Nell’articolo “Salvate anche il soldato russo”, pubblcato sul quotidiano la Repubblica, il prof. Tito Boeri analizza l’elevatissimo costo umano della guerra in Ucraina per l’esercito russo.
I punti chiave sono:
Perdite umane elevate: la guerra ha un numero di morti per chilometro quadrato superiore a qualsiasi altro conflitto, inclusa la Prima Guerra Mondiale, a causa dell’inefficienza dell’esercito russo, delle difese fortificate e della vasta disponibilità di reclute dalle aree più povere del Paese.
Le nuove reclute come “carne da macello”: gli attacchi russi nel Donbass comportano un alto numero di morti tra le nuove reclute, spesso più anziane e senza preparazione, che vengono usate per localizzare le mine e testare le resistenze ucraine.
Dati sulle perdite: secondo i calcoli di media indipendenti come Mediazona e BBC News, i soldati russi uccisi dall’inizio dell’invasione sarebbero più di 250.000.
Strategia di reclutamento: per rimpiazzare i morti e i feriti, la Russia recluta circa 30.000 soldati al mese, non da Mosca o San Pietroburgo, ma dalle regioni più remote e depresse, offrendo generosi compensi economici (fino a 30.000 dollari di bonus e stipendi mensili di 2.000 dollari) e ingenti risarcimenti alle famiglie delle vittime (fino a 150.000 dollari).
Proposta per l’Occidente: l’autore si chiede perché l’Occidente non stia cercando di impedire questo “cinico acquisto di vite umane” e propone di offrire a queste popolazioni prospettive migliori, come programmi di gemellaggio e opportunità di lavoro nei Paesi più floridi, a condizione che la Russia si ritiri dai territori occupati. L’obiettivo è far giungere a queste persone il messaggio che i Paesi liberi offrono un’alternativa migliore al loro “destino di produttori di vite umane”.
26 agosto 2025





