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Arte e Cultura

L’esilio di Eros. 9

di Antonello Catani

Le cose non cambiano in un altro romanzo, Les étoiles du Sud di Julien Green, ambientato anch’esso nell’America dilaniata dalla guerra di secessione. Nonostante l’autore faccia dire a uno dei personaggi che la vera passione è “l’amour sauvage”,17 quando poi si passa alla descrizione di una scena d’amplesso, del dichiarato vulcanismo della passione non giungono al lettore che timide e annacquate metafore:

             Entrambi si avvinghiarono come se si ritrovassero dopo un lungo viaggio. La

             gioia li sospingeva corpo e anima verso un paese dove la paura era

             sconosciuta. Ansimando, ella implorava dentro di sé che quella morte al

             mondo non avesse mai fine […] Egli la prese di nuovo, e di nuovo ella perse la

             coscienza del mondo attorno a loro. L’alba li strappò l’uno dalle braccia

             dell’altro.18

       Come si vede, nonostante l’abissale differenza e qualità di genere letterario e la distanza temporale fra le varie opere, la continuità di atteggiamento è inequivocabile: un certo tipo di letteratura – guarda caso, quella con più consapevoli ambizioni artistiche – rifugge dal realismo nella rappresentazione erotica. In realtà, tale ritrosia è il sintomo di un conflitto che va alle radici stesse della cultura occidentale, poiché riguarda l’atteggiamento nei confronti di Eros, il suo ruolo, la sua stessa natura, atteggiamento che sembra appunto sdoppiarsi in due versioni antitetiche e altrettanto incomplete e monocordi: quella del voyeurismo sessuale fine a sé stesso della cosiddetta ‘letteratura libertina’, e quella della ritrosia e del pudore descrittivo mostrati invece dalla letteratura considerata ‘seria’.

2. Una nudità asessuata

      La letteratura non è del resto un’eccezione a questa singolare ritrosia nei confronti della rappresentazione erotica e, per estensione, del sesso.

      Nonostante la massiccia presenza del nudo nella storia dell’arte occidentale testimoni del fascino suscitato dalla bellezza corporea – basta pensare alla scultura greca o alla pittura rinascimentale – si tratta quasi sempre di corpi idealizzati, solitari o comunque non colti in posture esplicitamente erotiche o in un realistico amplesso, col risultato, dunque, che anche i loro tratti sessuali sono solo vagamente accennati, quando non sono prudentemente coperti. Così, nonostante la spesso quasi prodigiosa abilità tecnica e la precisione nel rendere anche i minimi particolari – vedi la pittura fiamminga – quando si tratta delle zone più specificamente erotiche del corpo umano, per non parlare poi di veri e propri atti sessuali, il dettaglio viene meno, mentre quegli atti non diventano neanche soggetto di rappresentazione.

      Se insomma la storia dell’arte occidentale è ricca di nudi, così come quella della letteratura lo è di storie erotiche, anche la prima appare altrettanto refrattaria al realismo erotico-sessuale.

      In maniera contradditoria, data la scarsa legittimazione da lui attribuita – come vedremo più avanti – alla componente visiva del rituale erotico, tale ritrosia non era sfuggita a uno studioso di psicologia come Hesnard, il quale rimarcava che l’arte non specificamente erotica non osa ancora rappresentare, al momento attuale, nè le attitudini caratteristiche del desiderio e neanche il dettaglio del sistema peloso sessuale che, tuttavia, riprodotto dallo scalpello o dal pennello, potrebbe aspirare allo stesso valore estetico dei boccoli del pastore greco o della barba del dio olimpico.19


17 J. Green, Les étoiles du Sud, Paris, 1991, p. 177.

18 J. Green, Op. cit., pp. 379-380: “Tous deux s’enlacèrent comme s’ils se retrouvaient après un long voyage. La joie les emportait corps et âme dans un pays où la peur n’existait plus. Haletante, elle suppliait intérieurement que cette mort au mond ne prît jamais fin […] Il la prit de nouveau et de nouveau elle perdit conscience du monde autour d’eux. L’aube les arracha l’un à l’autre.”

19 A.Hesnard, La sexology, Paris 1959, p. 134.

16 aprile 2026

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