Giuseppe Sarcina ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo relativo all’intesa tra Stati Uniti e Iran.
Scrive Sarcina: ”Le monarchie del Golfo hanno esercitato una forte pressione sulla Casa Bianca, contribuendo a orientare Donald Trump verso l’accordo con Teheran. Le alternative avrebbero avuto un impatto devastante: la ripresa degli attacchi di Stati Uniti e Israele probabilmente avrebbe trascinato l’intera regione in una guerra di lunga durata. Senza contare, naturalmente, la contabilità dei danni economici causati dal blocco dello Stretto di Hormuz: almeno 30 miliardi di dollari, secondo i conteggi degli Emirati Arabi. In ogni caso il post di Donald Trump sul Social «Truth» è ancora generico: «c’è un accordo sulle linee generali, Hormuz sarà riaperto». Secondo le ultime indiscrezioni le delegazioni di Stati Uniti e Iran hanno sottoscritto un testo di una paginetta, incardinato su due punti essenziali: la riapertura dello Stretto e la tregua di 60 giorni per continuare il dialogo”.
E conclude: ”Witkoff e Kushner avevano proposto una moratoria di 20 anni. Vale a dire, in tutto questo arco di tempo, gli scienziati iraniani si sarebbero dovuti dedicare ad altro. Teheran aveva ribattuto: va bene la moratoria, ma solo per cinque anni, aggiungendo che nessuno avrebbe potuto impedire all’iran di usare l’energia atomica per usi civili. A quanto sembra, le due parti si sarebbero incontrate a metà strada. Un compromesso ovvio. Resta, però, da risolvere il problema più delicato: chi custodirà quei 440 chilogrammi di uranio arricchito? Trump li vorrebbe portare negli Stati Uniti. Per l’iran è una soluzione impraticabile. La Russia sarebbe ancora disponibile a stoccarli nei suoi arsenali atomici. Su questo punto la trattativa sembra ancora indietro”.
1. I termini dell’accordo preliminare
Secondo le indiscrezioni, le delegazioni hanno siglato un documento sintetico basato su due pilastri:
- Riapertura dello Stretto di Hormuz: ripristino della navigazione in un punto nevralgico dove transita il 20% del petrolio e il 19% del gas mondiale.
- Tregua di 60 giorni: un periodo di sospensione delle ostilità per permettere la continuazione del dialogo diplomatico.
2. Il ruolo dei Paesi del Golfo e i rischi economici
Le monarchie del Golfo, in particolare gli Emirati Arabi, hanno esercitato forti pressioni su Donald Trump per evitare un’escalation militare che avrebbe devastato la regione. Il blocco dello Stretto ha già causato danni stimati in almeno 30 miliardi di dollari, influenzando i flussi di materie prime essenziali (carburanti, fertilizzanti, semiconduttori e prodotti farmaceutici).
3. La sicurezza marittima e la bonifica
Nonostante l’annuncio di Trump (“Hormuz sarà riaperto”), restano diverse criticità:
- Bonifica delle acque: gli Stati Uniti sono pronti a intervenire con i dragamine per rimuovere le mine piazzate dai Pasdaran.
- Coinvolgimento europeo: si ipotizza una missione navale di scorta ai mercantili che coinvolga Francia, Regno Unito e potenzialmente anche dragamine della marina italiana.
- Il nodo dei Pasdaran: resta l’incognita sulla pretesa dei Pasdaran di controllare il traffico e imporre tasse di passaggio.
4. Il dossier nucleare
Questo è il capitolo più complesso della trattativa:
- Uranio arricchito: l’Iran possiede circa 440 kg di uranio arricchito al 60%, molto vicino alla soglia bellica (90%).
- Moratoria: si cerca un compromesso tra la richiesta USA di una moratoria di 20 anni sulle attività nucleari e la proposta iraniana di soli 5 anni.
- Stoccaggio: resta da decidere dove collocare l’uranio esistente. Trump vorrebbe portarlo negli USA, l’Iran rifiuta, mentre la Russia si è offerta come custode.
In sintesi, l’articolo descrive un’intesa ancora fragile (“50% di probabilità di successo”), definita più come una tregua tattica per evitare il collasso economico e bellico che come una risoluzione definitiva delle tensioni.
24 maggio 2026





