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Arte e Cultura

L’esilio di Eros. 8

di Antonello Catani

L’allusione-metafora non è però uno strumento tipico solo di autori cosiddetti ‘neo-classici’, come Goethe, o di altri più esplicitamente romantici, come Kleist e Novalis. La ritroviamo, per esempio, anche in un Flaubert, che non era nè classico nè romantico. Nonostante, quando si tratta di restituire i pensieri di Emma Bovary, il suo l’abbigliamento, la sua abitazione o in generale i luoghi del romanzo, tutto venga descritto con una precisione e un realismo straordinari, nell’episodio in cui la donna si lascia sedurre da Rodolfo Boulanger, anche Flaubert ricorre all’allusione. La nitidezza e la precisione nel descrivere lo stagno presso il quale i due fanno una passeggiata, le ninfee, le rane che saltano, il drappo del mantello di Emma, le foglie per terra, etc., tutto inizia a sfocarsi e a diventare indefinito nella scena della seduzione, di cui viene descritto – appunto, con un’allusione – solo il preambolo:

             “Ella rovesciò all’indietro il suo  bianco collo che si gonfiava per i sospiri e, semisvenuta, fra le lacrime, con un lungo fremito e nascondendosi sotto di lui, gli si abbandonò.”13

       Ancora più avanti, in un romanzo questa volta italiano – Giacinta – che al suo apparire fece scalpore, per la presunta immoralità del tema e delle sue compiacenze erotiche, non si può dire che anche il ‘verista’ Capuana fosse sostanzialmente più ardito. Potranno infatti esservi menzionati “gli atti e le mosse provocanti” o “gli espedienti di tutte le malizie, di tutte le impure attività”14 con cui Giacinta cerca di tenere avvinto a sé Andrea Gerace, ma con buona pace degli scandalizzati critici del tempo (Treves, Panzacchi), al di là di queste pur ardite allusioni, quando si tratta di entrare nel merito, anche Capuana tace.

      Tacerà ancora di più un romaziere come Henry James: nonostante la mole imponente della sua produzione, intrisa di vicende erotiche – vedi, per esempio, i complicati rapporti coniugali e amorosi di The Golden Bowl – come già osservava C. Izzo, “Perfino gli amori, nel James, sembrano prescindere dai corpi, consistere soltanto delle vibrazioni psichiche fra l’amante e l’amata […] Invero, i casi nei quali i personaggi del James si toccano reciprocamente sono rarissimi.”15

      Come già accennato in precedenza, nei primi decenni del XX secolo autori come Lawrence o Joyce paiono segnare un’inversione di tendenza. Si pensi infatti al linguaggio esplicito di quest’ultimo nel monologo interiore di Molly Bloom. Ma la libertà espressiva di Joyce, così come anche quella di un H. Miller continuano a costituire un’eccezione. In tema di rappresentazione erotica, l’atteggiamento tipico di solito mostrato dai romanzieri è quello classico del pudore, della reticenza, del suggerire piuttosto che del descrivere. E’ ciò che accade, giusto per fare un altro esempio, in Gone with the wind di Margaret Mitchell. Nonostante il realismo mostrato nel descrivere l’epopea e i travagli della guerra di secessione americana, quando si tratta di situazioni erotiche, l’autrice ricorre, esattamente come altri suoi più illustri predecessori, alla metafora. Infatti, nella scena in cui Scarlett O’Hara è in pratica violentata dal marito Rhett Butler, esasperato dall’ostinata infatuazione della moglie per il languido Ashley Wilkes, l’amplesso relativo è solo suggerito da queste frasi alquanto indefinite:

            Essi ascendevano, ascendevano nuovamente verso l’ocurità, un’oscurità morbida, vorticosa e avviluppante. Quando si svegliò l’indomani […] arrossì al ricordo […] Oh, c’era veramente da vergognarsi […] Ma, più forte della vergogna, era il ricordo del rapimento, dell’estasi di quel totale abbandono.16


13 G. Flaubert, Madame Bovary, Bibliothèque Charpentier, Paris, 1901, p. 177: “Elle renversa son cou blanc, qui se gonflait d’un soupir et, défaillante, tout en pleurs, avec un long frémissement et se cachant la figure, elle s’abandonna.”

14 L. Capuana, Giacinta (ed. 1879). Milano, 1988, pp. 188, 228-237.

15 Carlo Izzo, La letteratura nord-americana, Milano, 1967, p. 375.

16 Margaret Mitchell, Gone with the wind, London, (1936) 1988, p. 918: “… they were going up, up into the darkness again, a darkness that was soft and swirling and all-enveloping. When she awoke the next morning […] she went crimson at the memory  […] Oh, she should be ashamed […] But, stronger than shame, was the memory of rupture, of the ecstasy of surrender […] “.

8. Continua