Si scrive e si parla nei talk show di un interesse da parte della premier Giorgia Meloni di essere quirinabile quando nel 2029 cesserà il mandato di Sergio Mattarella. Il ruolo costituzionale del presidente della Repubblica in Italia è particolare, nel senso che è, e deve restare, super partes in quanto rappresenta il Paese, tutto il Paese, non una sua parte. Per le modalità assai aggressive con cui la Meloni svolge in modo inaccettabile, il ruolo di capo del governo, non pare possegga le indispensabili doti di equilibrio per svolgere al meglio il ruolo di capo dello Stato, sembra offrire la sensazione che resti sempre il capo di un’opposizione che mira alla conquista di un potere assoluto sì da avere la possibilità di cambiare le regole del gioco. Che ne pensa il Paese?
È naturale che le voci e i “pettegolezzi” riguardo la successione al Quirinale nel 2029 siano già in circolazione, anche se mancano ancora diversi anni. Il ruolo del Presidente della Repubblica è cruciale nell’ordinamento italiano e, come lei sottolinea, è un ruolo di garante della Costituzione e di rappresentante dell’unità nazionale, che per sua natura deve essere super partes, cioè imparziale rispetto ai partiti e alle dinamiche di maggioranza e opposizione.
Ruolo e requisiti del Presidente della Repubblica
La Costituzione (Art. 87) definisce chiaramente il Capo dello Stato come il rappresentante dell’unità nazionale, e la prassi istituzionale ha consolidato il suo ruolo di arbitro e di “potere neutro” che:
- Vigila sul corretto funzionamento delle istituzioni.
- Interviene nei momenti di crisi politica (nomina il Presidente del Consiglio, scioglie le Camere, ecc.).
- Promulga le leggi e può rinviarle alle Camere se le ritiene incostituzionali o inopportunamente approvate.
- Presiede il CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) e il Consiglio Supremo di Difesa.
Storicamente, i Presidenti della Repubblica sono stati scelti proprio per la loro capacità di mediazione, il loro spessore istituzionale e la loro riconosciuta equidistanza dalla lotta politica quotidiana.
La speculazione su Giorgia Meloni
Le riflessioni che si possono fare sulla figura di Giorgia Meloni come potenziale candidata al Quirinale toccano il nodo centrale: la transizione da leader di parte a garante super partes.
- Prospettiva critica (che lei evidenzia): la sua attuale posizione di leader politico con una marcata impronta identitaria e, a suo dire, un approccio aggressivo o poco conciliante, si scontrerebbe con l’equilibrio e l’imparzialità richiesti per il Quirinale. Il ruolo di capo del governo è per definizione di parte (guida la maggioranza), mentre quello di Capo dello Stato richiede di “rappresentare la Nazione intera” (Art. 87 Cost.).
- Prospettiva politica/storica: è un dato di fatto che molti Presidenti della Repubblica (da Scalfaro a Napolitano, fino a Mattarella) hanno avuto in precedenza carriere politiche di primo piano, ma al momento dell’elezione al Colle hanno dovuto dimostrare una netta e credibile “conversione” al ruolo di garante. La possibilità che Meloni diventi la prima donna al Quirinale è un elemento di forte attrattiva politica per la sua area, ma solleva interrogativi sulla sua capacità di distaccarsi dalle sue posizioni attuali e dalle riforme che il suo stesso governo sta promuovendo (come il premierato).
- Ipotesi alternativa (secondo alcune fonti): alcuni analisti (come Ignazio La Russa nelle ricerche) suggeriscono che Meloni potrebbe puntare più alla continuità come Presidente del Consiglio eletta direttamente (qualora passasse la riforma del premierato) piuttosto che al Quirinale, considerando anche la sua relativa giovane età (avrebbe 52 anni nel 2029) e la voglia di rimanere nell’agone politico attivo.
Queste considerazioni appaiono è molto pertinente: un candidato al Quirinale viene valutato sulla base della sua capacità di unire e di essere percepito come un arbitro neutrale. Per un premier in carica, soprattutto se percepito come divisivo o troppo schierato in senso ideologico, il percorso verso il Colle richiederebbe un cambio di postura radicale e l’ottenimento di un consenso estremamente ampio e trasversale (ricordiamo che l’elezione avviene con maggioranze qualificate in Parlamento). A nostro avviso la Meloni non offre le garanzie di imparzialità richieste e previste per questo delicatissimo incarico, quindi non ha le chances per riuscire nel suo intento, una maggioranza qualificata non l’avrà mai. Piuttosto nell’area della destra-centro chi da la sensazione di posserede i requisiti giusti sembra essereil solo Guido Crosetto. Auguri a Giorgia Meloni!
22 novembre 2025





