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Ora l’esigenza è di arrivare a una riforma condivisa

Massimo Franco ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo nel quale sostiene che la riforma elettorale non è necessariamente la priorità più urgente, e che l’argomento del governo — evitare il rischio di “pareggio” — è discutibile, anche perché l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni governa già con l’attuale sistema e ha avuto più problemi interni che dall’opposizione.

Afferma Franco: “La sconfitta nel referendum sulla Giustizia rende problematico quello che prima appariva un percorso quasi scontato, nella previsione di una vittoria dei Sì. Su questo sfondo modificatosi a sorpresa, l’esigenza di una riforma condivisa si presenta più forte di prima. Sia perché manca un anno alla fine della legislatura, e questo complica la decisione di una modifica unilaterale in extremis; sia perché le opposizioni ritengono di avere vinto il referendum, e vogliono costringere il governo al negoziato. Le accuse a Palazzo Chigi di tentare di nuovo «una forzatura», di cercare di imporre un testo blindato dalla maggioranza, come sulla giustizia, nascono da qui. In apparenza rendono”

La sconfitta al referendum sulla giustizia cambia però il quadro politico: rende più difficile per il governo procedere da solo e rafforza l’idea che serva una riforma condivisa con le opposizioni. Questo per due motivi:

  • manca poco alla fine della legislatura, quindi una riforma imposta sarebbe politicamente rischiosa;
  • le opposizioni si sentono rafforzate e vogliono costringere il governo a trattare.

Tuttavia, il problema principale per Meloni non è solo l’opposizione, ma le divisioni nella stessa maggioranza. In particolare:

  • la Lega di Matteo Salvini teme di perdere seggi abolendo i collegi uninominali;
  • Antonio Tajani e altri alleati sono diffidenti verso riforme che rafforzerebbero ulteriormente Fratelli d’Italia.

Restano inoltre nodi tecnici e delicati, come:

  • l’ipotesi di introdurre le preferenze;
  • il rischio di incostituzionalità di un premio di maggioranza troppo ampio (oltre il 40%);
  • il fatto che il Parlamento eletto con la nuova legge eleggerà il successore di Sergio Mattarella, aumentando la posta in gioco.

Le opposizioni accusano il governo di voler cambiare le regole per timore di perdere, ma non è detto che il loro rifiuto sia compatto né che il governo sia indisponibile al compromesso.

Conclusione: il referendum rappresenta un monito contro le forzature. Se si farà una riforma elettorale, dovrà nascere da un accordo ampio, evitando scelte unilaterali e autoreferenziali.

31 marzo 2026