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L’Unione Europea e i veleni ungheresi

Goffredo Buccini ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui cerca di fare il ritratto del longevo leader dell’Ungheria.

Ricorda Buccini che ”il 16 giugno 1989, sulla piazza degli Eroi di Budapest, Viktor Orbán tenne un gran discorso da liberale qual era. La Cortina di Ferro si stava sgretolando, ma il regime fantoccio dei sovietici alternava aperture e repressione. Alla commemorazione di Imre Nagy, primo ministro della rivoluzione del 1956 stroncata da Mosca, molti avevano ancora paura a parlar chiaro. Lui no. L’autrice di Tainted Democracy (democrazia corrotta), Zsuzsanna Szelényi, allora sua sodale e oggi sua avversaria, ricorda che quel ragazzo coraggioso diede semplicemente ai russi il preavviso di sfratto dall’Ungheria”.


Tesi centrale

L’evoluzione di Viktor Orbán — da giovane liberale anticomunista a leader autocratico vicino a Vladimir Putin — non è solo una parabola personale, ma anche il risultato degli errori e delle debolezze dell’Unione Europea.


1. La trasformazione di Orbán

  • Nel 1989 Orbán era un simbolo della libertà: chiedeva la fine del comunismo e libere elezioni.
  • Col tempo ha però rinnegato quei valori, costruendo uno “Stato illiberale”:
    • riduzione delle libertà individuali
    • controllo su magistratura e media
    • sistema politico squilibrato
  • Il suo modello è diventato un riferimento per i movimenti sovranisti.

2. Un sistema sempre più autoritario

  • Orbán governa da anni consolidando il potere attraverso:
    • modifiche costituzionali
    • manipolazione del sistema elettorale
    • clientelismo e corruzione
  • L’Ungheria resta formalmente una democrazia, ma senza reali contrappesi (“autocrazia competitiva”).
  • Mantiene forti legami con la Russia e usa il veto in UE per bloccare decisioni strategiche.

3. Le responsabilità dell’Occidente e della UE

L’articolo sottolinea che Orbán è anche “figlio” degli errori europei:

  • Dopo il 2000 (dal Trattato di Nizza), l’allargamento a Est ha imposto:
    • modelli liberali imitativi
    • privatizzazioni spesso opache
    • promesse non pienamente mantenute
  • Questo ha generato:
    • frustrazione sociale
    • nostalgia per il passato (“retrotopia”)
    • terreno fertile per leader autoritari

4. Il rischio politico attuale

Orbán è descritto come una “quinta colonna” interna alla UE:

  • ostacola aiuti all’Ucraina
  • si avvicina a Mosca
  • sfrutta i fondi europei senza rispettarne i valori. Le elezioni sono cruciali, ma il sistema è squilibrato.
  • Le eventuali sanzioni UE (taglio fondi, sospensione voto) sono difficili e forse tardive. Il buon Orban oggi sostiene che «la nazione ungherese non è solo un gruppo di individui, è una comunità che va rafforzata: perciò stiamo costruendo in Ungheria uno Stato illiberale».

5. Conclusione

Il caso ungherese dimostra una contraddizione profonda:

  • l’UE non ha strumenti efficaci per difendere lo Stato di diritto al suo interno
  • un singolo Stato può bloccare decisioni vitali

Il problema quindi non è solo Orbán, ma una costruzione europea incompleta e vulnerabile.

5 aprile 2026