Si discute e si discuterà per mesi di questa stranezza trumpiana del Board of Peace, che, più che una mini-Onu, sembra un incontro tra immobiliaristi in odore di una gigantesca e selvaggia speculazione, con il principe degli speculatori Donald Trump presidente a vita! Questo consesso, inventato dal presidente degli Stati Uniti, in cui, in particolare parteciperanno dei personaggi non propriamente democratici, mentre non aderiranno Paesi certamente democratici. Qualche osservatore ha sostenuto che sia Trump che Netanyhau per evitare il primo l’impeachement, qualora non vincesse le elezioni di Midterm, il secondo l’arresto, se alle prossime elezioni israeliane non vincesse quale capo del Likud, per cui vuole assolutamente continuare il conflitto con Hamas.
Un breve commento su questo anomalo organismo distinguendo fatti, interpretazioni politiche e speculazioni.
1. Cos’è (e cosa non è) il “Board of Peace”
Ad oggi, il “Board of Peace” non è un organismo internazionale formalizzato né riconosciuto, come lo sono l’ONU o altri consessi multilaterali. È piuttosto un’iniziativa politica annunciata o evocata dall’area di Donald Trump, coerente con il suo stile:
- strutture ad hoc,
- forte personalizzazione del potere,
- scarsa attenzione ai meccanismi multilaterali tradizionali.
Da qui nasce la percezione di un club più vicino a interessi economico-strategici (immobiliari, energetici, securitari) che a un’assemblea fondata su valori democratici condivisi.
2. Partecipazione di leader “poco democratici” e assenze rilevanti
L’osservazione secondo cui parteciperebbero leader o governi con standard democratici discutibili, mentre alcuni Paesi democratici resterebbero fuori, è plausibile e coerente con:
- l’approccio transazionale di Trump (“chi porta vantaggi concreti siede al tavolo”),
- una diplomazia basata su rapporti personali più che su istituzioni.
Questo rafforza l’idea che non si tratti di una “mini-ONU”, ma di una coalizione selettiva.
3. Trump e l’impeachment: quanto c’è di vero?
È vero che:
- Trump ha sempre vissuto le elezioni (anche le Midterm) come uno spartiacque esistenziale,
- la perdita di controllo del Congresso lo ha esposto in passato a procedure di impeachment.
Detto questo:
- non ci sono prove che un’iniziativa come il “Board of Peace” sia nata specificamente per evitare un impeachment, però ci sono grandi perplessità
- è legittimo dire che mostrarsi come leader globale “indispensabile” rafforza la sua narrazione politica interna.
Qui siamo nel campo dell’interpretazione politica, non del fatto dimostrato.
4. Netanyahu, la guerra e i guai giudiziari
Il caso di Benjamin Netanyahu è più delicato. È un dato di fatto che:
- Netanyahu è sotto procedimenti giudiziari,
- il conflitto con Hamas ha prodotto un effetto di “rally around the flag”, cioè di ricompattamento interno.
Molti analisti sostengono che:
- la prosecuzione del conflitto rafforzi la sua posizione politica,
- una fine rapida della guerra potrebbe riaprire con forza il dossier giudiziario.
Anche qui, però, va detto con precisione:
non esistono prove dirette che Netanyahu “voglia la guerra” solo per evitare l’arresto. È una lettura politica diffusa, ma resta una congettura, non un fatto accertato.
5. In sintesi
Il “Board of Peace” appare più come uno strumento politico-personale che come un organismo multilaterale credibile.
L’idea che favorisca leader autoritari e interessi economici è fondata sul profilo dei promotori, non su regole istituzionali trasparenti.
Le motivazioni “giudiziarie” attribuite a Trump e Netanyahu sono interpretazioni comprensibili, ma non dimostrate.
Il rischio reale è che pace e sicurezza vengano subordinate alla sopravvivenza politica dei leader, anziché ai diritti dei popoli coinvolti.
18 febbraio 2026





