni e interessi per chi non ha pagato;
- la modifica del ravvedimento operoso, che secondo l’autrice incoraggia a regolarizzarsi solo dopo essere stati scoperti.
Secondo Gabanelli, queste norme trasmettono il messaggio che conviene non pagare subito le imposte e attendere eventuali controlli o future sanatorie.
Nella parte finale vengono riportati dati che mostrano elevate percentuali di contribuenti considerati fiscalmente poco credibili in diverse categorie professionali: medici, dentisti, farmacisti, notai, consulenti finanziari, gioiellieri, balneari, artigiani, ristoratori e baristi. Molti dichiarano redditi medi ritenuti incompatibili con il tipo di attività svolta.
Tesi conclusiva: l’evasione fiscale non è soltanto una violazione della legge, ma un furto collettivo che impoverisce lo Stato, aumenta il debito, riduce le risorse per sanità, istruzione e sostegno sociale e penalizza i contribuenti onesti. Secondo l’autrice, le recenti politiche fiscali rischiano di indebolire ulteriormente il contrasto all’evasione anziché rafforzarlo.
15 giugno 2026





