Le questioni che agitano il mondo intero, da oriente a occidente, sono complesse e riflettono una profonda ansia per lo stato del mondo attuale. Analizziamo alcuni degli argomenti.
Il contesto globale e l’analisi della crisi
Un punto di partenza è l’idea che il mondo si stia avvicinando al collasso e che la responsabilità sia collettiva. Questa sensazione di disordine globale è diffusa e alimentata da una serie di eventi. La crescita di leader autoritari, la guerra in Ucraina, le tensioni in Asia (Taiwan, Xinjiang) e il conflitto in Medio Oriente sono tutti segnali di una situazione internazionale tesa e imprevedibile.
La fine di un’era di relativa stabilità, in cui gli Stati Uniti erano visti come l’unica superpotenza, ha aperto la strada a un mondo multipolare, ma anche a un maggiore caos. La democrazia è in difficoltà in molte parti del mondo, e il nazionalismo e l’isolazionismo stanno crescendo, mettendo in discussione le basi della cooperazione internazionale.
Il ruolo dei leader e delle istituzioni
C’è forte preoccupazione riguardo all’inefficacia delle istituzioni internazionali. Non si può non sottolineare la necessità ormai improcrastinabile di riformare il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, un organismo che si trova sempre più sovente paralizzato dal potere di veto dei suoi membri permanenti, che sono anche i principali protagonisti delle tensioni globali.
· Donald Trump: la sua presidenza ha segnato una rottura con la tradizione diplomatica americana, indebolendo alleanze storiche e mettendo in discussione il ruolo degli Stati Uniti come leader globale.
· Vladimir Putin: l’invasione dell’Ucraina è stata una chiara violazione del diritto internazionale, destabilizzando l’Europa e scatenando una delle più grandi crisi umanitarie del continente.
· Xi Jinping: le sue politiche nello Xinjiang e le crescenti pressioni su Taiwan hanno sollevato preoccupazioni a livello internazionale per i diritti umani e per la stabilità regionale.
· Benjamin Netanyahu: il conflitto israelo-palestinese, in particolare la risposta a Hamas e la situazione a Gaza, ha sollevato enormi polemiche e ha acuito le tensioni in Medio Oriente.
Questi uomini politici, questi personaggi che, ormai, possiamo tranquillamente definire veri e propri autocrati che del diritto internazionale ne hanno fatto e continuano a farne carta straccia, non sono degni di rappresentare i rispettivi Paesi. Ma il mondo pare essersi rassegnato e il popolo che ha contribuito alla loro elezione sembra impotente e non capisce che se durante la prossima sessione plenaria delle Nazioni Unite non si discute di quanto, da anni, sta succedendo nel mondo e non muta questo stato di guerra permanente in molti angoli della Terra, occorre una mobilitazione dal basso, sì da imporre a questi irresponsabili governanti (Trump, Putin, Xi, Netanyahu, per non dimenticarsi di Maduro e di Kim Jong-un e, perchè no? di Erdogan) a mutare strategia e porre come primo traguardo da raggiungere per il mondo interno una condizione di pace permanente. La china intrapresa è estremamente pericolosa. Si rischia il baratro. Bisogna che ce ne rendiamo conto. Nascondere la testa sotto la sabbia non è utile.
16 settembre 2025
3. Continua





