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Esteri

Guerra in Ucraina: se un piano di pace mette in gioco la dignità

Sergio Fabbrini in un editoriale su Il Sole 24 Ore scrive dell’accordo tra Trump e Putin per porre fine al conflitto armato tra Russia ed Ucraina. Analizza il Piano di pace Witkoff-Dmitriev, definendolo una sfida esistenziale per l’Ucraina e una potenziale capitolazione.

Fabbrini premette che ”L’Ucraina è di fronte ad una sfida esistenziale. Il suo governo dovrà dire (entro giovedì prossimo e se Trump non cambia idea sulla proposta) se accetta il Piano di pace Witkoff-Dmitriev che favorisce la Russia a suo danno. È un bene che la diplomazia si sia messa in moto, cercando di fermare una guerra che dura da quasi quattro anni. Per sospendere conflitti simili, la diplomazia è dovuta spesso ricorrere all’ambiguità, lasciando inevase molte risposte sul dopo-conflitto. L’ambiguità è stata necessaria per raggiungere un armistizio tra la Corea del Nord e del Sud nel 1953, per giungere al Trattato di Berlino del 1972 tra la Germania dell’Est e dell’Ovest oppure per firmare il cease-fire tra i ciprioti greci e turchi nell’agosto del 1974. In questi ed altri casi, il negoziato ha lasciato irrisolti problemi cruciali, come la definizione del confine territoriale tra le parti oppure la capacità militare che l’una o l’altra parte era autorizzata a detenere”.

Il cuore dell’analisi è che, a differenza di storici armistizi che ricorsero all’ambiguità per raffreddare i conflitti (come in Corea, Germania e Cipro), il Piano Witkoff-Dmitriev è esplicitamente non ambiguo e assume il punto di vista russo sulle questioni cruciali.

Fabbrini evidenzia due punti principali a sfavore dell’Ucraina:

1. Svuotamento della Sovranità Ucraina

  • NATO: il Piano riconosce la giustificazione russa per l’invasione (la paura di un accerchiamento NATO), imponendo che l’Alleanza non si espanda ulteriormente e che l’Ucraina debba formalizzare nella sua Costituzione l’impegno a non entrare mai nella NATO.
  • Limitazioni militari: vengono vietate truppe NATO in Ucraina e le forze armate ucraine sono limitate a 600.000 soldati.
  • Relazione neo-imperiale: sebbene formalmente riconosciuta, la sovranità ucraina viene svuotata della capacità di decidere il proprio futuro e difendersi, configurando un rapporto di subordinazione neo-imperiale con la Russia. L’autore ribadisce che la Russia teme la democrazia, non la NATO.

2. Riconoscimento delle annessioni Russe

  • Cessione territoriale: in violazione del diritto internazionale, il Piano richiede all’Ucraina di cedere de facto la Crimea e gli oblasts di Luhansk, Donetsk, Kherson e Zaporizhzhya.
  • Riabilitazione russa: il Piano prevede l’integrazione della Russia nell’economia globale, la sospensione delle sanzioni e il suo reingresso nel G8.
  • Ruolo di Trump e assenza dell’Europa: l’iniziativa americana (Trump) è vista come un’occasione per fare business, favorendo la riabilitazione russa a proprio vantaggio ed escludendo completamente l’Europa dal negoziato.

Conclusione

L’articolo conclude che il Patto costituisce una vittoria per la Russia e una capitolazione per l’Ucraina, invertendo le parti tra aggressore e aggredito. Fabbrini supporta l’opinione di Zelensky secondo cui l’Ucraina si trova a decidere se accettare condizioni che ne umiliano la dignità, un’accettazione ingiustificabile dato il coraggio dimostrato sul campo. L’autore esorta infine i leader europei a riconoscere che la crisi ucraina è esistenziale anche per l’Europa.

26 novembre 2025