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Esteri

A Mosca si scatena la propaganda: «Raduno di falliti, boicottano la pace. Donald un clown»

Marco Imarisio ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui scrive delle convulse reazioni del Cremlino sugli accordi di Evian tra Stati Uniti ed Iran.

Afferma Imarisio: ”«Il formato politico preferito da Trump è quello della soap opera». «Trump recita la parte di una ragazza incinta con sbalzi d’umore improvvisi». «Trump si rivela un Anticristo camuffato da clown». Prima o poi qualcuno scriverà un libro con tutte le poco lusinghiere definizioni del presidente statunitense sfornate ogni giorno dai media russi, che sembrano ignorare i più che cordiali rapporti tra la Casa Bianca e il Cremlino. Ma una cosa è l’informazione per le masse, che deve pur tenere conto dell’antiamericanismo sparso a piene mani dalla propaganda di Stato durante la storia recente e anche prima. Le citazioni di cui sopra sono prese rispettivamente dall’editoriale della Komsomolskaya Pravda, il quotidiano più diffuso nell’intera Federazione, dal reuccio dei blogger-z Alexander Kots, e infine da un esperto militare ospite ieri sera in televisione del solito Vladimir Solovyov”.

E prosegue: ”L’editoriale di ieri pomeriggio del Moskovskij Komsomolets, quasi una dichiarazione ufficiale del Cremlino, invita a non prendere troppo sul serio il G7 di Evian, traendone le solite conseguenze. «I politici europei hanno iniziato sul serio a credere alla propria propaganda secondo cui gli attacchi a distanza ucraini sul territorio russo rappresentano una “svolta”. Bisogna ammettere che la questione crea problemi. Ma i danni da essi causati non sono paragonabili a quelli che il nostro esercito infligge alle infrastrutture dell’Ucraina”.

L’articolo descrive la dura reazione della propaganda e della classe dirigente russa al G7 di Evian e alle posizioni occidentali sulla guerra in Ucraina. Nonostante i rapporti relativamente cordiali tra Washington e Mosca, i media russi continuano ad attaccare Donald Trump con toni molto aggressivi, definendolo in modi sprezzanti e contraddittori, a testimonianza di una propaganda che mantiene forte l’antiamericanismo presso l’opinione pubblica russa.

Secondo Imarisio, il Cremlino ha impartito una linea chiara: screditare il G7 e presentarlo come un incontro inconcludente. Esponenti politici e analisti vicini al potere lo descrivono come un “raduno di falliti” che avrebbe ostacolato ogni prospettiva di pace, accusando in particolare il Regno Unito e l’Europa di spingere l’Ucraina a proseguire la guerra.

Tra gli osservatori russi emerge però anche una preoccupazione: Trump potrebbe cambiare atteggiamento e tornare a sostenere militarmente Kiev, magari facendo finanziare gli aiuti dagli europei mentre gli Stati Uniti mantengono una posizione più defilata.

La narrativa prevalente in Russia sostiene che il vertice non abbia modificato gli equilibri del conflitto. Secondo i commentatori nazionalisti, l’Europa continuerà a sostenere economicamente e militarmente l’Ucraina, gli Stati Uniti cercheranno di negoziare con entrambe le parti e la Russia manterrà l’iniziativa militare sul campo. Per Mosca, quindi, il vero giudizio sulla guerra non si dà nei vertici internazionali ma sul fronte.

Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ribadisce la linea ufficiale del Cremlino: la Russia non starebbe scegliendo di prolungare il conflitto, ma sarebbe costretta a difendersi dall’ostilità occidentale. Lavrov attacca inoltre l’Unione Europea e denuncia il progetto di una più stretta cooperazione militare tra i Paesi europei più ostili a Mosca, il Regno Unito e l’Ucraina.

L’editoriale del quotidiano Moskovskij Komsomolets, considerato vicino al Cremlino, minimizza gli effetti del G7 e degli attacchi ucraini in territorio russo. Pur riconoscendo che questi creano difficoltà, sostiene che i danni inflitti dalla Russia all’Ucraina siano molto maggiori e accusa Kiev e i suoi alleati di vincere soprattutto sul piano della comunicazione e della propaganda. In questa visione, la Russia continua a combattere per difendere e “liberare” territori che considera propri.

L’articolo si conclude osservando che Vladimir Putin, impegnato a Kazan per il vertice ASEAN, non sembra intenzionato a compiere aperture significative. Alla luce del clima politico e propagandistico descritto, Imarisio ritiene difficile intravedere reali prospettive di pace nel breve periodo.

18 giugno 2026