Marcello Minenna ha pubblicato un editoriale su Il Sole 24 Ore concentrandosi sulla metamorfosi economica e finanziaria della Russia degli ultimi anni.
Sintesi: la “Cinesizzazione incompleta” della Russia
L’articolo scardina il luogo comune secondo cui la Russia, dopo la rottura con l’Occidente, sia diventata una mera appendice economica della Cina. I dati del 2025 mostrano invece un sistema caratterizzato da una multipolarità forzata e da una resistenza inaspettata del rublo.
Scrive Minenna: ”Per l’Europa emerge un’opportunità strategica. Se l’Unione sviluppasse un’infrastruttura autonoma di regolamento internazionale – capace di operare in euro senza dipendere dai circuiti statunitensi né da quelli cinesi – potrebbe ritagliarsi uno spazio negoziale diverso. Muoversi per primi in un accordo con l’India, fondato su sistemi di pagamento indipendenti e su una cooperazione commerciale strutturata, costituirebbe un contrappeso alla centralità finanziaria americana e alla crescente influenza cinese”.
E, a conforto dea sua tesi, continua: ”Nel 2025 la Cina pesa per circa il 40% del commercio russo, ma lo yuan copre poco più del 35% dei regolamenti: una parte degli scambi con Pechino continua a essere regolata in rubli o in altre valute. Allo stesso modo, l’Occidente conta attorno al 10% sul piano commerciale, ma dollaro ed euro insieme valgono circa il doppio, perché restano strumenti di pagamento anche per paesi non occidentali, dalla Turchia al Medio Oriente”.
1. La nuova geografia commerciale
Il pivot verso Est è innegabile, ma non ha generato una mono-dipendenza da Pechino:
- Cina: Rappresenta oggi il 40% dell’interscambio russo (era il 15% nel 2021).
- India e Occidente: Si dividono circa il 25% del totale.
- Resto del Mondo: Pesa per oltre il 35%, dimostrando che Mosca ha diversificato i propri partner oltre il blocco cinese.
2. Lo scollamento tra commercio e valute
Esiste una discrepanza tra cosa si scambia e come lo si paga, che limita l’egemonia dello Yuan:
- Lo Yuan non domina tutto: nonostante la Cina pesi per il 40% degli scambi, la sua valuta copre solo il 35% dei regolamenti. Molti scambi con Pechino avvengono in rubli o altre divise.
- La resilienza di dollaro ed euro: sebbene l’Occidente pesi solo per il 10% a livello commerciale, le sue valute valgono il 20% dei pagamenti, poiché restano standard in Medio Oriente e Turchia.
- Il primato del rublo: la vera sorpresa è la “sovranizzazione forzata” della moneta russa, passata dal 20% a oltre il 40% dei regolamenti internazionali russi.
3. L’architettura dei pagamenti alternativi
L’esclusione dal circuito SWIFT ha spinto Mosca a creare una rete infrastrutturale frammentata ma funzionale:
- Potenziamento del sistema proprietario SPFS.
- Integrazione con il sistema cinese CIPS e la piattaforma BRICS Pay.
- Possibile futura connessione con il sistema indiano SFMS.
4. L’opportunità strategica per l’Europa
Minenna suggerisce che l’UE non dovrebbe attendere un impossibile ritorno al passato (il mondo pre-2019), ma agire strategicamente nel nuovo assetto multipolare:
- Infrastruttura autonoma: l’Europa dovrebbe creare un sistema di regolamento in Euro indipendente dai circuiti USA (e da quelli cinesi).
- L’asse con l’India: un accordo europeo con l’India sui sistemi di pagamento potrebbe fungere da contrappeso sia a Washington che a Pechino.
- Triangolazione: una cooperazione Europa-India-Russia viene definita più realistica della speranza di una riapertura integrale dell’economia russa dopo il conflitto.
In sintesi: la Russia non è stata “mangiata” dalla Cina. Oltre il 60% del suo interscambio avviene fuori dall’orbita di Pechino, lasciando spazi di manovra geopolitica per chi saprà costruire infrastrutture finanziarie indipendenti.





