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Esteri

Il Dragone guarda gli Usa dall’alto. È la fine del complesso americano

Lorenzo Lamperti ha pubblicato un articolo su La Stampa in cui scrive della visita di Donald Trump in Cina e come viene raccontata dai media e dall’opinione pubblica cinese come il simbolo di un nuovo equilibrio mondiale: Pechino non si sente più inferiore agli Stati Uniti, ma ormai loro pari — se non addirittura in posizione di vantaggio.

Scrive Lamperti:”’Sui media cinesi, anche nei giorni precedenti al summit, domina la formula «coesistenza pacifica». Ma dagli editoriali del Quotidiano del Popolo, l’organo ufficiale del Partito comunista, traspare la convinzione di aver conquistato una posizione di forza. Nel racconto cinese, Trump appare fortemente orientato su commercio e investimenti. Xi, invece, su temi strategici e storici: il ruolo delle grandi potenze, la stabilità internazionale e la necessità di evitare uno scontro sistemico. Non è un dettaglio. Pechino vuole mostrarsi potenza globale e responsabile, mentre Washington si concentra sui risultati immediati per la propria economia”.

E prosegue: ”Poi ci sono i social. Virale la frase di Trump sui manager americani al seguito: «Non volevo il secondo o il terzo, volevo i migliori, qui per rendere omaggio a voi e alla Cina». Molti utenti l’hanno letta come una conferma simbolica della nuova posizione di forza cinese. Lei Jun, fondatore di Xiaomi, che corre verso Elon Musk per un selfie è diventato uno dei momenti più condivisi della giornata. Musk che fa l’occhiolino alla fotocamera. Lei che abbassa il telefono in modalità selfie. E naturalmente la domanda collettiva: quale smartphone stava usando? Risposta: uno Xiaomi 17 Pro. Il figlio di Musk sta avendo una popolarità quasi surreale dopo che Elon ha scritto in cinese che sta imparando il mandarino”.

Il cuore dell’articolo è proprio questo cambio psicologico e simbolico. Sui social cinesi circola l’idea che “una volta i manager cinesi cercavano foto con le star della Silicon Valley, oggi siedono sullo stesso palco”. La visita di Trump viene quindi interpretata come un riconoscimento implicito della forza raggiunta dalla Cina.

Xi Jinping costruisce ogni dettaglio della visita per trasmettere questo messaggio. Cita la “trappola di Tucidide” per sostenere la necessità di una convivenza pacifica tra potenze rivali e sceglie luoghi e simboli carichi di significato storico, come il Tempio del Cielo, emblema di armonia e continuità della grandezza cinese. Anche il banchetto ufficiale, con piatti della regione di Shanghai, suggerisce l’idea di un’ascesa “pacifica” della Cina.

L’articolo sottolinea anche il contrasto tra i due leader:

  • Trump appare concentrato su commercio, investimenti e risultati economici immediati.
  • Xi invece si presenta come statista globale, interessato agli equilibri storici e alla stabilità internazionale.

Anche il linguaggio del corpo rafforza questa narrazione: Xi mantiene il suo stile freddo e protocollare, evitando gesti troppo calorosi nonostante le battute di Trump su un possibile “grande abbraccio”.

Grande spazio è dato poi alla reazione dei social cinesi, dove ogni dettaglio diventa simbolico:

  • la frase di Trump sui “migliori manager americani” portati in Cina viene letta come un omaggio alla superiorità raggiunta da Pechino;
  • il selfie tra Lei Jun ed Elon Musk diventa virale;
  • persino il fatto che il figlio di Musk studi mandarino alimenta entusiasmo nazionalista;
  • meme e commenti ironizzano sugli americani stupiti dalla monumentalità cinese.

La conclusione implicita dell’articolo è che la Cina non pensa di aver “umiliato” Trump, ma sente di aver superato il vecchio complesso d’inferiorità verso gli Stati Uniti. Nel racconto cinese, il tempo in cui Pechino inseguiva Washington sarebbe finito.

15 maggio 2026