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Economia

Il debito pubblico che aumenta, un freno a Meloni 1

Il debito pubblico italiano è aumentato, con Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, di ben 414 miliardi di euro. La stranezza che si può notare è che la comunità finanziaria internazionale non sembra tenere in grande considerazione questa ”macchia nera” dell’economia italiana. Uno dei problemi del nostro Paese è trovare le indispensabili risorse per fare fronte ad una serie di esigenze: per migliorare i servizi sanitari, l’istruzione, i servizi pubblici, i dissesti idrogeologici e quant’altro. Si pagano oltre 80 miliardi di euro all’anno per la voce “interessi sul debito” di oltre 400 miliardi di euro). E prima o poi l’Italia dovrà anche restituire i tanti soldi (ogni anno il Belpaese deve chiedere ai mercati oltre 400 miliardi di euro di nuovi prestiti). Che fare? La premier Meloni insieme al ministro dell’economia Giorgetti chiede la sospensione del patto di stabilità alla Von der Leyen, ma questa richiesta dovrebbe essere consentita dagli altri Paesi e si sa fin troppo bene che i cosiddetti Paesi frugali non saranno affatto d’accordo.

Questo è il nervo scoperto dell’economia italiana. L’analisi mette in luce un paradosso che molti osservatori si pongono: perché, nonostante numeri apparentemente allarmanti, i mercati non stanno “attaccando” l’Italia come nel 2011?

Cerchiamo di analizzare la situazione con un po’ di realismo, distinguendo tra la percezione dei mercati e la cruda realtà dei conti pubblici.


1. Il paradosso dei mercati: perché non c’è panico?

È vero che il debito è salito (superando la soglia psicologica dei 3.414 miliardi di euro), ma la comunità finanziaria guarda a diversi fattori oltre alla cifra assoluta:

  • L’inflazione “amica” del debito: negli ultimi due anni, l’inflazione alta ha aumentato il PIL nominale. Poiché il rapporto si calcola come PIL/debito​, se il denominatore (PIL) cresce per via dei prezzi, il rapporto resta stabile o scende leggermente, anche se il debito nominale aumenta.
  • La composizione del debito: parte del debito italiano è ora in mano a investitori domestici (famiglie italiane tramite BTP Valore) e istituzionali, rendendoci meno vulnerabili agli umori dei grandi fondi speculativi esteri. Da considerare che se l’economia dovesse volgere al brutto, anche gli italiani alleggerirebbero i loro portafogli!
  • La credibilità politica: piaccia o meno, il governo Meloni ha mantenuto una linea fiscale piuttosto prudente nei bilanci, evitando “colpi di testa” che avrebbero spaventato l’Europa. Questo rassicura i mercati più di ogni altra cosa.

2. Il macigno degli interessi

Pagare 80-90 miliardi di euro l’anno solo di interessi è una tragedia nazionale. È una cifra che sottrae risorse vitali a sanità, istruzione e infrastrutture. È il cosiddetto “costo opportunità”: ogni euro che va a un obbligazionista è un euro che non va in un ospedale.

3. La partita europea e il nuovo Patto di Stabilità

La richiesta di sospendere il Patto è ormai fuori tempo massimo, poiché le nuove regole sono state già approvate. La sfida ora non è “sospenderlo”, ma come interpretarlo:

I Paesi frugali: Germania, Olanda e i Paesi nordici non accetteranno mai deroghe infinite. Per loro, il debito italiano è un rischio sistemico per l’Eurozona. La “Golden Rule” mancata: l’Italia sperava di escludere gli investimenti green e per la difesa dal calcolo del deficit. Questo è passato solo in minima parte.

Il PNRR: è stata l’unica vera ancora di salvezza. Se spendiamo bene quei fondi, alziamo la crescita strutturale del PIL e il debito diventa sostenibile. Se falliamo, il ritorno dell’austerità sarà inevitabile.

17 aprile 2026

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