Il prof. Mario Deaglio ha pubblicato su La Stampa un editoriale in cui, partendo dai recenti dati Eurostat sul primo trimestre del 2026 e che fotografano una frenata generalizzata e profonda dell’economia europea, scrive della complicatissima situazione economica in cui versa l’Unione Europea e l’Italia in particolare.
Scrive Deaglio: «La statistica», scrissero i fratelli Goncourt, «è la prima delle scienze inesatte». È con questa premessa che occorre esaminare le statistiche economiche ancora allo stato grezzo diffuse ieri dall’Eurostat sia a livello europeo sia per ogni paese dell’Ue, Italia compresa, naturalmente. Esse confrontano l’andamento del Pil nel primo trimestre del 2026 con quello dei trimestri precedenti e il loro scopo non è la precisione, bensì la segnalazione di una tendenza e in questo i numeri non lasciano dubbi: siamo di fronte a una frenata, generalizzata e molto forte, di un’economia europea molto debole.Per questo il Pil, depurato dell’inflazione, è passato da una crescita, già nettamente insufficiente, (0,3–0,4 per cento rispetto al trimestre precedente) a metà dell’anno scorso a un livello dello 0,1 per cento indicato per il primo trimestre di quest’anno. In altri termini, siamo quasi fermi, in un mondo in cui il rallentamento è generale ma non così marcato: gli Stati Uniti si collocano attorno al 2 per cento, per la Cina i dati non sono di immediata interpretazione ma dovrebbero collocarsi attorno al 3-5 per cento”.
I punti salienti dell’articolo sono:
- Il declino europeo: non è solo l’Italia a soffrire (sebbene il nostro Paese sia storicamente abituato a “galleggiare”), ma l’intero blocco continentale. Anche locomotive come Francia e Germania mostrano segnali di forte rallentamento o crescita zero.
- L’emergenza sociale: la crisi economica si riflette nel dato sulla povertà: quasi 93 milioni di cittadini europei (il 20% della popolazione) sono a rischio esclusione sociale. L’Italia, con il 23%, è di poco sopra una media che sta tristemente peggiorando in tutto il continente.
- Lo shock energetico e geopolitico: il blocco dello stretto di Hormuz, i danni ai siti petroliferi e le tensioni nell’OPEC stanno provocando uno shock petrolifero che, secondo l’OCSE, ridurrà drasticamente il PIL globale e farà impennare l’inflazione (fino al 9% nel secondo anno).
- La crisi agricola: alla crisi energetica si aggiunge quella alimentare, dovuta al blocco delle rotte commerciali da cui transita un terzo dei fertilizzanti mondiali, già scarsi a causa del conflitto ucraino.
In conclusione, Deaglio sottolinea come geopolitica e geoeconomia abbiano creato un circolo vizioso pericolosissimo. La soluzione non può essere nazionale, ma richiede una “cura UE” immediata e coordinata per interrompere questa spirale di recessione e inflazione.
2 maggio 2026





