Massimo Franco ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui evidenzia come il dibattito sulla riforma elettorale sia caratterizzato da molte ambiguità e divisioni trasversali, sia nella maggioranza sia nell’opposizione.
Scrive Franco: ”In assenza di correzioni, la riforma in discussione possa essere fermata prima delle elezioni non è da escludersi, visti i precedenti. Certamente, l’irruzione della formazione estremista di Roberto Vannacci a destra del governo sta complicando la logica del nuovo sistema elettorale: quella di impedire che emergano maggioranze così risicate da rendere inevitabile un esecutivo di compromesso. Lo spettro da esorcizzare è il «pareggio» e dunque una situazione di stabilità precaria, dopo l’esecutivo da record di Meloni”.
E continua: ”Seminano perplessità il premio di maggioranza alla coalizione che prevale; la ripartizione dei seggi senatoriali in alcune regioni a statuto speciale; le liste bloccate e l’assenza delle preferenze; e l’indicazione sulla scheda del possibile premier. Sono dubbi da chiarire: se non altro per evitare esiti paradossali, e possibili motivi di attrito col Quirinale e poi con la Consulta”.
Punti principali
- La maggioranza è intenzionata a procedere con l’approvazione della riforma anche senza il sostegno delle opposizioni, pur esistendo alcune resistenze interne alla coalizione di governo.
- Le opposizioni denunciano possibili forzature democratiche, ma al loro interno non tutti sono contrari alla riforma; alcuni ne condividono almeno in parte gli obiettivi.
- Esiste un consenso quasi generale sul fatto che l’attuale legge elettorale sia insoddisfacente, ma prevalgono calcoli politici e tatticismi che rendono difficile capire quali siano le reali posizioni dei vari attori.
I dubbi costituzionali
L’autore ricorda che il governo, attraverso la ministra Elisabetta Casellati, sostiene che la riforma rispetti la Costituzione. Tuttavia non si può escludere un futuro intervento della Corte Costituzionale, come avvenne in passato con il Porcellum e l’Italicum grazie ai ricorsi promossi da Felice Besostri.
Il contesto politico
Secondo Franco, l’obiettivo della riforma è evitare parlamenti senza una maggioranza chiara e quindi governi fragili o di compromesso. Tuttavia l’emergere della forza politica guidata da Roberto Vannacci alla destra del governo complica i calcoli elettorali.
L’autore sottolinea che non è chiaro chi, nei due schieramenti, consideri prioritario garantire la governabilità e chi invece ritenga accettabile un Parlamento senza una maggioranza netta.
Le divisioni nell’opposizione
Nel centrosinistra emergono posizioni differenti:
- alcuni vorrebbero un’opposizione compatta contro la riforma;
- altri sembrano meno ostili al progetto del governo;
- il dibattito sollevato da Ernesto Ruffini mette in luce una sinistra non unita sulla questione.
Le criticità della riforma
Franco individua diversi aspetti che suscitano perplessità:
- il premio di maggioranza alla coalizione vincente;
- la distribuzione dei seggi del Senato in alcune regioni a statuto speciale;
- le liste bloccate senza preferenze;
- l’indicazione sulla scheda del possibile presidente del Consiglio.
Conclusione
La tesi dell’articolo è che, dietro lo scontro pubblico tra governo e opposizioni, esistano alleanze e dubbi trasversali che rendono il quadro molto meno netto di quanto appaia. Le incertezze politiche e costituzionali potrebbero produrre sorprese durante l’iter della riforma e persino generare futuri contrasti con il Presidenza della Repubblica Italiana e con la Corte Costituzionale.
18 giugno 2026





