Nei quotidiani europei si avverte un allarme crescente, ma non ancora la convinzione che sia davvero iniziato un nuovo ’68 europeo. La lettura prevalente è piuttosto quella di una inquietudine generazionale che sta assumendo forme diverse nei vari Paesi: scuola e futuro in Francia, casa e autonomia in Spagna, disagio e sfiducia più frammentati in Italia.
Francia: qui l’allarme è concreto
È il caso che più preoccupa la stampa europea. Il movimento, nato a metà settembre nei licei della periferia parigina, è diventato nazionale. Il 6 ottobre il ministero dell’Interno ha contato 266.000 manifestanti, mentre gli organizzatori ne hanno indicati circa 450.000; il movimento coinvolge liceali, universitari, insegnanti, genitori e sindacati.
Le richieste sono molto concrete: classi meno affollate, più insegnanti, sostituzione dei docenti assenti, edifici scolastici dignitosi, revisione di Parcoursup e maggiore uguaglianza nell’accesso all’università. Ma dietro le rivendicazioni scolastiche emerge qualcosa di più profondo: la sensazione di molti giovani di non avere un futuro sufficientemente prevedibile. Il Corriere sottolinea proprio la richiesta di «un po’ di fiducia nel futuro».
Il dato che preoccupa maggiormente è l’intreccio fra protesta sociale e violenza di piazza: centinaia di arresti, feriti e scontri con la polizia. Le Monde osserva che il movimento è molto eterogeneo e che le violenze rischiano di oscurare le rivendicazioni originarie.
E qui compare il paragone con il Maggio 1968. Il Guardian lo utilizza, ma contemporaneamente avverte che le differenze sono enormi: nel 1968 la contestazione aveva una dimensione ideologica e culturale molto più ampia; oggi la protesta nasce soprattutto da scuola, disuguaglianza, servizi pubblici, futuro e rapporto con le istituzioni.
Anche Le Figaro, da una prospettiva politica molto diversa, dedica oggi grande spazio alla questione, parlando di mobilitazione massiccia, scontri e governo sotto pressione.
Interessante anche il titolo di Courrier International, che riprende un’analisi svizzera: «Perché la rabbia dei liceali dovrebbe preoccupare la Francia», arrivando a chiedersi se la Francia sia alla vigilia di un nuovo Maggio ’68.
Spagna: non è una rivolta studentesca, ma una protesta generazionale
In Spagna il fenomeno è diverso. La grande mobilitazione delle ultime settimane riguarda soprattutto la casa.
A Madrid migliaia di persone hanno occupato simbolicamente la Puerta del Sol con oltre 1.200 tende; El País descrive una generazione che lavora e studia ma non riesce a permettersi una casa, con giovani che destinano oltre il 40% dello stipendio all’affitto o ritengono impossibile acquistare un’abitazione nei prossimi dieci anni.
E c’è un elemento politicamente importante: CCOO e UGT, i due grandi sindacati, hanno annunciato l’intenzione di sostenere uno sciopero generale di 24 ore sulla questione abitativa.
Quindi Madrid non sta vivendo un nuovo ’68 studentesco. È piuttosto una crisi dell’accesso alla vita adulta: casa, autonomia, lavoro, prospettive. Ed è significativo che El País colleghi esplicitamente le manifestazioni odierne al precedente del 15-M del 2011.
🇮🇹 Italia: inquietudine sì, esplosione sociale no
L’Italia presenta per ora un quadro molto diverso. Ci sono segnali di mobilitazione: il liceo Cavour di Roma è stato occupato il 6 ottobre e gli studenti dichiarano apertamente di essersi ispirati a quanto sta accadendo in Francia. Le richieste riguardano scuole sicure e dignitose, maggiore libertà di espressione, dialogo con gli studenti e una didattica meno percepita come burocratica e competitiva.
Ma c’è un paradosso interessante che il Corriere mette in evidenza: l’Italia non è necessariamente meno conflittuale degli altri Paesi. Secondo i dati citati da Euronews, nel primo trimestre 2026 si sono registrati 190 scioperi in Italia, contro 105 in Francia e 108 in Spagna. Tuttavia la conflittualità italiana appare frammentata, senza trasformarsi in un grande movimento generazionale riconoscibile.
È probabilmente questa la differenza più significativa.
C’è dunque un «nuovo 1968 europeo»?
La stampa europea non sembra ancora arrivare a questa conclusione. Ma individua alcuni elementi comuni molto interessanti:
| Francia | Spagna | Italia |
| Scuola | Casa | Scuola |
| Insegnanti e strutture | Affitti | Qualità dell’istruzione |
| Disuguaglianze | Impossibilità di emanciparsi | Futuro dei giovani |
| Violenza/polizia | Disagio sociale | Proteste frammentate |
| Crisi della fiducia | Crisi della fiducia | Crisi della fiducia |
Quello che accomuna i tre Paesi è dunque meno un’ideologia comune che una condizione generazionale comune.
È la sensazione che il patto sociale non garantisca più automaticamente ai giovani ciò che garantiva alle generazioni precedenti: una buona istruzione, un lavoro dignitoso, una casa, autonomia e la possibilità di migliorare la propria condizione.
Ed è proprio questo che rende interessante il paragone con il 1968. Non perché oggi i giovani abbiano già elaborato una nuova grande ideologia, ma perché la protesta potrebbe diventare il linguaggio attraverso cui una generazione manifesta una crescente sfiducia nelle istituzioni e nella promessa del futuro.
Il Guardian, significativamente, sostiene che la classe politica dovrebbe ascoltare la voce degli studenti; Le Monde parla di una mobilitazione che ormai va oltre la semplice questione scolastica e diventa un catalizzatore del malcontento nazionale.
La cosa da tenere maggiormente d’occhio
Più del richiamo al «nuovo ’68», c’è un fenomeno europeo più profondo: la convergenza di tre paure — scuola, casa e futuro.
E queste paure stanno producendo proteste prima ancora che movimenti politici organizzati.
La Francia è oggi il laboratorio più avanzato di questo fenomeno. La Spagna mostra la stessa inquietudine sul terreno abitativo. L’Italia sembra ancora in una fase più silenziosa e frammentata. Ma il fatto che gli studenti italiani comincino esplicitamente a guardare alla Francia è un elemento da non sottovalutare.
E c’è un particolare politicamente significativo: in Francia la protesta arriva alla vigilia delle presidenziali del 2027, in Spagna si intreccia con una crisi abitativa sempre più politica e in Italia si avvicina a una stagione elettorale nella quale il tema del futuro dei giovani potrebbe diventare centrale. Questo spiega perché molti giornali europei parlino già di allarme politico, non soltanto di agitazione scolastica.
7 ottobre 2026





