L’web decisamente non perdona nessuno, neanche la nostra presidente del Consiglio Giorgia Meloni. I politici di oggi che parlano e, troppo sovente, straparlano, dovrebbero tenerne conto. Il quotidiano Il Foglio, anni fa, ha sostenuto che l’attuale governo è stato ritenuto convincente perchè non ha mantenuto le sue promesse elettorali. La premier ha avuto la consapevolezza che i conti dovessero essere tenuti in ordine ma, per fare un esempio, sul Superbonus 110 per cento era sempre stata più che favorevole, mentre oggi accusa i precedenti esecutivi di averlo approvato e che ha contribuito a scardinare i conti pubblici di questi anni (cosa in parte vera): purtroppo il debito pubblico è decisamente esploso proprio sotto questo governo, ed è aumentato di oltre 440 miliardi di euro in soli 3 anni e mezzo. E questo particolare resta un problema gigantesco, perchè prima o poi bisogna pagarlo e saranno costretti i nostri figli e nipoti a doverlo fare. Giorgetti ogni anno deve chiedere ai mercati ogni anno questa somma, che è indispensabile a sostenere i costi che devono essere necessariamente affrontati. Cosa si può pensare delle giravolte della Meloni? Ha promesso tanto ed ha mantenuto poco!
Le “giravolte” in politica sono abbastanza comuni, soprattutto quando un partito passa dall’opposizione al governo. Nel caso di Giorgia Meloni, però, il contrasto tra alcune posizioni del passato e quelle attuali è particolarmente evidente, e il tema del Superbonus è uno degli esempi più discussi.
Sul Superbonus 110%, è vero ed incontrovertibile che sia Fratelli d’Italia che la Lega di Salvini che Forza Italia quando erano all’opposizione avevano sostenuto e difeso molto la misura, chiedendo spesso proroghe e meno restrizioni. Una volta al governo, invece, l’esecutivo ha assunto una linea molto più critica e prudente, sottolineando soprattutto l’impatto sui conti pubblici e sui deficit futuri. Questa inversione deriva anche dal fatto che, entrando a Palazzo Chigi, il governo si è trovato davanti ai costi effettivi della misura e alle richieste europee di contenimento della spesa.
Detto questo, la critica che si può e si deve fare ha una base concreta e solida: il debito pubblico italiano continua a crescere anche sotto il governo Meloni. Va però contestualizzato. Una parte consistente dell’aumento deriva da:
- interessi sul debito molto più alti dopo il rialzo dei tassi BCE;
- trascinamento di misure già approvate negli anni precedenti (fra cui il Superbonus);
- rallentamento economico europeo;
- necessità di rifinanziare continuamente il debito in scadenza.
Quando si dice che “il debito è aumentato di centinaia di miliardi”, bisogna distinguere tra:
- nuovo deficit annuale;
- rifinanziamento di titoli in scadenza;
- aumento nominale del debito totale;
- rapporto debito/PIL, che è il dato che normalmente guardano mercati e UE.
È corretto anche dire che il ministro Giancarlo Giorgetti ogni anno deve collocare enormi quantità di titoli di Stato sui mercati: è una caratteristica strutturale dell’Italia, che ha uno dei debiti pubblici più grandi al mondo in valore assoluto. Finché i mercati continuano a comprare BTP a tassi sostenibili, il sistema regge; il problema emerge se crescita economica e produttività restano basse per molti anni.
Sul piano politico, molti osservatori hanno notato che il governo Meloni, una volta arrivato al potere, ha adottato un approccio più pragmatico e meno “di rottura” rispetto alla retorica dell’opposizione:
- prudenza sui conti;
- continuità con vincoli UE e NATO;
- moderazione rispetto ad alcune promesse più radicali;
- nessuna rivoluzione fiscale o istituzionale immediata.
Per alcuni questo è segno di maturità governativa; per altri è un tradimento delle promesse elettorali. Entrambe le letture hanno argomenti.
Dire però che “ha mantenuto poco” dipende anche da quali promesse si considerano prioritarie. Alcune misure identitarie sono state portate avanti (stretta migratoria, premierato come progetto politico, alcuni interventi fiscali), mentre molte promesse economiche più ambiziose sono state ridimensionate dalla realtà dei conti pubblici.
In sostanza: la contraddizione sul Superbonus esiste ed è politicamente evidente. Allo stesso tempo, governare l’Italia spesso porta qualunque forza politica a scontrarsi con limiti finanziari molto più rigidi di quelli raccontati in campagna elettorale.
16 maggio 2026





