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Esteri

Putin non ha un piano B

Marco Imarisio ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui sostiene che il principale errore dell’Occidente sia aspettarsi che Vladimir Putin abbia una strategia alternativa o sia disposto a rivedere i propri obiettivi in Ucraina. Secondo l’autore, non esiste un “piano B”: Putin continua a perseguire la guerra nonostante i costi economici, militari e sociali per la Russia.

Scrive Imarisio: ”Da una scin­tilla, l’immane incen­dio. È una di quelle frasi che restano attac­cate alla memo­ria, quando si stu­diava la sto­ria sulle enci­clo­pe­die illu­strate per ragazzi. Le imma­gini dise­gnate mostra­vano l’atten­tato di Sara­jevo all’arci­duca Fran­ce­sco Fer­di­nando e poi le sof­fe­renze dei sol­dati in trin­cea. La dida­sca­lia e quell’agget­tivo, immane, sot­to­li­nea­vano l’enor­mità dell’acca­duto, un mas­sa­cro senza senso e senza una vera causa che non fosse un pre­te­sto, qual­cosa che mai più sarebbe dovuto acca­dere nel cuore dell’Europa. Adesso che la guerra in Ucraina ha supe­rato la Prima guerra mon­diale come durata tem­po­rale, sarebbe il caso di guar­dare a cosa pensa dav­vero chi ha sca­te­nato que­sta nuova car­ne­fi­cina. Per farsi un’idea di cosa ci aspetta, e di cosa ci riserva il futuro, nel momento in cui il ruolo di sup­porto dell’Europa nei con­fronti dell’Ucraina viene rin­for­zato e al tempo stesso è sem­pre più messo in discus­sione”.

E continua: ”Don­bass o guerra per sem­pre, que­sto è l’unico baratto che viene pro­po­sto in base a una visione distorta, che Donald Trump aveva fol­le­mente asse­con­dato lo scorso ago­sto ad Ancho­rage. Ma è l’unica che conta, ed è quella sulla quale siamo chia­mati a con­fron­tarci. Putin non cam­bierà idea. Dopo la man­cata presa di Kiev in tre giorni e la cac­ciata di Volo­dy­myr Zelen­sky, resa impos­si­bile dalla com­mo­vente resi­stenza degli ucraini, non c’è mai stato un piano B, que­sto appare evi­dente a chiun­que. Oggi rimane solo il fetic­cio di quel venti per cento di ter­ri­to­rio che ancora manca per dichia­rare una vit­to­ria fasulla, con­tro Kiev e con­tro l’Occi­dente. Ma per averlo, Putin è dispo­sto ad aspet­tare altri anni, altro san­gue, altri mas­sa­cri. L’incen­dio ucraino è ben lon­tano dall’essere spento”.

I punti principali

  • Imarisio paragona la guerra in Ucraina alla Prima guerra mondiale, sottolineando la sua durata e la logica di logoramento da trincea che la caratterizza.
  • Nel discorso tenuto al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, Putin avrebbe mostrato, secondo l’autore, una crescente distanza dalla realtà, minimizzando i problemi dell’economia russa e ignorando le difficoltà create dalla guerra.
  • Imarisio riconosce che l’economia russa attraversa una fase difficile, ma respinge l’idea che sia prossima al collasso: attendere il crollo economico della Russia come soluzione al conflitto sarebbe un’illusione.
  • L’autore descrive una Russia in cui la guerra è ormai visibile nella vita quotidiana: paura degli attacchi con droni, problemi di reclutamento, feriti di guerra presenti nelle città. Tuttavia Putin continuerebbe a ignorare questi segnali.
  • La visione del presidente russo viene rappresentata come quella di una guerra esistenziale contro l’Europa e l’Occidente, alimentata da una narrazione che ha convinto molti russi della necessità del conflitto.
  • Secondo Imarisio, dopo il fallimento dell’obiettivo iniziale di conquistare Kiev rapidamente e rovesciare il governo di Volodymyr Zelenskyy, Putin non ha modificato la propria strategia: ha semplicemente ridotto le ambizioni territoriali.
  • L’obiettivo attuale sarebbe consolidare e completare il controllo dei territori occupati, fino a poter proclamare una vittoria politica, anche se parziale e, secondo l’autore, “fasulla”.

Tesi conclusiva

La conclusione dell’editoriale è pessimistica: Putin non appare disposto a negoziare da una posizione diversa da quella attuale e sarebbe pronto a prolungare il conflitto ancora per anni pur di ottenere un risultato che possa presentare come una vittoria. Per Imarisio, dunque, la guerra non è vicina alla fine perché il leader russo continua a ragionare esclusivamente in termini di forza militare e conquista territoriale.

12 giugno 2026