Con il duo Meloni-Giorgetti al governo il debito pubblico italiano è cresciuto, dal 22 settembre 2022 ad oggi di oltre 333 miliardi di euro. (si noti che dall’inizio del mese al 22 settembre stava calando grazie alle cure dell’esecutivo guidato da Mario Draghi!). Cerchiamo, adesso, di descrivere la curva del debito pubblico dal 1960 e, questo, per comprendere la sua evoluzione dagli anni d’oro della lira e dall’introduzione dell’euro.
La curva del debito pubblico italiano: 1960-oggi
Il debito pubblico italiano ha avuto una dinamica complessa e in costante crescita nel corso degli ultimi decenni, con picchi e fasi di relativo rallentamento. È importante analizzarlo sia in termini di valore assoluto (miliardi di euro) che in rapporto al PIL (Prodotto interno lordo), che è l’indicatore più comune per valutarne la sostenibilità.
1. Gli anni ’60 e ’70: Il lento avvio della crescita. In questo periodo, il debito pubblico italiano, in rapporto al Pil, era relativamente basso. Tuttavia, ha iniziato a mostrare i primi segni di crescita, passando da circa il 37% nel 1970 a circa il 58% nel 1981. Le cause principali furono gli elevati deficit primari (spesa pubblica superiore alle entrate, al netto degli interessi sul debito) e una gestione fiscale non sempre oculata.
2. Gli anni ’80 e ’90: l’esplosione del debito Questo è stato il periodo di maggiore crescita del debito pubblico in rapporto al Pil. La spesa pubblica divenne molto elevata, alimentata anche dalla necessità di sostenere le imprese statali e dal costo degli interessi sul debito accumulato, a causa di tassi elevati. Il “divorzio” tra la Banca d’Italia e il Tesoro del 1981, che rimosse l’obbligo per la Banca centrale di acquistare i titoli di Stato invenduti, ha reso il finanziamento del debito più oneroso. In questo periodo, il rapporto debito/Pil arrivò a superare il 120% a metà degli anni ’90.
3. L’introduzione dell’euro: la lunga flessione del rapporto debito/Pil. In vista dell’ingresso nell’euro, l’Italia ha implementato un rigoroso consolidamento fiscale tra il 1995 e il 2007. Questo sforzo, unito a una crescita economica sostenuta, ha portato a una costante riduzione del rapporto debito/Pil, che è sceso fino a circa il 104% nel 2007. Questo periodo è stato caratterizzato da avanzi primari e da una maggiore disciplina finanziaria. L’introduzione dell’euro, di per sé, non ha causato un’immediata esplosione del debito, ma ha coinciso con un periodo di forte impegno per il risanamento dei conti pubblici.
4. La crisi del 2008 e la nuova crescita. La crisi finanziaria globale del 2008-2009 e la successiva crisi dei debiti sovrani hanno segnato l’inizio di una nuova fase di crescita per il debito italiano. I salvataggi bancari, la recessione e la necessità di stimolare l’economia hanno portato a un aumento della spesa pubblica e a una diminuzione delle entrate fiscali. In questo periodo, il rapporto debito/Pil è tornato a salire, raggiungendo circa il 135% nel 2014.
5. L’era Covid-19 e oltre. La pandemia di Covid-19 ha causato un picco storico del debito pubblico, spingendo il rapporto debito/Pil a circa il 155% nel 2020. Le ingenti spese sanitarie, i sostegni all’economia e la forte contrazione del Pil hanno contribuito a questo aumento. Negli anni successivi, grazie alla ripresa economica e all’inflazione, si è assistito a una lieve riduzione del rapporto, pur mantenendosi su livelli elevatissimi, ben superiori a quelli di Germania, Gran Bretagna, Francia e Spagna con cui spesso amiamo confrontarci.
Per comprendere meglio: alla fine del 2024, secondo dati Eurostat riportati da Eunews, l’Italia presentava un debito pubblico del 135,3% del Prodotto interno lordo. Francia e Spagna avevano rispettivamente il 113,0% e il 101,8%, mentre Germania e Gran Bretagna avevano rapporti più bassi, con la Germania addirittura intorno al 65% e il gli anglosassoni guidati da Keir Starmer al 101,8%. Per gli Stati Uniti, i dati più recenti indicano un rapporto di circa il 99% del Pil. Ebbene, l’Italia ha il rapporto peggiore e non c’è granchè da festeggiare, anzi.
15 settembre 2025





