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Economia

I nostri conti non tornano. E la politica parla d’altro

Carlo Verdelli ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui sostiene che l’Italia stia vivendo un serio peggioramento dei conti pubblici, ma che la politica continui a ignorare il problema, concentrandosi invece su polemiche, equilibri interni e consenso elettorale.

Scrive Verdelli: ‘‘Nonostante i cinque anni di sostegno del Pnrr (quasi 200 miliardi per noi, i più beneficiati) diventiamo maglia nera dell’area Euro, fanalino di coda tra i Paesi più fragili. Un traguardo purtroppo storico che, al netto della diminuzione di credibilità come Paese, renderà più diffidenti gli investitori a scommettere su di noi, costretti come siamo a pagare interessi sempre più alti su un debito pubblico sempre più fuori controllo. Tra le molte altre ricadute, ci sarà la difficoltà di ottenere dalle Ue una deroga per «emergenza energetica» sullo scostamento di bilancio (siamo al 3,1%, dovremmo stare sotto il 3) per liberarci da una delle tante procedure d’infrazione a cui già siamo sottoposti. Come non sembra alla nostra portata rifinanziare oltre la scadenza di giugno il bonus per il taglio delle accise sui carburanti. Gli italiani non saranno contenti, e invece gli italiani vanno tenuti buoni, anche sottacendo il reale stato patrimoniale di un’italia obiettivamente più povera. E la ragione per non inquietarli è che presto si tornerà a chiedere loro il voto, l’anno prossimo sicuramente. Succede così che, in vista di questa scadenza, persino dei dati preoccupanti come quelli appena riportati non occupino il centro del dibattito, non diventino l’emergenza numero uno della politica, ma vengano riposti in un cassetto in attesa di tempi migliori, alibi più spendibili, promesse più roboanti”.

E continua: ”Rimontare una congiuntura sfavorevole è possibile, come lo è recuperare il tempo e le risorse perdute da chi ha governato prima o molto prima. Basta decidere di pensare lungo e non alla prossima scadenza elettorale, locale, referendaria o nazionale che sia. Mattarella ha appena consigliato ai politici di imparare ad ascoltare. Gli italiani hanno molto da dire, a cominciare dall’oggi faticoso che sperimentano. Basta non prenderli in giro col gioco delle tre carte: raccontargli le cose come stanno, con onestà, e cominciare a togliere i privilegi a chi non ne ha diritto”.

Il punto di partenza è la previsione del Fondo Monetario Internazionale: nel 2026 l’Italia dovrebbe diventare il Paese con il peggior rapporto debito/Pil dell’Eurozona, superando perfino la Grecia. Secondo Verdelli questo rappresenta un fallimento storico, aggravato dal fatto che l’Italia ha beneficiato enormemente dei fondi del Pnrr senza riuscire a migliorare davvero la propria situazione economica.

L’autore attribuisce la responsabilità non solo al governo attuale, ma a decenni di cattiva amministrazione e incapacità politica. Le conseguenze sarebbero pesanti: minore credibilità internazionale, investitori più diffidenti, interessi più alti sul debito e minore libertà di spesa da parte dello Stato.

Verdelli critica sia opposizione sia maggioranza:

  • l’opposizione sarebbe impegnata soprattutto in discussioni interne e strategie elettorali;
  • il governo Giorgia Meloni apparirebbe distratto da conflitti politici, polemiche mediatiche e tensioni tra alleati.

Secondo l’editoriale, la priorità della maggioranza sembra diventata la durata del governo — battere il record di longevità — più che affrontare i problemi strutturali del Paese, come evasione fiscale, salari stagnanti e crescita debole.

Nella parte finale Verdelli porta l’esempio della Spagna, citando il miglioramento economico ottenuto negli ultimi anni sotto Pedro Sánchez: crescita dei consumi, del Pil e dei salari reali. Il confronto serve a dimostrare che invertire una situazione difficile è possibile, se la politica pensa al lungo periodo invece che alle prossime elezioni.

La conclusione è un appello alla sincerità e alla responsabilità: i cittadini, dice Verdelli, meritano che venga raccontata la realtà dei conti pubblici e che si intervenga seriamente sui privilegi e sugli sprechi, per ridare prospettive al Paese.

13 maggio 2026