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I farmaci, crescono i costi

Milena Gabanelli e Simona Ravizza pubblicano un articolo sul Corriere della Sera sulla spesa farmaceutica italiana, che evidenzia come le recenti riforme stiano gravando sulle casse dello Stato.

Scrivono Gabanelli e Ravizza: ”La Sanità è sottofinanziata, ma il governo ha trovato il modo di mandare la spesa per i farmaci fuori controllo. Nei primi 9 mesi del 2025 abbiamo speso 18,42 miliardi di euro, superando di 2,85 miliardi il limite fissato. Gli addetti ai lavori la spiegano così: è colpa dei nuovi farmaci costosi e dell’invecchiamento della popolazione, un problema comune ad altri Paesi con un sistema sanitario pubblico. Ma siamo sicuri che lo Stato stia spendendo i nostri soldi con la dovuta attenzione? Perché se si spende male da una parte, mancano poi risorse dall’altra. Una quota rilevante della spesa pubblica per la salute è proprio destinata ai farmaci: il 15,3% del Fondo sanitario nazionale. È quindi cruciale analizzare le decisioni di chi governa questo settore. Ad avere la delega al servizio farmaceutico è il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, figura di spicco di Fratelli d’italia e farmacista. Vediamo cosa sta succedendo”.


Il problema: spesa fuori controllo

Nonostante il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) sia sottofinanziato, la spesa farmaceutica è esplosa: nei primi 9 mesi del 2025 ha raggiunto 18,42 miliardi di euro, superando il tetto fissato di quasi 3 miliardi.

Sebbene l’invecchiamento della popolazione e i nuovi farmaci costosi pesino sul bilancio, l’articolo punta il dito contro le riforme del sottosegretario Marcello Gemmato (Lega), farmacista, che avrebbero favorito industria e intermediari a scapito dello Stato.


I due pilastri della riforma

1. Il nuovo sistema di remunerazione (fascia A)

Da marzo 2024 è cambiato il modo in cui lo Stato paga le farmacie per i farmaci di base:

  • Prima: la farmacia tratteneva circa il 30% del prezzo.
  • Ora: la farmacia riceve il 6% del prezzo più una quota fissa (da 0,55 a 2,50 euro).
  • L’effetto: questo sistema premia i farmaci a basso costo (quelli più venduti). Ad esempio, su un antinfiammatorio da 1,41 €, il guadagno della farmacia è salito dell’86%, con un aumento di costo per lo Stato del 31%.
  • Risultato: in soli 9 mesi, lo Stato ha speso 194 milioni di euro in più a parità di consumi.

2. Il cambio del canale di distribuzione

Molti farmaci (come gli antidiabetici “gliflozine”) non sono più acquistati dalle Regioni tramite gare pubbliche e distribuiti negli ospedali, ma vengono gestiti direttamente dalle farmacie tramite l’AIFA.

  • Il paradosso delle Gliflozine: nonostante gli sconti ottenuti da AIFA, l’ingresso dei grossisti nella filiera e i nuovi margini portano a una perdita per lo Stato di 70,6 milioni di euro solo per questa categoria di farmaci.
  • Il regalo all’industria: Le aziende recuperano milioni che prima dovevano restituire allo Stato tramite il meccanismo del payback.

Il bilancio finale: chi vince e chi perde

L’articolo conclude che la riforma genera un costo aggiuntivo di circa 270 milioni di euro l’anno, che vengono sottratti ad altre voci della sanità (come la riduzione delle liste d’attesa).

SoggettoImpatto
CittadiniNessun vantaggio reale (potevano già ritirare i farmaci sotto casa).
Farmacie e grossistiAumento dei margini, specialmente sui farmaci di largo consumo.
IndustriaGuadagni extra stimati in circa 38 milioni l’anno.
Stato (SSN)Perdita di 270 milioni di euro l’anno.

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Il silenzio delle istituzioni

Nonostante le dichiarazioni ufficiali di risparmio da parte di Gemmato e dell’AIFA, l’inchiesta sottolinea il silenzio delle autorità di controllo: la Commissione scientifica ed economica del farmaco e il Ministero dell’Economia (MEF) non hanno sollevato obiezioni sull’impatto finanziario di queste norme.

23 febbraio 2026