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Esteri

Taiwan, la grande paura

L’articolo “Taiwan, la grande paura” di Lorenzo Lamperti descrive il crescente clima di ansia a Taiwan davanti alla possibilità che gli Stati Uniti, con il ritorno di Donald Trump, possano ridurre il loro sostegno all’isola nella competizione con la Cina di Xi Jinping.

Scrive Lamperti: ”Un jet cinese scompare al largo di Taiwan. Pechino annuncia una zona di interdizione aerea. In poche ore, l’operazione si trasforma in un blocco navale. L’isola è tagliata fuori dal mondo: niente energia, rifornimenti o prelievo di contanti. Coi cavi sottomarini recisi non c’è accesso a internet, mentre una quinta colonna “pro riunificazione” prende il controllo delle strade. È l’incipit di Zero Day. Uscita l’anno scorso, è la prima serie tv taiwanese che mette in scena un’ipotetica “invasione”. Il governo del Partito progressista democratico (Dpp), considerato “secessionista” da Pechino, l’ha supportata per alzare la consapevolezza del rischio in una popolazione spesso ritenuta compiacente. L’opposizione del Kuomintang (Kmt), la cui nuova leader Cheng Li-wun dice di sentirsi «orgogliosamente cinese» e poche settimane fa è stata protagonista di uno storico incontro con Xi Jinping, l’ha criticata perché «mira a creare il panico»” .

E continua: ”Mentre Donald Trump atterra a Pechino, nelle strade di Taipei la vita continua come sempre: il rumore degli scooter è incessante e i mercatini notturni brulicano. Eppure, sull’isola si sta facendo strada il timore di un abbandono degli Stati Uniti. Nel dicembre 2016, appena eletto alla Casa Bianca, Trump parlò al telefono con Tsai Ing-wen, nella prima e sin qui unica conversazione tra i leader di Washington e Taipei dal 1979. Alla vigilia della sua partenza per la Cina, Trump ha invece dichiarato che discuterà con Xi della vendita di armi a Taiwan, rompendo (almeno a parole) la storica prassi che impone a Washington di non trattare con Pechino il supporto difensivo all’isola. «Così sembra dare ragione a Xi, che ritiene Taiwan una questione interna cinese», ripetono i commentatori nei coloriti talk show”.

Il testo si apre con la serie tv taiwanese Zero Day, che immagina un blocco totale dell’isola da parte della Cina: internet interrotto, isolamento economico e caos interno. La serie riflette una paura reale e crescente nella società taiwanese.

Il punto centrale dell’articolo è il timore che Trump possa “negoziare” Taiwan con Pechino. Se nel 2016 aveva mostrato vicinanza a Taipei parlando con Tsai Ing-wen, oggi sembra più disposto a trattare la questione taiwanese come parte del rapporto diretto con Xi. Questo alimenta l’idea che Taiwan possa diventare una pedina sacrificabile nella strategia americana.

Il governo taiwanese prova a rassicurare la popolazione, sostenendo che i rapporti con Washington restano solidi, ma emergono anche dichiarazioni insolite di preoccupazione da parte di funzionari taiwanesi. Secondo un sondaggio della Brookings Institution, molti cittadini si sentono meno sicuri dopo il ritorno di Trump.

L’articolo mostra però una società divisa:

  • alcuni temono l’abbandono americano e il conseguente rafforzamento della Cina;
  • altri pensano che Trump usi Taiwan come leva negoziale ma non arriverà a “cederla”, anche per interessi economici e militari.

Grande attenzione viene data anche al ruolo strategico dei semiconduttori taiwanesi, soprattutto di TSMC. Gli investimenti negli Stati Uniti potrebbero ridurre la dipendenza americana da Taiwan e quindi diminuire l’interesse di Washington a proteggerla militarmente.

Nella parte finale emerge un’altra forma di influenza cinese: quella culturale e digitale. Tra i giovani taiwanesi sono molto diffusi contenuti e app cinesi come Douyin. Una commerciante sintetizza il timore dell’isola: il cambiamento potrebbe arrivare “non con le armi, ma con una connessione Wi-Fi”.

L’articolo si chiude con l’immagine dei rifugi antiaerei comparsi a Taipei dopo le esercitazioni militari cinesi del 2022: simbolo di una popolazione che continua a vivere normalmente, ma con la consapevolezza crescente di essere sempre più esposta e forse più sola nello scontro tra Cina e Stati Uniti.

14 maggio 2026