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Editoriali

Il consenso e i passi falsi

Aldo Cazzullo ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera in cui tratta del referendum e, in modo particolare, si sofferma sulla significatuva, e non attesa, partecipazione alle votazioni dellas componente giovanile dell’elettorato italiano.

Sostiene Cazzullo che ”non è vero che gli italiani siano sempre contrari a qualsiasi cambiamento della Costituzione. Sono contrari a quelli imposti da una maggioranza di governo, provvisoria come ogni maggioranza. Una Costituzione che fu scritta insieme da acerrimi nemici può essere cambiata solo con un consenso ampio, in Parlamento e nel Paese. Non con un plebiscito; con un accordo. Pensare che adesso si possa e si debba andare avanti come prima, quindi a testa bassa con il premierato e con la nuova legge elettorale (che è una legge ordinaria ma impatta sul funzionamento della democrazia), significherebbe non aver compreso la lezione. Non a caso siamo l’unica democrazia al mondo che cambia sistema elettorale a seconda della convenienza della maggioranza del momento, destra o sinistra poco importa. Come non capire che solo un’intesa larga potrà salvare la riforma alla tornata successiva? Inoltre, cancellare i collegi uninominali significherebbe non rispettare il referendum del 1993: votò il 77% degli italiani, e l’82,7% si espresse per il maggioritario”.


Tesi principale

I referendum vengono spesso persi dai governi perché diventano un voto politico generale, non tecnico. Le grandi riforme, soprattutto costituzionali, non possono essere approvate da una sola maggioranza: serve un consenso largo.


Perchè i governi perdono i referendum

  • Anche leader forti (come Charles de Gaulle o Matteo Renzi) li hanno persi.
  • Il referendum si trasforma in uno sfogo del malcontento popolare.
  • Il “No” unisce elettori diversi e trasversali.

Il caso italiano attuale

  • Giorgia Meloni ha sottovalutato il rischio politico del referendum.
  • Errori recenti e polemiche interne al governo hanno indebolito il consenso.
  • Il risultato segnala una difficoltà politica più ampia, non solo tecnica.

Lezione sulle riforme

  • Gli italiani non rifiutano i cambiamenti in sé.
  • Rifiutano riforme imposte da una maggioranza “di parte”.
  • La Costituzione si cambia solo con accordi ampi, non con forzature o plebisciti.

Critiche al governo

  • Buona tenuta su politica estera e ordine pubblico.
  • Ma:
    • classe dirigente non sempre adeguata
    • economia senza svolta decisiva
    • scelte simboliche più che strutturali
    • scarso dialogo con i giovani

Avvertimento a opposizione e magistratura

  • Non devono leggere il “No” come una propria vittoria.
  • La giustizia resta un problema reale.
  • È facile unire contro qualcosa, più difficile costruire consenso “per” qualcosa.

Prospettive politiche

  • La destra non è finita: ha voti potenziali non espressi.
  • Il centrosinistra rischia se punta su aumenti fiscali.
  • Il vero terreno decisivo sarà economia e tasse.

Il nodo centrale: i giovani

  • Sono tornati protagonisti.
  • L’Italia ha problemi strutturali:
    • bassi salari
    • fuga dei talenti
    • pochi figli
  • Chi saprà dare risposte concrete ai giovani vincerà le prossime elezioni.

Conclusione

Il referendum è un segnale politico forte: senza consenso ampio e senza risposte reali (soprattutto ai giovani), nessuna riforma o governo può reggere nel lungo periodo.

25 marzo 2026