Carlo Verdelli ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui affronta il tema della consultazione referendaria che non avrà effetti sul governo ma si continua a trattarlo come un test politico. Alzare i toni, abbassare i toni. Su le mani, giù le mani. Lotta nel fango no, lotta nel fango sì ma solo perché sono gli altri che la vogliono.
Sostiene Verdelli: ”Lo spettacolo estenuante di questa vigilia di voto legittima l’allarme lanciato sul Corriere da Walter Veltroni: una politica dell’olio bollente contro i rivali non accende il desiderio di partecipazione popolare. Non solo si spengono eventuali ritorni di passioni civili ma sembra che si lavori alacremente per il contrario, visti i tassi crescenti di astensione dalle urne, cioè di rinuncia al principale strumento di democrazia di cui ciascuno dispone: il voto. E questa volta, per il cittadino elettore, il voto ha una sacralità supplementare”.
E aggiunge: ”Al centro delle polemiche non ci sono dunque due concezioni opposte del concetto di Giustizia, quanto piuttosto degli equilibri istituzionali. Da una parte, la decisione di un potere (l’esecutivo) di intaccare l’autonomia di un altro (il giudiziario), correggendone i meccanismi di funzionamento; dall’altra l’opposizione a questo disegno da parte di chi ritiene che per la Carta questi poteri siano equivalenti e tali debbano restare, pena lo sbilanciamento del nostro sistema”.
Il clima politico: lo scontro e l’astensione
Verdelli descrive una vigilia elettorale caratterizzata da una “politica dell’olio bollente”, dove lo scontro verbale è violento e i toni sono esasperati. Nonostante il richiamo del Presidente Mattarella al rispetto delle istituzioni, il conflitto tra governo e magistratura rimane acceso. Questo clima, secondo l’autore, non fa che alimentare l’astensionismo, allontanando i cittadini che percepiscono la politica come una “rissa fuori da un bar”.
La natura del referendum: giustizia o magistratura?
L’articolo analizza il contenuto del voto (fissato per il 22-23 marzo):
- Cosa non è: non è una riforma che velocizzerà i processi o li renderà più equi per i cittadini.
- Cos’è: è una riforma che incide sull’architettura interna della Magistratura (separazione delle carriere, sdoppiamento del CSM, sorteggio dei membri). Il vero nodo non è l’efficienza del sistema, ma l’equilibrio dei poteri: il tentativo dell’Esecutivo di limitare l’autonomia del Giudiziario.
Il paradosso del “test politico”
Sebbene Giorgia Meloni abbia dichiarato che l’esito non avrà effetti sulla tenuta del governo (escludendo dimissioni in caso di sconfitta, a differenza di quanto fece Renzi nel 2016), la consultazione viene trattata come un test di gradimento. Verdelli suggerisce che la maggioranza stia usando lo scontro con i giudici come un “grande ombrello” per giustificare promesse non mantenute (immigrazione, Albania, infrastrutture), incolpando la magistratura “politicizzata” di ostacolare la volontà popolare.
Il rischio: un referendum sul premierato “mascherato”
In conclusione, l’autore avverte che dietro il voto tecnico si nasconde una posta in gioco più alta: il tentativo della politica di recuperare un “primato costituzionale” (citando il ministro Nordio) che attualmente non le appartiene. Il rischio è che la scheda elettorale diventi un voto implicito sul Premierato, trasformando radicalmente la natura della nostra Repubblica.
23 febbraio 2026





