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Editoriali

Dottor Chatbot “non mi sento bene”

Ruggiero Corcella ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui scrive che ogni giorno, milioni di persone pongono domande all’intelligenza artificiale su temi di salute e, secondo un recente sondaggio, 8 su 10 prendono decisioni o cambiano comportamenti dopo le risposte. Sono scomparsi i «disclaimer» che avvisavano l’utente di non trovarsi di fronte a un vero medico. L’intelligenza artificiale, insomma, è entrata in modo rapido e spontaneo nella vita sanitaria quotidiana delle persone, molto più velocemente di quanto istituzioni e sistemi sanitari riescano a governarla. Secondo un sondaggio della società di ricerca Rock Health, un adulto americano su tre ha già consultato chatbot basati sull’AI per questioni di salute, con un raddoppio rispetto all’anno precedente. Per molti utenti, questi strumenti sono diventati parte integrante della gestione personale della salute.

Afferma Corcella: ”Un intervistato su tre (32%) dichiara di essersi rivolto almeno una volta ai chatbot basati sull’intelligenza artificiale per ottenere informazioni sulla salute, il doppio rispetto a un anno fa (16%). Altri canali digitali più consolidati per le informazioni sulla salute (ad esempio, la ricerca online, i siti web sulla salute) sono ancora più diffusi e, a titolo di confronto, il loro utilizzo è cresciuto di tre punti percentuali nell’ultimo anno. Per molti, l’AI è diventata rapidamente parte integrante della gestione della propria salute. Il 64% degli utenti di intelligenza artificiale la utilizza per porre domande sulla salute con una frequenza settimanale o superiore. «Stiamo assistendo a un ingresso “bottom-up” nel sistema della salute: persone che utilizzano piattaforme come CHATGPT, Claude e Gemini per ottenere risposte cliniche, spesso al di fuori di qualsiasi governance sanitaria strutturata», mette in guardia Federico Semeraro, presidente di European resuscitation council ed esperto di AI”.

L’uso dei chatbot copre l’intero percorso di cura: dalla valutazione dei sintomi alle opzioni terapeutiche, dalle informazioni sui farmaci alla prevenzione, fino alla preparazione delle visite mediche. È particolarmente diffuso tra chi soffre di patologie croniche e tra utenti giovani, digitalmente attivi e abituati al monitoraggio continuo di sonno, attività fisica e altri parametri.

La piattaforma più utilizzata è ChatGPT (sviluppata da OpenAI), molto più dei chatbot offerti da sistemi sanitari o assicurazioni. Questo ingresso “dal basso” solleva però seri interrogativi: i cittadini usano strumenti non certificati, al di fuori di qualsiasi governance clinica, con rischi rilevanti per privacy, sicurezza dei dati e affidabilità delle risposte.

Un elemento particolarmente preoccupante è la scomparsa quasi totale dei disclaimer che ricordavano all’utente di non trovarsi di fronte a un medico. I chatbot comunicano con sicurezza e autorevolezza, mentre la medicina reale è fatta di incertezze, probabilità e valutazioni progressive. Il rischio maggiore non è l’errore evidente, ma quello “invisibile”, formulato in modo convincente e quindi difficilmente messo in discussione.

L’impatto concreto dell’AI è già forte: otto utenti su dieci dichiarano di aver preso decisioni dopo aver consultato un chatbot. Molti cercano poi conferme, ma una quota significativa cambia comportamenti di salute o modifica persino le terapie farmacologiche. Questo avviene nonostante l’AI “consumer” resti molto distante dall’AI clinica, che è invece sottoposta a rigorosi processi di validazione, trasparenza e supervisione umana.

Il nodo centrale diventa quindi regolatorio ed etico: chi decide quando un sistema è abbastanza sicuro per essere usato da milioni di persone? Lasciare questa scelta al solo mercato o alle aziende tecnologiche — come Anthropic o Microsoft — è considerato pericoloso dagli esperti. La soluzione indicata è lo sviluppo di piattaforme pubbliche, integrate e certificate, capaci di coniugare innovazione, qualità dei dati e responsabilità clinica.

In sintesi, l’articolo mette in luce un paradosso: l’AI sanitaria è già ampiamente utilizzata e influenza le decisioni delle persone, ma corre molto più veloce delle regole, delle prove scientifiche e delle tutele necessarie.

3 maggio 2026