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Editoriali Politica Primo Piano

Lo spettro di governi instabili

Il prof. Angelo Panebianco ha pubblicato sulle pagine del Corriere della Sera un editoriale in cui affronta il tema della stabilità dei governi e, in particolare, dell’esecutivo a guida Meloni.

Sostiene Panebianco: ”Referendum e conseguenze. La prima conseguenza del referendum sulla giustizia consiste in una conferma: l’assetto istituzionale è intoccabile. A dieci anni di distanza dalla bocciatura della riforma Renzi, l’esito del referendum sulla giustizia è una sentenza definitiva. Nessuno si azzarderà più, per chissà quanto tempo, a tentare di mettere mano alla Costituzione. Con una sola possibile eccezione: plausibilmente, continueranno a incontrare il favore popolare le riforme costituzionali di impronta anti-politica, quelle che servono a ridurre gli spazi di manovra della politica (come la riforma del 1993 dell’immunità parlamentare o la riduzione del numero di deputati e senatori). La seconda conseguenza è che, molto probabilmente, le prossime elezioni porranno termine alla «anomalia» del governo di legislatura: un solo governo, un solo premier, una sola maggioranza parlamentare, per tutta la durata di una legislatura. Dopo la parentesi Meloni si tornerà, probabilmente, alla normalità italiana, ossia al trasformismo parlamentare. Nella legislatura precedente all’attuale ci furono tre diversi governi con tre diverse maggioranze. Ci sono sia ragioni politiche che ragioni costituzionali che fanno ipotizzare un simile esito. Le ragioni politiche hanno a che fare con il fatto che l’indebolimento, a questo punto forse inevitabile, del governo Meloni non significa automaticamente che la vittoria sia a portata di mano della coalizione di sinistra”.


Il referendum sulla giustizia conferma un dato ormai evidente: l’assetto istituzionale italiano è di fatto intoccabile. Dopo il fallimento della riforma costituzionale promossa da Matteo Renzi, difficilmente si tenteranno nuove modifiche alla Costituzione, salvo interventi “anti-politici” che limitano il potere della classe politica.
La seconda conseguenza riguarda la fine probabile dei governi stabili di legislatura. Dopo l’esperienza del governo guidato da Giorgia Meloni, l’Italia potrebbe tornare alla sua tradizione di instabilità e trasformismo parlamentare, con più governi e maggioranze nella stessa legislatura.
Questo scenario è favorito da due fattori:
• Politico: nessuna coalizione appare abbastanza forte da vincere nettamente (anche la sinistra resta frenata da diffidenze, specie del ceto medio).
• Istituzionale: il bicameralismo paritario rende difficile ottenere una maggioranza coerente in entrambe le Camere, aumentando il rischio di “pareggio” e quindi di governi deboli e mutevoli.
In caso di stallo, i governi nascerebbero da accordi parlamentari instabili, con durata breve e continui cambi di maggioranza.
Il punto critico, però, è il contesto internazionale: in una fase segnata da crisi e tensioni globali, l’instabilità politica diventa un rischio serio. Panebianco osserva che il governo Meloni ha goduto di credibilità internazionale proprio grazie alla sua stabilità interna, nonostante risultati limitati sul piano economico.
Al contrario, un governo debole perde autorevolezza: l’esempio citato è quello di Emmanuel Macron, la cui influenza è diminuita senza una solida maggioranza parlamentare.
In conclusione, anche se l’instabilità è storicamente tipica dell’Italia e oggi diffusa in Europa, non è ciò di cui il Paese ha bisogno in una fase globale così turbolenta. Tuttavia, solo una futura situazione di necessità potrebbe spingere la politica a cercare nuove riforme per rafforzare la democrazia.

31 marzo 2026