Milena Gabanelli e Simona Ravizza hanno pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera in cui analizzano l’evoluzione e i limiti delle leggi elettorali in Italia dal 1993 a oggi.
Scrivono Gabanelli e Ravizza: ”«I sistemi elettorali sono lo strumento più manipolativo della politica», sosteneva il celebre politologo Giovanni Sartori. Ma allora quanto conta davvero la legge elettorale su chi vince le elezioni, visto che negli ultimi 33 anni l’abbiamo cambiata quattro volte e adesso si va verso la quinta? Per capirlo occorre comprendere il meccanismo che trasforma il nostro voto in seggi in Parlamento. Da quella formula dipendono due cose: la rappresentanza, cioè quante e quali forze politiche entrano in Parlamento, e la governabilità, cioè fare in modo che dalle urne esca una maggioranza solida in grado di formare un governo che duri i 5 anni per i quali è stato eletto. In Italia trovare l’equilibrio tra le due logiche si è rivelato molto difficile”.
E continuano: ”Dal 2017 si vota con il Rosatellum: il 37% dei posti vanno a chi prende anche solo un voto in più nei collegi e il 63% viene diviso in proporzione ai voti dei partiti. Nessuna possibilità di esprimere preferenze. Nel 2018 il centrodestra prende il 37%, il M5S il 32,7% e il centrosinistra il 22,8%. Alla Camera il centrodestra ottiene 265 seggi, il M5S 227 e il centrosinistra 122. Al Senato il centrodestra arriva a 137, il M5S a 111 e il centrosinistra a 60. Nessuna coalizione ha i numeri per governare da sola come era già successo nel 2013 con una legge elettorale diversa. In 4 anni e 7 mesi 3 governi, media 554 giorni”.
Gabanelli e Ravizza sottolineano che: ”Dopo il fascismo l’Italia, per evitare gli errori del passato, sceglie un modello che faccia contare tutti. Nella cosiddetta Prima Repubblica per 45 anni c’è una sola legge elettorale (esclusa la «legge truffa», con un premio di maggioranza mai scattato). Il cittadino sceglie un partito e può indicare fino a 3 o 4 preferenze: i seggi vanno ai partiti in proporzione ai voti e ai candidati secondo le preferenze. Risultato: massima rappresentatività, ma tanti partiti rendono instabile il governo. Dal ’48 al ’94 si succedono 47 governi, con una durata media di 355 giorni.
Il focus dell’articolo
L’analisi parte da una citazione del politologo Giovanni Sartori: «I sistemi elettorali sono lo strumento più manipolativo della politica». In Italia, la ricerca di un equilibrio tra rappresentanza (garantire voce a tutte le forze politiche) e governabilità (creare maggioranze stabili) è fallita costantemente. I partiti, anziché responsabilizzare gli elettori, tendono a scrivere le regole del gioco basandosi su sondaggi e risultati passati per favorire se stessi.
Le 4 leggi elettorali dal 1993 a oggi (più una bocciata)
- La Prima Repubblica (fino al 1992): Un sistema proporzionale puro con preferenze. Garantiva massima rappresentanza ma zero stabilità: 47 governi in 46 anni, con una durata media di soli 355 giorni.
- Il Mattarellum (1993): Un sistema misto (75% maggioritario nei collegi, 25% proporzionale) senza preferenze. Ha introdotto il bipolarismo, ma i piccoli partiti hanno mantenuto un forte potere di ricatto (facendo cadere i governi Berlusconi I e Prodi I).
- Il Porcellum (2005): Ritorno al proporzionale ma con liste bloccate e un forte premio di maggioranza. Una stessa legge ha prodotto tre esiti opposti:
- 2006: Vittoria risicata di Prodi e maggioranza fragilissima al Senato.
- 2008: Ampia e solida maggioranza per il centrodestra.
- 2013: Stallo totale (“tripolarismo” con il M5S) e necessità di un governo di larghe intese.
- Nota: Nel 2014 la Corte Costituzionale lo boccia per assenza di una soglia minima per il premio e per le liste troppo bloccate.
- L’Italicum (2015): Voluto da Renzi (proporzionale con premio al raggiungimento del 40% o ballottaggio), viene anch’esso bocciato dalla Consulta prima di essere usato.
- Il Rosatellum (2017): Sistema misto attuale (37% maggioritario nei collegi, 63% proporzionale) senza preferenze. Nel 2018 ha prodotto uno stallo (3 governi in meno di 5 anni); nel 2022 ha invece portato alla nascita del governo Meloni.
Verso la quinta legge elettorale
Nonostante l’attuale esecutivo goda di una buona stabilità, la maggioranza ha depositato una proposta per una quinta legge elettorale. I pilastri della nuova proposta prevedono:
- Sistema proporzionale con premio di maggioranza se si raggiunge il 42% dei voti (altrimenti proporzionale puro).
- Indicazione del Premier nel programma.
- Esclusione delle preferenze, mantenendo il potere di scelta dei candidati saldamente in mano ai partiti.
La conclusione delle autrici
Mentre le grandi democrazie occidentali (UK, Germania, Francia, Spagna) mantengono gli stessi sistemi elettorali da decenni, l’Italia continua a cambiarli senza risolvere il problema della stabilità.
La storia dimostra che leggi uguali hanno prodotto esiti diversi e leggi diverse hanno prodotto lo stesso stallo. Questo accade perché il problema reale è la struttura del sistema partitico. Cambiare continuamente le formule a uso e consumo dei partiti non fa altro che allontanare i cittadini dalle urne, convinti che le regole vengano modificate solo per l’interesse di chi governa.
8 giugno 2026





