Enzo Cheli ha pubblicato un editoriale, su La Stampa, nel quale sostiene che le principali riforme promosse dal governo e dalla maggioranza siano caratterizzate da una forte ambiguità di fondo, che le rende poco coerenti e spesso difficili da realizzare. Secondo l’autore, questo problema emerge in tre ambiti: il premierato, la riforma della giustizia e la nuova legge elettorale.
Scrive Cheli: ”Con il premierato, considerato la madre di tutte le riforme, si è proposta la trasformazione dell’attuale governo parlamentare in una forma di governo ibrida che non è né parlamentare né presidenziale, ma che cerca di cucire insieme la fiducia del Parlamento con l’elezione diretta del Presidente del Consiglio. Una combinazione che, oltre che prospettarsi del tutto inedita, appare anche impraticabile per la contraddizione interna su cui si fonda un progetto che, alla prova dei fatti, ove venisse realizzato rischierebbe più che di rafforzare di paralizzare l’azione del governo”.
E continua: ”Entra adesso in campo la riforma elettorale, anch’essa frutto di una scelta solitaria della maggioranza, che, senza essere una legge costituzionale, assume pur sempre un’elevata valenza costituzionale. Anche questa riforma si pone come obiettivo primario il rafforzamento della stabilità e dell’efficienza del governo introducendo un premio di governabilità alquanto elevato (con 70 deputati e 35 senatori) da assegnare al partito o alla coalizione che abbia raggiunto almeno il 42% dei voti validi”.
- Premierato: Cheli critica il tentativo di combinare l’elezione diretta del presidente del Consiglio con il rapporto di fiducia parlamentare. A suo giudizio si tratta di una formula ibrida e contraddittoria, che rischierebbe di creare paralisi anziché maggiore stabilità governativa.
- Riforma della giustizia: pur presentandosi come una misura a tutela dell’indipendenza della magistratura, la riforma avrebbe in realtà puntato a indebolire il potere giudiziario attraverso la separazione degli organi di autogoverno e altri meccanismi. Per Cheli, questa discrepanza tra obiettivi dichiarati e conseguenze reali ha contribuito alla sua bocciatura referendaria.
- Nuova legge elettorale: l’autore vede una contraddizione anche qui. Il sistema prevede un forte premio di maggioranza per chi supera una determinata soglia di voti, ma se tale soglia non viene raggiunta si passa a un sistema proporzionale puro. Questa alternanza tra logiche opposte renderebbe il meccanismo incoerente e poco razionale.
Nella parte finale, Cheli interpreta queste incongruenze non come semplici errori tecnici, ma come il riflesso di una precisa volontà politica: ridimensionare il ruolo della Costituzione senza dichiararlo apertamente, poiché i cittadini restano fortemente legati ai suoi principi.
La conclusione è un appello a considerare la Costituzione come un patrimonio comune e non come uno strumento di parte. Le riforme costituzionali, quando necessarie, dovrebbero nascere dal dialogo e dal consenso tra le diverse forze politiche, nello spirito che caratterizzò il lavoro dell’Assemblea Costituente. La Costituzione, afferma Cheli, deve continuare a svolgere la sua funzione di elemento di unità per un Paese politicamente diviso.
9 giugno 2026





