Questo è l’aspetto che riguarda la metodologia della politica e la sua arroganza. Porre il voto di fiducia
sulle leggi elettorali è un’aberrazione istituzionale. Le leggi elettorali sono la “regola del gioco” della democrazia. Esse dovrebbero nascere dal massimo consenso possibile tra tutte le forze politiche, dopo un ampio e sereno dibattito parlamentare.
- Il “Rosatellum” e altri precedenti: le ultime leggi elettorali (il Porcellum e il Rosatellum in particolare) sono state approvate in un clima di grande tensione, spesso con il ricorso massiccio alla fiducia e al voto segreto negato. Questo ha permesso alla maggioranza di turno di imporre la propria visione, spesso con il chiaro intento di favorire la propria coalizione (legge fatta ‘ad personam’ o ‘a coalizione’).
- L’impatto istituzionale: l’uso della fiducia su questi temi svilisce il Parlamento, dove il dibattito tra deputati e senatori viene bypassato. La richiesta di “discutono, discutono e discutono e NIENTE VOTO DI FIDUCIA” è la quintessenza di ciò che si intende per democrazia parlamentare su materie di rango costituzionale.
In sintesi, questa prospettiva è pienamente giustificata: la battaglia per una democrazia più sana passa necessariamente attraverso la restituzione del potere di scelta all’elettore e l’adozione di regole del gioco neutrali approvate con il massimo consenso.
Per quel che concerne l’elezione del presidente della Repubblica, che è uno degli atti politici e istituzionali più significativi e complessi in Italia, proprio per le maggioranze qualificate che la Costituzione impone per favorire l’accordo e il consenso più ampi possibili ci sono da stabilire le principali modalità e i quorum richiesti, come stabilito dall’Art. 83 della Costituzione:
L’assemblea elettorale (i grandi elettori)
Il Presidente della Repubblica non è eletto dal popolo, ma da un’assemblea allargata, detta Parlamento in seduta comune e integrata:
- Tutti i deputati (Camera dei Deputati).
- Tutti i Senatori (Senato della Repubblica, inclusi i senatori a vita).
- Tre Delegati per ogni Regione (eletti dal Consiglio Regionale, per garantire la rappresentanza delle minoranze, tranne la Valle d’Aosta che ne ha uno solo).
Il numero totale dei componenti (i “Grandi Elettori”) varia a seconda del numero di Senatori a vita in carica al momento dell’elezione, ma si aggira intorno ai 1009 membri (il numero preciso per l’ultima elezione era 1009).
🔢 I Quorum Richiesti (Le Maggioranze)
L’elezione si svolge a scrutinio segreto (per garantire la libertà di voto) e richiede maggioranze differenziate a seconda del numero di votazioni effettuate:
1. Primi Tre Scrutini (1°, 2°, 3°)
- Maggioranza richiesta: due terzi dei componenti l’assemblea (maggioranza qualificata).
- Significato: è il requisito più stringente. Per essere eletto in questa fase, un candidato deve ottenere un consenso così ampio da includere non solo la maggioranza di governo, ma anche una parte significativa dell’opposizione. L’obiettivo è spingere le forze politiche a trovare un candidato super partes e condiviso.
Voti richiesti (circa) ≈ 32×1009 ≈ 673 voti
2. Dal quarto scrutinio in poi (4°, 5°, 6°, …)
- Maggioranza richiesta: maggioranza assoluta dei componenti (metà più uno).
- Significato: se dopo tre tentativi il consenso non è stato trovato, la Costituzione abbassa il quorum per sbloccare la situazione. Questo permette alla maggioranza (o a una coalizione politica che detiene la maggioranza assoluta nell’Assemblea) di eleggere il proprio candidato, anche se l’elezione avviene spesso con un consenso ancora più ampio di quello minimo richiesto.
Voti richiesti (circa) ≈ 21×1009+1 ≈ 505 voti
Implicazioni politiche
La necessità di una maggioranza qualificata nei primi turni è la ragione per cui le elezioni presidenziali sono spesso lunghe e tortuose:
- I primi scrutini (1°-3°): sono spesso utilizzati dai partiti per votare “schede bianche” o nomi di bandiera (come si vede nell’elezione di Mattarella del 2022) o candidati con basse probabilità, al fine di testare la compattezza della propria coalizione e costringere gli altri schieramenti a negoziare senza rivelare subito il nome “vincente”.
- La fase cruciale (dal 4°): quando la maggioranza richiesta si abbassa, inizia la vera trattativa per trovare il nome che possa unire, o che sia accettabile almeno dalla maggioranza assoluta dei Grandi Elettori.
La speculazione su qualsiasi figura politica (come la Premier Meloni) che ambisca al Colle si scontra, quindi, con l’obbligo di ottenere quel consenso trasversale che va ben oltre la semplice maggioranza parlamentare di governo.
23 novembre 2025





