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Esteri

Scossa dal Qatar per la mediazione: «Mai così vicini»

Greta Privitera ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui, dopo tante settimane di stop and go da parte di Donald Trump, forse questa volta, dopo una quarantina di roboanti annunci di fine delle ostilità (e che ostilità) tra Stati Uniti ed Iran, ci siamo davvero. Anche se con Donald vale il detto ”mai dire mai”.

Scrive, infatti, Privitera: ”Stavolta chi frequenta le stanze dei negoziati tra Repubblica islamica e Stati Uniti usa una voce diversa. «Non siamo mai stati così vicini alla firma», ci racconta una fonte. «Negli ultimi giorni Trump spinge più del solito per chiudere». Da Teheran arriva la stessa musica, ma più cauta. Un funzionario della Repubblica islamica ci dice che mercoledì l’intesa era «finalizzata al 95 per cento». Le agenzie di Stato iraniane parlano di un accordo a un passo, ma senza l’entusiasmo trionfale del presidente americano, con la prudenza di chi non si fida”.

E continua: ”Il primo ministro Mohammed bin Abdulrahman Al Thani e l’inviato Ali Althawadi, raccontano le fonti, hanno lavorato senza tregua con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e con gli uomini di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Hanno limato bozze, suggerito formule, tappato buchi. Le distanze sui punti che contano si sarebbero accorciate, soprattutto su tre fronti. Lo sblocco dei beni congelati, le disposizioni di riapertura di Hormuz, il formato dei nuovi colloqui sul nucleare. Sugli asset il Qatar ha un ruolo decisivo, perché sei miliardi di dollari sono fermi proprio nelle banche di Doha”.

Secondo fonti coinvolte nei negoziati tra Iran e Stati Uniti, le parti sarebbero più vicine che mai a un accordo, nonostante la guerra e i recenti bombardamenti abbiano rischiato di far saltare tutto. Da Washington emerge che Donald Trump sta spingendo con forza per chiudere l’intesa, mentre da Teheran si parla di un accordo completato al “95%”, ma con molta prudenza.

Il principale ostacolo resta lo sblocco dei beni iraniani congelati all’estero. Per l’Iran è una richiesta irrinunciabile, mentre per Trump rappresenta un rischio politico perché potrebbe essere paragonato alla politica di apertura verso Teheran adottata da Obama.

L’accordo era già sembrato imminente in passato, ma era stato bloccato da nuove richieste avanzate all’ultimo momento dagli Stati Uniti. Ora queste condizioni aggiuntive sarebbero state ritirate, riportando il negoziato alla bozza originaria.

Un ruolo decisivo è stato svolto dal Qatar, tornato al centro della mediazione soprattutto per l’urgenza di riaprire lo Stretto di Hormuz, fondamentale per l’economia energetica del Golfo. I mediatori qatarioti hanno lavorato intensamente con rappresentanti iraniani e statunitensi per ridurre le distanze su tre questioni chiave:

  • Sblocco dei fondi iraniani congelati;
  • Riapertura dello Stretto di Hormuz;
  • Definizione dei futuri colloqui sul programma nucleare iraniano.

Secondo le fonti iraniane, anche in caso di firma non si tratterebbe di una soluzione definitiva, ma dell’inizio di una “fase due”: sessanta giorni di trattative sul nucleare durante i quali dovrebbe reggere il cessate il fuoco e avanzare il processo diplomatico.

L’articolo si conclude osservando che, se l’accordo andrà in porto, l’Iran dovrà comunque affrontare enormi problemi interni: danni militari, infrastrutture colpite, crisi economica e una popolazione stremata dal conflitto, che continua a pagare il prezzo più alto della guerra.

12 giugno 2026