di Patrizia Lazzarin

L’uscita in queste settimane in Italia, sugli scaffali delle librerie, del memoir di Virginia Roberts Giuffre, edito da Bompiani, fa nuovamente luce su una storia che negli ultimi anni ha portato alla ribalta lo sfruttamento di decine e decine di ragazze minorenni, vittime di abusi sessuali. È una vicenda dolorosa che ha visto l’autrice combattere dure battaglie legali in prima persona e, assieme alle “sorelle” che hanno vissuto la stessa esperienza, perché sia resa giustizia e con il desiderio che tali crimini possano in futuro non ripetersi.
Come sappiamo, Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell sono stati incriminati. Il primo è finito definitivamente in carcere nel luglio del 2019 e dopo poco si è suicidato impedendo lo svolgimento del processo, la seconda è stata condannata nel 2022, all’età di sessant’anni, a vent’anni di carcere per atti sessuali illegali, tratta di minori allo stesso scopo e traffico sessuale di minore.
Il libro si compone di più di quattrocento pagine, la cui seconda metà è per la maggior parte dedicata a raccontare tutte le vicende delle battaglie legali combattute perché venisse fatta luce su questo commercio di schiave umane che ad una mente umana onesta appare incomprensibile.
Il racconto ci fa conoscere una giovane Virginia che subisce, secondo il suo racconto suffragato anche da altre testimonianze, violenza dall’amico del padre e dallo stesso genitore all’età di sette anni. Quest’ultimo fatto mai confermato dallo stesso che, nella narrazione appare come una persona ambigua: un mostro come diranno i suoi fratelli quando lo scopriranno dalle parole di Virginia. Esso riveste un ruolo chiave fra le cause della sua sofferenza.
A diciassette anni la ragazza viene adescata da Maxwell con il pretesto di insegnarle a fare dei massaggi. Ma già al primo appuntamento verrà violentata da Epstein nella sua villa lussuosa. Sarà manipolata e convinta “con naturalezza”, ma anche con la violenza ad avere rapporti sessuali non solo con i suoi primi adescatori, ma anche con altri facoltosi uomini a cui Epstein la vendeva per ottenere favori ed eventualmente poterli ricattare, al bisogno.
Scopriamo la ricchezza di individui come Epstein nelle sue case di New York, o nelle isole caraibiche, a Parigi … sul bordo di piscine, in party, durante festini, dove spingevano giovanissime a girare nude e poi … Tonnellate di materiale pornografico, se si contano le foto di ragazze senza vestiti appese ai muri e in ripostigli, articoli per il divertimento erotico, oggetti per sadomasochisti. Essi raccontano la sofferenza provocata da chi ha abusato della vulnerabilità per il proprio egoistico piacere.

Fra loro ci sono accademici, bancari e addirittura principi fra gli ”acquirenti” di questi giovani corpi. Nota è la vicenda dell’ex principe Andrea letta su tanti tabloid e sentita nei telegiornali. Ma la violenza sessuale e gli abusi su bambine e donne non è un fenomeno legato solo a Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell, ribadisce l’autrice, che ha scritto il libro a quattro mani con Amy Wallace che ha poi redatto la prefazione, illuminante anche per altre questioni.
Cita la scrittrice, a questo proposito, la vicenda del produttore cinematografico statunitense Harvey Weinstein, la cui caduta ha dato il via a numerose accuse nel movimento #MeToo, portando a indagini, al licenziamento dalla sua azienda e alla sua condanna penale nel 2023 per stupro e aggressione sessuale.
Delle vicende di vita e, in particolare legali che riguardano Virginia Roberts ed altre minorenni, i nomi di molti altri colpevoli non sono stati resi pubblici perché trattasi di persone potenti che con le loro minacce le hanno fatto temere per la vita dei tre figli e del marito.
Lo scrive nella parte finale della sua autobiografia dove allude ad essi, ma sperando tuttavia di poterlo fare in futuro. Un futuro negato perché ha deciso di porre fine alla sua vita con il suicidio nell’aprile del 2025. Il suo libro uscito negli Stati Uniti, ad ottobre, rispecchia il suo desiderio di far conoscere quanto accaduto a lei e a molte altre ragazze minorenni per impedire che altre giovani donne vivano esperienze così fortemente traumatiche.
Nobody’s Girl, la mia storia di sopravvivenza in nome della giustizia, vuole essere un’ancora di salvezza. Virginia Giuffre, nata nel 1983 e morta nell’aprile di quest’anno, a quarantadue anni, è stata un’attivista, una guerriera.
Ha fondato l’organizzazione no profit – Speak Out, Act, Reclaim, (SOAR) che è finalizzata ad accendere i riflettori sulla questione del traffico sessuale e mettere le sopravvissute nelle condizioni di agire. Fra le ultime pagine ci sono indicazioni e numeri per chiedere e ricevere aiuto.
Una storia che in questi giorni di feste natalizie stringe il cuore per la brutalità dei fatti contenuti, ma che vale la pena di continuare a leggere fino alla fine, come l’attivista ci ha invitato a fare.





