Gira nella rete un messaggio, ignoriamo se da parte dei sostenitori del Sì e di quelli del No. Ebbene, interpellata l’intelligenza artificiale di ChatGPT, sembra che non sia proprio così. Ossia non risponde al vero. Se gli elettori si informano sui social siamo fritti! Ecco, per fare un parallelo con la Francia, l’Ai ci suggerisce:
Francia
In Francia non esiste alcun quorum di partecipazione per le elezioni presidenziali.
Il risultato è valido qualunque sia l’affluenza, anche se votasse una minoranza degli aventi diritto.
- Le presidenziali francesi si svolgono con suffragio universale diretto a doppio turno.
- Vince chi ottiene la maggioranza dei voti validi (al primo turno o, più spesso, al ballottaggio).
- L’astensione può essere politicamente significativa, ma non ha effetti giuridici sull’annullamento del voto.
L’idea del “60% minimo” è una leggenda metropolitana, probabilmente confusa con:
- vecchi quorum previsti in altri ordinamenti per referendum;
- oppure con soglie discusse solo a livello accademico o politico, mai adottate.
Italia
In Italia la situazione è simile per le elezioni politiche:
- Nessun quorum di partecipazione per elezioni di Camera, Senato, regionali o comunali.
- Anche se vota meno del 50% degli aventi diritto, il risultato è pienamente valido.
- L’unica consultazione con quorum è il referendum abrogativo (serve il 50% + 1 degli aventi diritto).
Negli ultimi anni l’affluenza:
- È scesa sotto il 50% alle politiche del 2022, ed è ancora scesa più in basso in molte elezioni locali ed europee.
Questione politica (non giuridica)
Sia in Francia sia in Italia:
- la legittimità legale dei governi non è in discussione;
- ma cresce il problema della legittimazione democratica sostanziale: governi scelti da una minoranza reale del corpo elettorale.
È per questo che, periodicamente, si riapre il dibattito su: voto obbligatorio, incentivi alla partecipazione, o soglie minime di validità — finora mai introdotte per le elezioni.
23 febbraio 2026
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