L’economista Veronica de Romanis ha pubblicato su La Stampa un editoriale in cui si sofferma sulle stravaganti proposte dei nostri partiti di far aumentare la pressione fiscale per affrontare diversi problemi dei diversi settori della pubblica amministrazione e dei settori privati, quali l’imprenditoria che sta soffrendo a causa anche (ma non solamente) del conflitto mediorientale.
Scrive de Romanis: ”Nel 2025 lo Stato ha speso circa 1.155 miliardi di euro, quasi il 30% in più rispetto al decennio precedente. La voce salita maggiormente – oltre il 40% – è quella dei consumi intermedi, che include i fondi necessari al funzionamento dell’amministrazione, passati da 141 miliardi nel 2016 a 185 nel 2025”.
E continua: ”Nel 2025 il complesso delle spesa pubblica resta superiore di circa 200 miliardi rispetto al 2019. E le previsioni indicano un’ulteriore crescita: nel 2029 dovrebbe raggiungere i 1.245 miliardi di euro, mentre i consumi intermedi sfioreranno i 199 miliardi.In sostanza la spesa aumenta sempre, in tempi cattivi e in tempi buoni, e quindi si è perennemente alla ricerca di nuove coperture. Una possibilità è il ricorso all’indebitamento che, però, costa: la spesa per interessi è passata da 60 miliardi nel 2019 a 87 nel 2025. E allora restano le tasse”
Il ritorno del dibattito sulle tasse e il nodo della spesa. In Italia si assiste a un ritorno bipartisan del dibattito sull’aumento delle tasse (dalle imposte sugli extraprofitti energetici proposte da Salvini e Giorgetti, alla patrimoniale evocata da Schlein e Fratoianni) con lo scopo di finanziare nuove uscite. Citando Milton Friedman («le vere tasse sono le spese»), l’autrice si chiede se il Paese abbia davvero bisogno di nuove risorse, analizzando l’andamento della spesa pubblica.
I numeri della spesa pubblica italiana. L’analisi dei dati evidenzia una crescita costante e apparentemente irreversibile delle uscite statali:
- Nel 2025 lo Stato ha speso circa 1.155 miliardi di euro, quasi il 30% in più rispetto a dieci anni prima.
- I consumi intermedi (i costi di funzionamento dell’amministrazione) sono aumentati di oltre il 40%, passando da 141 miliardi nel 2016 a 185 miliardi nel 2025.
- Durante la pandemia si è registrato un balzo notevole (anche a causa dei bonus edilizi, passati da 14 a oltre 119 miliardi). Tuttavia, finita l’emergenza, la spesa non è scesa: nel 2025 è rimasta superiore di 200 miliardi rispetto al 2019, e le proiezioni per il 2029 stimano un arrivo a 1.245 miliardi.
L’illusione delle tasse “giuste” e degli “extraprofitti”. Poiché la spesa aumenta sia nei momenti di crisi che in quelli positivi, i governi cercano continuamente coperture. Fare ricorso al debito è diventato troppo costoso (la spesa per interessi è salita da 60 a 87 miliardi tra il 2019 e il 2025). Di conseguenza, la politica ricorre all’idea di introdurre tasse presentate come “giuste” perché colpiscono i ricchi o chi guadagna “troppo”. De Romanis critica l’arbitrarietà del concetto di “extraprofitto”, sottolineando come sia difficile e scivoloso definire quando un guadagno derivi da una posizione di rendita o, viceversa, da investimenti di successo, innovazione e capacità imprenditoriale.
La necessità di una spending review e l’assenza di statisti. La conclusione dell’autrice è netta: i dati dimostrano che l’Italia non ha bisogno di più tasse, ma di meno spese. Se l’enorme spesa attuale non produce crescita e non riduce le disuguaglianze, significa che molto denaro pubblico viene sprecato.
Sarebbe quindi necessario un intervento strutturale di spending review (revisione della spesa). L’autrice rimprovera al governo di Giorgia Meloni di non aver sfruttato la propria forza politica in tal senso; al contrario, la scelta di spendere a debito per la crisi energetica segna la fine della prudenza fiscale a favore della propaganda elettorale, basata sull’eterna illusione del “più spendi, più cresci”. Secondo de Romanis, l’Italia avrebbe bisogno non di semplici politici timorosi di perdere voti, ma di veri statisti capaci di spiegare ai cittadini la necessità di riforme strutturali ed economiche rigorose, le quali, come dimostrano le esperienze internazionali, nel medio periodo portano anche a un rafforzamento del consenso politico.
9 giugno 2026





